LA CATTEDRALE DI SAN ZENO

La Cattedrale: storia e identità della città

La storia della Cattedrale di Pistoia può partire da una storia verosimile, tramandatasi fino ai giorni nostri. L’edificio religioso più importante della città è infatti curiosamente intitolata a San Zeno che non è un santo pistoiese. E allora perché la Cattedrale, sede della cattedra del vescovo, è dedicata a un santo “forestiero”?

CATTEDRALE
Uno scorcio notturno della Cattedrale

La spiegazione si nasconde dietro a quella che, appunto, somiglia più a una leggenda popolare che a un fatto storico realmente accaduto. San Zeno è stato vescovo di Verona ed è tuttora il patrono della città veneta; inizialmente – fin dalla sua fondazione che sembra risalire al 923 d.C. – la Cattedrale di Pistoia venne intitolata a lui ma anche a dei santi co-titolari: San Rufino, San Felice (eremita a prete pistoiese), San Martino, San Proculo e San Michele (santi di devozione lucchese, che spiegano la dipendenza della Diocesi pistoiese da quella della vicina Lucca). Ma dopo il 1043 rimase in esclusiva l’intitolazione a San Zeno. Perché?

In sostanza si trattò di un gesto di gratitudine da parte dei pistoiesi nei confronti di San Zeno che – invocato a gran voce dai pistoiesi – salvò la città da una altrimenti disastrosa alluvione del fiume Ombrone. San Zeno era conosciuto per questi interventi miracolosi, e già a Verona la sua miracolosa protezione aveva difeso la cattedrale dalle acque del fiume Adige, scongiurandone l’esondazione. Sopravvissuti indenni a questa tragedia annunciata grazie all’intervento del santo, i pistoiesi decisero così di ringraziarlo intitolandogli in esclusiva la Cattedrale.

Genesi artistica della Cattedrale

Dal punto di vista storico-artistico l’edificio come si presenta oggi rappresenta il risultato di vari interventi di realizzazione e trasformazione iniziati nell’alto Medioevo e proseguiti poi in età romanica e oltre (giungendo fino al Settecento inoltrato), che tutti insieme ne hanno definito il suo aspetto attuale. Trattandosi quindi di un edificio con una storia molto complessa e costituito da varie stratificazioni, non se ne conosce con esattezza la sua data di origine. Abbiamo già fatto cenno alla data del 923 d.C., ma alcuni studiosi ritengono che già nel V secolo doveva esistere a Pistoia una chiesa cattedrale, in quanto la città già in quel momento era sede vescovile. Ma della chiesa cattedrale del V secolo non abbiamo alcuna testimonianza ed è ignota e tuttora ancora discussa perfino la sua ubicazione.

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Scorcio insolito della Cattedrale

E’certo invece che nel X secolo la cattedrale si trovava già nell’odierna porzione della piazza, in prossimità del palazzo episcopale – allora già esistente o comunque in fase di costruzione – seppure fosse certamente di dimensioni più piccole rispetto a quella attuale. A questa fase risale uno dei livelli individuati nel corso degli scavi avvenuti nel Novecento, che tradirono la sussistenza di una chiesa a tre navate con tre absidi, larga quanto l’attuale ma più corta.
Questa primitiva chiesa sembra che includesse anche resti architettonici più antichi, da riferirsi a una chiesa più piccola di età longobarda (VII-VIII secolo), riportati in luce durante la stessa campagna di scavi nella zona della cripta (si tratta di due capitelli quadrangolari, ancora oggi visibili).

Nel suo aspetto attuale l’impianto maestoso dell’edificio risale quindi al XII secolo, nell’ambito del rinnovamento in stile romanico delle chiese pistoiesi; nel caso della Cattedrale reso necessario e a maggior ragione urgente dai danni causati dal violento incendio del 1108 durante il quale la chiesa originaria andò quasi del tutto distrutta. Con questo intervento la cattedrale assunse le dimensioni attuali e il tipico impianto delle grandi basiliche romaniche: pianta a tre navate, tre absidi, presbiterio rialzato e cripta. Inoltre, è probabilmente a quel periodo che risale la costruzione dell’annesso Campanile.

