Il Fregio Robbiano dell’Ospedale del Ceppo

Dopo il recente restauro estivo, il Fregio Robbiano dell’Ospedale del Ceppo è tornato a splendere sotto i nostri occhi e ciò che è possibile vedere oggi vale senza dubbio un viaggio fatto apposta. I colori sono tornati a brillare, lucidi come smalto, e tutto il Fregio ne ha acquistato chiarezza e leggibilità.

Per chi si avventura in una visita, diamo volentieri qualche informazione che contestualizzi l’opera.

 

Il Fregio Robbiano dell’Ospedale del Ceppo (fonte: Caterina Bellezza)

La storia del Fregio

L’Ospedale sorse nel 1277 nel luogo in cui due coniugi, Antimo e Bendinella, trovarono, dietro indicazione della Madonna che era loro apparsa, un ceppo fiorito in pieno inverno (da cui il nome dell’Ospedale): lì essi fondarono un luogo non soltanto di cura delle malattie, ma anche di accoglienza.

L’Ospedale seguì solo in parte le sorti della città e se nel ‘400 Pistoia era già da tempo sotto il controllo fiorentino, la carica di Spedalingo, ovvero l’amministratore delle risorse dell’Ospedale, veniva ancora nominata dal Comune, senza alcun tipo di intervento o pressione fiorentina nella scelta. Questo scatenava ogni volta grandi lotte fra le famiglie pistoiesi per accaparrassi il posto tanto ambito, tant’è che a inizio ‘500 Firenze inviò un proprio Spedalingo, Leonardo Buonafede, per placare le lotte intestine a Pistoia.

Il Buonafede non era una persona a caso: frate certosino, priore della Certosa del Galluzzo e Spedalingo dell’Ospedale di S. Maria Nuova, era di comprovata esperienza. Al suo arrivo a Pistoia egli decise di completare la costruzione del loggiato, che era già stata cominciata, e, una volta finito quello, di provvedere alla decorazione

Per far questo chiamò inizialmente due artisti, Benedetto Buglioni e Giovanni della Robbia: il primo realizzò la lunetta con l’Incoronazione della Vergine sopra l’accesso alla ex-chiesa posta a sinistra della facciata dell’Ospedale, mentre il secondo realizzò i tondi sopra al loggiato.

Ma la decorazione non era finita qui e per il Fregio, nel 1526, venne chiamato Santi Buglioni a realizzare le Sette Opere di Misericordia, che illustrassero sette “buone azioni” fatte dall’Ospedale per accogliere pellegrini, malati, poveri, ecc.

Le Sette Opere di Misericordia del Fregio Robbiano 

Nella prima formella, posta sul fianco sinistro, si rappresenta la prima Opera di Misericordia, ovvero Vestire gli ignudi. Al centro Leonardo Buonafede, vestito in bianco e nero, sta da un lato porgendo un panno per coprire gli ignudi e dall’altro dona dei soldi alle giovani fanciulle senza dote e alle vedove povere. Tali compiti, come quelli illustrati in tutte le formelle successive, spettavano all’Ospedale. Segue, in angolo un’arpia apotropaica, che si ritrova, pari pari, all’angolo opposto.

Vestire gli ignudi (fonte: Caterina Bellezza)

La seconda formella illustra Ospitare i pellegrini: lo Spedalingo lava i piedi a un pellegrino, sotto le sembianze di S. Giovanni Battista, patrono di Firenze, mentre altri pellegrini, fra cui S. Jacopo, armati di bastone, stanno giungendo da sinistra. Segue la figura della Prudenza, una delle Virtù, armata di specchio.

Ospitare i pellegrini (fonte: Caterina Bellezza)

Nella terza scena si rappresenta il Curare gli ammalati, uno dei compiti principali dell’Ospedale: il paziente a sinistra giace su un letto mentre un medico gli sta tastando il polso; dall’altro lato, invece, un altro paziente viene curato da un chirurgo. E’ una rappresentazione che sembra alludere alla Scuola Medica Pistoiese, vanto e gloria della città fra ‘600 e ‘800, poi confluita nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze. La Virtù che segue è quella della Fede.

Curare gli ammalati (fonte: Caterina Bellezza)

Nella quarta formella, quella del Visitare i carcerati, troviamo Leonardo Buonafede a colloquio con S. Leonardo, protettore dei carcerati che vengono visitati dietro le sbarre a ai quali viene portato da mangiare da alcuni inservienti dell’Ospedale. Segue la Carità.

Visitare i carcerati (fonte: Caterina Bellezza)

La quinta formella illustra Seppellire i morti, unica Opera di Misericordia non citata nel passo evangelico di Matteo, che mostra un funerale e un seppellimento. Lo stesso Ospedale aveva il compito di provvedere a questo rito per le persone che vi morivano, dal momento che non lontano dal Ceppo si trovava un cimitero di competenza dell’Ospedale. La Virtù seguente è la Speranza, di verde vestita.

Seppellire i morti (fonte: Caterina Bellezza)

Quinta formella è quella del Dar da mangiare agli affamati, un altro dei compiti dell’Ospedale: Leonardo Buonafede invita a tavola un povero, mentre abbondante pane viene distribuito fra i poveri. Segue la Giustizia con la spada.

Dar da mangiare agli affamati (fonte: Caterina Bellezza)

Le vicende dell’ultima formella

Se fin qui tutto era andato bene, nel 1528 la decorazione del Fregio si interruppe per l’improvvisa partenza di Leonardo Buonafede da Pistoia in seguito alla sua elezione a Vescovo di Vieste. Partito il committente, nessuno finanziò più Santi Buglioni e la sua bottega, che lasciò il Fregio incompleto.

Soltanto sessanta anni dopo il nuovo Spedalingo, Bartolomeo Montechiari, decise di proseguire e ultimare l’opera lasciata incompleta e fu così che chiamò un artista pistoiese, Filippo Paladini, a realizzare la formella del Dar da bere agli assetati.

Il povero artista, tuttavia, non conosceva la tecnica della terracotta invetriata usata da Santi Buglioni, tant’è che provò a imitarla, ma con scarsi risultati. La sua è l’unica scena dai colori meno vivi e lucidi, quasi più tendenti al marrone, anche se l’attuale restauro ha pienamente reso leggibilità all’opera.

Dar da bere agli assetati (fonte: Caterina Bellezza)

Completato nel 1585 circa, il Fregio Robbiano appena magistralmente restaurato è oggi un fiore all’occhiello di Pistoia. E forse le foto proposte rendono solo in parte la bellezza dell’opera, che va vista davvero di persona.

Caterina Bellezza

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