Costruire una grattugia con materiali di riciclo

Grattugia costruita con un pezzo di grondaia in lamiera inchiodato a una tavola di legno. I fori a punta rilevata, per poter grattugiare, sono stati fatti con un chiodo. Potrebbe sembrare un’opera unica, ma in realtà il pezzo, realizzato con lo stesso sistema, si ritrova in molte case contadine dove veniva usato per grattare il pane raffermo e il formaggio. Si può pensare che a usarla, soprattutto per il parmigiano reggiano, fosse il capoccia che nella famiglia mezzadrile aveva il potere di fare le parti del cibo.

La grattugia non è molto diversa nella forma da quella standard che troviamo ancora oggi in commercio. Quando l’oggetto raggiunge un equilibrio ottimale tra forma e funzione il suo disegno regge a lungo nel tempo. Un caso esemplare è, a questo proposito, quello dell’accetta. Un esemplare del neolitico è nella forma sostanzialmente identico a uno contemporaneo. Ugualmente si può dire del cucchiaio. Per quanto un design possa ridisegnarlo, come sottolinea Umberto Eco, il cucchiaio rimarrà sempre tale. Il successo di un oggetto dipende quindi dalla sua funzionalità e di come il design la interpreta.

A chi gli chiedeva quale fosse l’oggetto di design più bello, Alberto Munari diceva lo spicchio dell’arancia, con quel profilo di una mezzaluna e aderente perfettamente alla fessura delle labbra.

La grattugia si è rivelata, invece, un oggetto riprogettabile. Richard Sapper ha ideato per Alessi una grattugia conica che “consente, grazie alla eccezionale corsa offerta dal lungo corpo troncoconico, di produrre con una sola passata la quantità di formaggio necessaria per ogni singolo piatto”.

Claudio Rosati

 

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