In seguito, altri interventi si verificarono anche nel corso del Seicento: trattandosi di un edificio antico, era la prassi adeguarlo – con il passare dei secoli – al gusto e alla “moda” del momento.
Il suo aspetto originario – in special modo per quanto riguarda l’interno – è stato recuperato durante i restauri post-bellici degli anni Cinquanta in un’ottica di esaltazione storicistica del patrimonio che, andando a demolire gli interventi seicenteschi (volte a crociera e stucchi) ne hanno riportato alla luce il carattere romanico, evidente nel tetto a capriate lignee della navata centrale e nella cortina lapidea, prima celata dagli intonaci e dagli stucchi.

L’attuale facciata invece ha mantenuto il suo aspetto nel corso della storia e risulta in linea con la grande corrente del romanico toscano proveniente dalle vicine Pisa e Lucca. Ciò è comprovato dalla facciata a capanna, alla quale sono addossati tre ordini decrescenti sovrapposti di arcatelle sorrette da colonne in pietra serena, impreziositi da un paramento marmoreo dicromo: peculiarità del romanico toscano e largamente usato in città. Il fianco nord riporta arcate cieche su paraste, scavate da formelle quadrangolari (in gergo architettonico chiamate “losanghe”) con motivi geometrici a tarsie lapidee.

CAMPANILE
Dettaglio della facciata, con il portico quattrocentesco

Al culmine della facciata svettano due sculture marmoree in stile barocco di mano dello scultore Andrea Vaccà, rappresentanti san Jacopo (1705) e San Zeno (1718) che rappresentano l’ultimo arricchimento in ordine di tempo ad interessare la facciata.

In particolare la scultura di San Jacopo è straordinaria, perché protagonista in prima persona di un episodio della tradizione folkloristica pistoiese ancora oggi molto seguito: la Vestizione del Santo, evento che nei fatti inaugura i festeggiamenti jacopei durante il mese di Luglio. Questa festa – durante la quale la scultura viene vestita di un manto rosso – si fonda su una leggenda popolare, la quale racconta che in realtà Jacopo, prima di darsi alla vita spirituale, fosse un mercante di cavalli indebitato fino al collo. Si racconta infatti che lui comprasse gli animali rimandando il pagamento alla bella stagione. “Ti pago a tutto caldo!” diceva ai suoi creditori; arrivata l’estate quindi i creditori andavano da Jacopo che, per l’occasione, si faceva trovare furbamente con un pastrano di lana rossa addosso ribattendo subito a chi lo andava a trovare: “macché caldo, ancora io ho freddo, mica vi posso pagare ora!” e Jacopo così se la cavava.

Il portico addossato alla facciata, infine,  è il risultato di varie fasi costruttive risalenti al Tre e Quattrocento (1379-1449).
Il coronamento dei lavori venne sancito con l’intervento di Andrea Della Robbia, che nel 1505 realizzò la decorazione in terracotta invetriata del portale centrale, insieme al figlio Luca il giovane.

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Il portale centrale, con la decorazione dei Della Robbia

Nella lunetta Andrea della Robbia rappresenta la Madonna col Bambino e angeli; nella volta a botte cassettonata, dei lacunari con meravigliosi motivi fitomorfi su fondo blu rappresentanti girali di foglie, palmette e ovoli, mazzi vegetali annodati per i gambi con pere, cedri e melograni (simbolo delle virtù di Maria). In queste composizioni spicca la meticolosa riproduzione delle caratteristiche botaniche di foglie e frutti, che tradisce la grande ricchezza inventiva e il forte naturalismo dei Della Robbia; maestri innovatori della plastica di inizio Rinascimento, che ebbero il merito di riportare in auge la tecnica della terracotta invetriata qui utilizzata.
Sul fronte dell’arco si trova poi un tipico esempio di ghirlanda robbiana – molto diffusa all’epoca e cifra stilistica della celebre bottega – che in questo caso riporta in chiave di volta anche il pecten iacopeo, simbolo dei pellegrini devoti a San Jacopo che a Pistoia passavano per adorare la reliquia conservata proprio in Cattedrale, per poi proseguire verso Santiago di Compostela.

Clara Begliomini

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