Giuseppe Giusti

 

Appartenente ad una ricca famiglia di proprietari terrieri, fu un poeta e uomo di lettere; nacque a Monsummano Terme nel 1809 e visse in pieno l’età del Risorgimento italiano. Dopo gli studi classici – portati a compimento con tante pene, durante i quali già ebbe modo di manifestare il suo spirito radicale e irriverente – nel 1826 venne mandato a Pisa a studiare legge; conseguì la laurea, ma in realtà non esercitò mai la professione. Nel 1836 conobbe Gino Capponi, storico e uomo politico fiorentino – nonché presidente del Consiglio del Granducato di Toscana – rappresentante del pensiero politico moderato; con lui Giusti strinse un’importante amicizia ed ebbe modo consolidare il suo credo liberale-democratico. Visse per la maggior parte della sua vita a Firenze, dove seguì uno stile di vita bohemienne e dove meglio che altrove potè mettere in pratica le sue doti di poeta e nel contempo partecipare attivamente alla vita pubblica e politica della città. La sua fama di scrittore raggiunse il culmine con gli Scherzi, satire narranti le sventure italiane intorno alla metà dell’Ottocento. Sotto il profilo letterario, Giusti fu importante in quanto creatore del mito della “paesanità”, ovvero l’aspirazione a una vita ritirata, lontana da falsità e raffinatezze sociali. Morì a Firenze nel marzo del 1850, nel palazzo del caro amico Gino Capponi.

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