Il Campanile della Cattedrale di San Zeno

Le antiche origini del Campanile…

Secondo un’antica tradizione, il campanile della Cattedrale di San Zeno sarebbe sorto intorno alla fine dell’XI secolo sui resti di una precedente torre di guardia longobarda. In effetti l’esistenza di un gardingo situato entro le mura più antiche sembra sia documentata fin dal X secolo, però con il progredire degli studi inerenti all’argomento si è arrivati a distinguere la posizione dell’attuale campanile da quella della torre longobarda (spostata più a ovest, e lì posta come punto di controllo fiscale sull’area del mercato), anche grazie a scavi archeologici che nel 1968 hanno rivelato l’omogeneità della muratura del campanile escludendo il riuso di strutture preesistenti.
Inoltre la posizione del campanile – perfettamente in linea con la facciata della cattedrale – rende difficile pensare che esso sia stato innalzato prima di essa, mentre è invece plausibile che sia stato costruito nello stesso momento, durante l’ultimo ampliamento della cattedrale nell’XI secolo.

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Un suggestivo scorcio dall’alto del Campanile sul vicino Battistero

Per questo motivo, alla consueta domanda dei visitatori “quando è stato costruito il Campanile?” non è facile rispondere brevemente. Il campanile come lo vediamo oggi, infatti, è il risultato di vari interventi susseguitisi nel tempo, tutti ben distinguibili guardando l’esterno di esso, caratterizzato dallo stacco stilistico tra la parte bassa e la parte sommitale con i tre ordini di loggette.

L’edificio venne completamente ricostruito a partire dal XII secolo subendo nel corso della storia varie modifiche. La fusione di epoche e stili – longobardo nella parte bassa, romanico di ascendenza pisano-lucchese nella bicromia delle loggette – e la commistione di vari materiali qualificano il Campanile tra le opere di architettura medievale più autentiche e suggestive sul panorama di quel periodo.

Le fasi costruttive del Campanile

Secondo alcuni studiosi, si possono distinguere quattro diverse fasi costruttive avvicendatesi tra la metà del XII secolo e la metà del XIV secolo

  • Prima metà XII secolo: viene realizzata la parte basamentale e i primi due ordini con le uniche finestre bifore incorniciate da lunette bicrome, secondo i dettami dello stile romanico toscano
  • XIII – inizio XIV secolo: il campanile viene innalzato con l’aggiunta dei tre ordini di loggette con colonne rivestite di marmi bicromi. A sua volta, i tre ordini sono stati realizzati in due momenti successivi, dato lo scarto stilistico che possiamo ravvisare nelle colonne. Nell’ordine più basso i fusti delle colonne sono in pietra e di fattura più grossolana (come anche i capitelli ionici, forse però rifatti completamente nel restauro di inizio XX secolo) e le pareti della cella sono prive del rivestimento bicromo. Il secondo e terzo ordine, invece – che presentano capitelli più complessi e l’inserimento di foglie di acanto ed elementi zoomorfi ispirati alla cultura pisana del tempo ben rappresentata in città  – sembrano risalire a una seconda fase di lavori databile alla fine del XIII – inizio XIV secolo.
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Scorcio da uno degli ordini intermedi

Addirittura – per la realizzazione di questi ordini –  è stato fatto il nome di Giovanni Pisano, che per alcuni sarebbe l’autore dei capitelli. In effetti in quel momento (all’inizio dell Trecento), Giovanni Pisano era davvero presente a Pistoia per la messa in opera del pulpito di S. Andrea, ma questa tesi che ne attesterebbe la sua presenza anche nel cantiere del Campanile rimane solamente un’ipotesi poiché non comprovata dai documenti

  • 1550 circa: viene realizzata la cuspide con pergamo su quattro colonne che accoglie la campana dell’orologio. Negli stessi anni arriva la proposta da parte del Comune di realizzare sulla parete esterna del campanile un quadrante per segnare le ore, che verrà portato a termine nel 1603.
    Il meccanismo dell’orologio
    , situato al primo livello della torre nella sala cosiddetta “dell’orologio”, è a carica manuale e ha ventiquattro ore di autonomia. Si tratta di un orologio a pendolo molto particolare, con due pesi in pietra: uno mette in moto il meccanismo, l’altro fa suonare la campana. Costruito nel 1905 e preservato per volontà del Comune quale importante testimonianza storica, in occasione del restauro avvenuto nel 2001 venne deciso di non sostituirlo con un ingranaggio meccanico. Fino al 2012 è stato Giuliano Mannelli (dipendente comunale e custode storico del Campanile) ad occuparsi della manutenzione e del funzionamento dell’orologio; andato poi in pensione, l’orologio ha smesso quindi di funzionare. Il 3 dicembre 2016, in occasione dell’inaugurazione dell’anno di Pistoia Capitale Italiana della Cultura e grazie alla collaborazione tra Comune e Croce Verde, l’orologio è tornato a funzionare.
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Un suggestivo panorama notturno (ph. David Dolci)

Nel corso dei secoli il Campanile è stato interessato da alcuni interventi di restauro: tra Seicento e Settecento sono state sostituite le colonne dei loggiati; tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento venne fatto un intervento di consolidamento strutturale a causa di problemi statici dei tre ordini di logge e della cella campanaria, eliminando le tracce di ridipintura a fasce bicrome della cuspide; nel 1900 venne eliminata la mostra dell’orologio e infine, negli anni sessanta del Novecento, si provvide al consolidamento dei paramenti lapidei della torre.

Alcune curiosità sul Campanile

  • Il campanile è alto 67 metri ed è composto da più di 200 scalini
  • Fin dalle sue origini, è uno dei pochi campanili in Italia ad essere di comproprietà di Comune e Capitolo; scandiva infatti sia il tempo civico, con l’orologio, sia il tempo religioso con le campane
  • Dalla sua sommità si ammira un panorama a 360 gradi e Pistoia sembra che sia davvero al centro della Toscana. Nelle giornate più limpide è possibile vedere Firenze, le torri di Serravalle, il convento di Giaccherino
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Un particolare del panorama verso Firenze; in secondo piano, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore (ph. David Dolci)
  • Un animale che viene correntemente rappresentato nei capitelli dell’ultimo ordine è il Micco ovvero l’orso, simbolo della città. Dietro alla scelta di questo animale quale “mascotte”, si nascondono delle simpatiche leggende popolari. Si narra infatti che venne scelto come animale rappresentativo della città volendo ricordare la sua presenza nel XIV secolo sulle montagne circostanti (alcuni storici hanno voluto ricondurre alla loro presenza in quella zona l’origine del nome Orsigna, seppure questa etimologia sia molto controversa perché altri attribuiscono l’origine alla presenza di possedimenti della nobile famiglia degli Orsini). In occasione delle lotte tra fiorentini e lucchesi, si narra che questi animali scesero dalle montagne per difendere i pistoiesi, che da allora decisero di assurgerli a loro simbolo in segno di gratitudine. Un’altra interpretazione vuole che i pistoiesi abbiano scelto l’orso come loro animale rappresentativo per opporsi ai fiorentini, che invece avevano il Marzocco, ovvero il leone. Così facendo i pistoiesi soddisfecero la loro esigenza di sottolineare la propria forza e indipendenza dai fiorentini, utilizzando come simbolo un animale diverso, altrettanto temibile e forte, che per l’appunto nei bestiari medievali erano ritratti in perpetua lotta tra loro per contendersi il titolo di “re degli animali”.

Clara Begliomini

Se vuoi scoprire il Campanile di Pistoia scegli il tour PISTOIA DALL’ALTO

 

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