Giovanni Michelucci

E’ stato uno tra i più celebri architetti e urbanisti del XX secolo; nato a Pistoia da una famiglia proprietaria di una fonderia per la lavorazione del ferro, nel 1911 ottenne il diploma dell’Istituto Superiore d’Architettura. Notevole risulta essere anche la sua opera di xilografo, fondamentale nel panorama artistico del tempo e che egli praticò almeno per un decennio (dal 1913 fino al 1923). Una svolta importante della sua carriera si presentò nel 1933, quando insieme agli architetti del Gruppo Toscano si aggiudicò il primo premio nel concorso per la Stazione Santa Maria Novella di Firenze, caratterizzata da un linguaggio architettonico di matrice razionalista, che ne decretò il successo. Ormai divenuto un architetto affermato, Michelucci – negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale – tornò a Firenze per insegnare all’Università, per essere poi eletto (tra il 1944 ed il 1945) presidente della Facoltà d’Architettura. Nell’immediato dopoguerra l’architetto si trasferì però a Bologna, dove insegnò alla facoltà d’Ingegneria. Tornò tuttavia in Toscana e, sempre a Pistoia, progettò la chiesa di Collina e – intorno al 1950 – elaborò i disegni per la Borsa merci, opera ottimamente integrata nel centro storico pistoiese e successivamente ampliata dallo stesso architetto. Gli anni cinquanta rappresentarono per l’architetto un periodo di lavoro molto proficuo, soprattutto nel campo dell’architettura sacra, che vedrà Michelucci come assoluto protagonista, anche nei decenni successivi: la chiesa della Vergine a Pistoia è il simbolo di questo momento. Con Carlo Scarpa lavorò al riassetto di alcune sale della Galleria degli Uffizi; nello stesso anno (1959) a Pistoia, progettò la chiesa del villaggio Belvedere. Nel 1961 iniziarono i lavori per la chiesa dell’Autostrada del Sole, dedicata a San Giovanni Battista. Nonostante l’età avanzata l’attività di Michelucci proseguì per tutti gli anni settanta e ottanta; durante la sua carriera rifiutò qualsiasi etichetta, compresa quella del “razionalista”, preferendo perseguire esclusivamente l’ideale di un’architettura fatta di uomini, capace di soddisfare i bisogni, non solo materiali, della società.

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