Favignana

Ovvio che chi visita Favignana, gioiello delle Egadi e della Sicilia tutta, ricerca in primo luogo un mare cristallino, calette e scogli su cui prendere il sole, un paesaggio di macchia mediterranea in cui perdersi e un fondale pieno di occhiate, saraghi e ricci marini da indagare. Tutto questo in effetti c’è nella bella isola di 19 km² in provincia di Trapani, regina dell’arcipelago poiché di gran lunga più estesa rispetto alle due consorelle: Marettimo e Levanzo.

Sull’isola sono accontentati gli amanti di ogni genere di costa: celebre per la sua sabbia morbida e per l’acqua dai tratti caraibici è Cala Azzurra, mentre un’altra spiaggia particolarmente degna di nota è quella di Lido Burrone. Gli amanti dello scoglio non possono invece perdersi tutto il tratto di costa a sud-est dell’isola, che va da Bue Marino a Cala Rossa. Consigliamo anche una passeggiata lungo questo tratto di costa: camminando d’estate in un viottolo sterrato, in mezzo agli arbusti e alle erbe di campagna, con l’immensa distesa del mare da un lato e i resti delle antiche cave di tufo o di piccole cappelle dimenticate dall’altro, sembrerà di tornare in un altro tempo, immobile e antico.

Chi ama lo sport, però, potrà trovare modi ancora più intensi per praticarlo: dai giri in bicicletta per tutta l’isola, al trekking fin sul colle più alto di Favignana. Lì si trova il castello di Santa Caterina, ormai in stato d’abbandono, ma dai cui 314 metri d’altezza si può godere un meraviglioso panorama. I più pigri, infine, potranno noleggiare delle auto (in genere risalenti a tempi remoti!) per girare tutta l’isola in pochissimo tempo: assediati dal mare, da una vegetazione assolata e da asinelli, cavalli o gatti randagi, potranno andare rapidamente dal Faraglione a Cala Rotonda fino ad arrivare al porto di Favignana. Qui è d’obbligo recare onore alla buonissima cucina del luogo: che si faccia assaggiando un meraviglioso arancino o una granita oppure cenando a suon di Busiate al pesto, sarde a becca fico o polpettine di tonno, l’importante è godersi l’insuperabile gastronomia siciliana.

La stessa città di Favignana merita infine attenzione. Girando per le straduzze vive del centro noteremo subito che un nome, anzi, un cognome, ritorna continuamente: Florio.

Vicino al porto sorge infatti l’ottocentesca Villa Florio, e dall’altro lato del porto si stagliano le ex tonnare Florio, ricordo di un’antica e affascinante storia di imprenditorialità meridionale che merita un approfondimento: la famiglia Florio, infatti, di origine calabrese ma trasferitasi a Palermo all’inizio del XIX secolo, è stata motore propulsivo dell’economia siciliana per decenni, e ha rappresentato un’avanguardia nel settore industriale e culturale del tempo. Vincenzo Florio fu l’artefice dell’ascesa familiare quando, nel primo trentennio dell’Ottocento, riuscì a mettere su una discreta flotta di battelli transoceanici che impiegava nei commerci con l’America e l’Oriente. L’ultima destinazione delle ricchezze ottenute da questi commerci era però sempre la Sicilia, poiché l’industriale palermitano mirava a conciliare le sue spiccate doti imprenditoriali con la sensibilità alla cultura e ambiva a uno sviluppo economico che andasse di pari passo con un miglioramento della vita della comunità. Dopo aver fondato una compagnia di navigazione siciliana e lo stabilimento per la produzione di vino “Marsala” nell’omonima città, in concorrenza con l’allora predominio inglese, ottenne un successo tale che negli anni ’40 dell’Ottocento poté rilevare le antiche tonnare di Favignana e Formica, in un progresso incalzante di successi che portò il figlio di Vincenzo, Ignazio, ad acquistare le stesse Isole Egadi nel 1874. Nel frattempo, infatti, la famiglia era stata supportata (e aveva lei stessa sostenuto) l’impresa dei garibaldini, che aveva portato all’Unità d’Italia e aveva dato speranze per la nascita di una moderna industria anche nel Sud del paese. Ignazio fu un degno prosecutore degli affari paterni, e sotto la sua direzione le tonnare di Favignana raggiunsero il massimo splendore, diventando il più moderno e complesso polo industriale di lavorazione e conservazione del tonno in tutta Europa. Fu lui a inventare, ad esempio, il metodo di conservazione del tonno sott’olio nelle scatolette di latta che noi tutti conosciamo; organizzò in modo moderno ed efficiente gli spazi all’interno della fabbrica e permise agli isolani di trovare, in quel lavoro qualificato, riscatto dalla povertà ed emancipazione, soprattutto per le donne. Anche dopo il fallimento, all’inizio del Novecento, del gruppo industriale della famiglia e la progressiva perdita d’importanza del centro, perciò, le Tonnare di Favignana, adesso chiuse e trasformate in museo, sono rimaste sempre nel cuore dei favignanesi, che le rispettano come rispettano il ricordo della celebre dinastia che le amministrò.

Una visita alle ex tonnare, perfetto esempio di archeologia industriale, non può quindi mancare per concludere il giro dell’isola: grazie ad essa impareremo anche quanto questo metodo di pesca fosse in realtà molto meno cruento di quanto crediamo e come tutti i lavoratori nella tonnara riconoscessero inoltre la massima dignità ai tonni e al mare, fonte di sostentamento e indipendenza per loro e innumerevoli famiglie dell’isola.

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