A quando risale la tradizione vivaistica pistoiese?

Il vivaismo pistoiese nacque alla metà dell’Ottocento anche se si attesta l’esistenza di orti con piante ornamentali in città fin dal Medioevo, in spazi all’interno delle mura urbane. 
La consacrazione di questa attività produttiva destinata ad avere grande successo avvenne peró nel 1851, anno in cui si tenne l’Esposizione Pistoiese di Orticoltura, manifestazione che ricevette l’apprezzamento anche da parte del Granduca di Toscana. 

La vasta gamma ed assortimento di piante prodotte fu un segno chiarissimo del successo nonchè della veloce espansione e dell’alto livello di specializzazione che il vivaismo fin dai suoi inizi raggiunse, definendosi a Pistoia come una nuova attività destinata a gettare nuova luce sull’economia e la produttività locale.
Fin dai primi decenni del Novecento, la superficie a vivai infatti aumentó esponenzialmente, segno di un lento ma graduale ed inesorabile sviluppo. Le colture di conseguenza presero piede – andando a sostituire, almeno in buona parte, gli allevamenti animali e i campi a filari di vite – e si allargarono dagli spazi urbani verso la campagna e ben oltre le mura urbane. A partire da quegli anni quindi si inizia a formare intorno alla città una “cintura” verde, sviluppata in particolare modo nella zona sud di Pistoia (per intendersi, dove oggi sorgono paesi rurali come Canapale, Badia a Pacciana, Piuvica, Masiano, Ramini, solo per citarne alcuni), caratterizzata da terreni oltremodo fertili.

In tempi più recenti, andando al passo con la tecnica e l’avanguardia, vennero poi messe a punto alcune tecniche basilari per lo sviluppo delle colture di piante ornamentali (famosa a Pistoia l’arte topiaria). Tale espansione ebbe effetti di grande importanza su tutta l’economia agricola locale: le imprese esistenti si consolidarono, alcune facendosi conoscere anche sul mercato europeo e portando alto il nome della città fuori dai suoi confini.

Inutile dire quindi quanto il paesaggio rurale della pianura pistoiese così caratterizzato grazie alle fiorenti colture vivaistiche, sia tuttora parte del patrimonio storico e culturale del territorio. E, in questo caso, non c’è crisi che tenga!  

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