Corilla Olimpica

Corilla Olimpica, nome arcadico della poetessa Maddalena Morelli, nacque a Pistoia. Aveva genitori poveri: il padre era primo violinista della Cattedrale, lavoro che esercitò su di lei sempre un grande fascino. Fin da giovanissima veniva attratta dai versi che risuonavano in casa; é allora probabilmente per questa influenza e predisposizione che, ancora giovinetta, riusciva ad improvvisare in versi con notevole scioltezza. Per questa sua virtù – e anche per il suo aspetto molto grazioso – venne presa in grazia da un certo cavalier Baldinotti, uomo di lettere e componente della Pistoia “bene” del tempo, che la introdusse in rinomati salotti letterari, prima a Napoli e poi a Roma. Una volta a Roma divenne l’attrazione di un famoso salotto letterario, quello della marchesa Rospigliosi Pallavicini; in quell’occasione ebbe modo di farsi un nome e fu accolta come “pastorella” nell’Arcadia con il nome di Corilla Olimpica (fu l’unica donna ad essere incoronata con l’alloro poetico in Campidoglio). Ma sempre a Roma ebbe la fortuna di trovare un importante protettore: il cardinale Albani; questo avvicinamento all’ambiente ecclesiastico però si dimostrò essere un’arma a doppio taglio: nel 1760 Corilla venne infatti cacciata dalla città per precisa disposizione dei Gesuiti, che al tempo rappresentavano il partito dei “conservatori” e volevano riportare la Chiesa ad un rigore di costumi da tempo abbandonato. A quel punto già famosa Corilla iniziò a viaggiare, mietendo successi anche fuori dai confini nazionali: oltre che a Venezia, Modena, Bologna, fu anche a Innsbruck, a Vienna e a San Pietroburgo, alla corte di Caterina II. Dopo questo lungo peregrinare, si stabilì a Firenze dove trovo un protettore nel giovane marchese Lorenzo Ginori; quando arrivò Pietro Leopoldo – del quale aveva cantato le nozze con Luisa di Borbone – fu nominata poetessa granducale e mise su un rinomato salotto nel suo appartamento di Via della Forca, con vista sul Duomo, dove ricevette anche Mozart e dove passò l’ultimo periodo della sua vita, dopo un breve ritorno a Roma. Prima di morire la poetessa aveva donato in voto la corona di allora ricevuta in Campidoglio alla basilica della Madonna dell’Umiltà, dove ancora oggi viene conservata. Protagonista dell’improvvisazione poetica nelle più importanti corti europee, donna dal temperamento indipendente e di grande fascino, ebbe l’omaggio di autorevoli personalità del suo tempo ma, al contempo, subì anche critiche per il suo comportamento disinvolto e anticonformista.

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