LA STREET ART A PISTOIA

LE ORIGINI…

Storicamente la street art prende le mosse dalla Pop Art (ossia Popular Art; questa corrente artistica si poneva come obiettivo quello di assurgere ad opere d’arte oggetti del quotidiano, popolari appunto), movimento d’avanguardia che nasce in Inghilterra ma che si sviluppa particolarmente negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta e che giungerà alla sua consacrazione con Andy Warhol. E’proprio lui che rappresenta la base teorica della street art, che nasce intorno agli anni Settanta a New York grazie a due artisti in particolare: Keith Haring e Jean Michel Basquiat, che con la loro opera veicolavano messaggi scottanti di denuncia riferiti al mondo e alla società a loro contemporanei.

KEITH HARING
KEITH HARING, “TUTTO MONDO”, PISA

BANSKY FENOMENO “SOCIAL”

In seguito la street art ha vissuto un periodo di oblio, per tornare alla ribalta giusto intorno agli anni 2000, grazie all’attività di un artista suo malgrado diventato di fama mondiale come Banksy, simbolo di una nuova arte-culto, che penalizza il processo di sfruttamento commerciale della street art e che difende l’indipendenza degli artisti e il loro rifiuto delle logiche di mercato. Da quel momento la street art è diventata “di moda”, trasformandosi – anche con la complicità dei social – in una questione di marketing per la sua capacità di raggiungere una molteplicità di persone, definendosi potremmo dire come la nuova Pop Art del XXI secolo.

BANKSY
BANSKY, la sua ultima opera, apparsa a Bristol

Con Bansky e altri artisti a lui contemporanei, la street art diventa un movimento globale, un argomento di dominio pubblico, e in molte delle più importanti città del mondo aumenta in modo esponenziale la concentrazione di queste opere che assolvono adesso alle più disparate funzioni: oltre che forma espressiva personale di un artista, viene considerata anche come uno strumento di riqualifica urbana (in Italia esempi noti sono i quartieri di Tor Marancia a Roma, e Scampia a Napoli, con i mega murales di Jorit) e di decoro urbano, venendo adesso addirittura commissionata per importanti eventi: basti pensare a Rio de Janeiro, dove in occasione delle Olimpiadi 2016  Kobra ha realizzato il murales più grande del mondo.

BANSKY
BANSKY, la sua unica opera in Italia, apparsa pochi mesi fa a Venezia

INTANTO, A PISTOIA…

Millo e le sue composizioni oniriche

Per quanto riguarda Pistoia, da un po’ di tempo a questa parte anche qui abbiamo esempi di street art degni di nota.
Un’opera commissionata dall’Associazione Culturale Spichisi nel novembre 2018 è No hesitation, dello street artist Millo.
Al secolo Francesco Camillo Giorgino (Brindisi, 1979) e noto a livello mondiale, Millo ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale. Di formazione architetto, è particolarmente attivo nella provincia e considera l’arte come antidoto alla crisi.
Sua cifra stilistica le composizioni molto disegnate con linee semplici in bianco e nero con lampi di colore che accentuano alcuni particolari.
I suoi personaggi sono sempre piuttosto goffi, solo accennati e fuori scala, intenti a combinare qualcosa denso di significati. Per Millo sono la parte più pura di noi, tutto quello che abbiamo dimenticato di essere, ma ognuno è libero di vedere e trovare in loro il significato che preferisce, dando ancora importanza alla soggettività del punto di vista e del pensiero.

La sua ricerca pone l’accento sulla fragilità dell’esistenza e sui sentimenti, indagando quanto si cela dentro di noi, e queste sue idee si ritrovano anche in No hesitation, realizzato su una superficie di 70 mq al Giardino di Cino. L’obiettivo è stato quello di riqualificare l’area di Piazzetta Sant’Atto; un invito ad aprire la porta del proprio cuore e buttare giù le barriere che spesso ci bloccano, senza esitazione, per poter fare del bene e lasciarsi guidare dai sentimenti.

MILLO
MILLO, “NO HESITATION”

Blub e la sua arte che sa nuotare

Sparso per il centro città troviamo anche il fiorentino BLUB. Questo street artist molto eccentrico e originale ha iniziato la sua attività nel 2013 con l’obiettivo di rendere l’arte visibile a chiunque nel mondo, che per lui rappresenta niente di più che un arredo urbano dei nostri centri storici, a volte abbandonati.
Blub si propone di vedere con la sua street art un mondo migliore con persone migliori, perché secondo lui non ha senso criticare e polemizzare puntando il dito contro gli altri, quando tutti facciamo parte del medesimo sistema. Quindi la sua, a discapito di quanto si possa pensare, è arte e basta: le sue immagini sono attimi di leggerezza contro la crisi e contro le complicazioni della vita che hanno il solo scopo di divertire e rendere più belle le città.
I suoi soggetti, ripresi direttamente in prestito dall’arte e dalla storia sono immersi nell’acqua e indossano spesso maschera e boccaglio: sono il codice di comunicazione usato da Blub, subito riconoscibile e decifrabile.

BLUB
BLUB e il suo Vivaldi

Ma perché i suoi personaggi sono immersi dall’acqua? Dall’acqua – elemento vitale – nasce la vita e l’acqua rappresenta per Blub l’emozione positiva perché una volta immersi perdiamo ogni peso, fluttuiamo in un’altra dimensione e il tempo si ferma, lasciando andare i pensieri. In questa dimensione sospesa, Blub ripropone i personaggi che hanno lasciato un segno di grandezza nella storia, che sopravvivono allo scorrere del tempo e che quindi sono atemporali, come la dimensione acquosa in cui si trovano.

Blub utilizza la tecnica ad acrilico e predilige gli sportelli dei contatori, meglio se datati e arrugginiti perché “hanno una storia da raccontarmi” come ama dire l’artista.
“L’arte sa nuotare” potremmo definirlo il suo motto: un messaggio stimolante per tutti noi, un invito a “imparare a nuotare in questo mare della vita”. I personaggi infatti hanno una maschera per vedere oltre e sanno respirare pur essendo sotto l’acqua. Simbolo forse di riscatto e di capacità di reagire di fronte alle difficoltà.

BLUB
BLUB, LA MADONNA DEL GRANDUCA da lui rivisitata

 Exit/Enter e i suoi omini

Altro artista fiorentino che ha “seminato” anche a Pistoia oltre che in tutta Europa è EXIT/ENTER, “l’artista degli omini” come ci piace chiamarlo a noi. Classe 1990, Exit/Enter disegna fin da bambino e, seguendo la sua passione, nel 2009 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze per poi dedicarsi completamente all’arte di strada. Nel 2013 crea il suo personaggio centrale, “l’omino” appunto, ed inizia a disegnarlo sui muri della città di Firenze, per poi intraprendere vari viaggi dipingendo i muri di molte città d’Europa: Lisbona, Bruxelles, Valencia, Barcellona, Amsterdam, Venezia, Napoli, Roma, Palermo, Bologna, Pisa e ora anche Pistoia. I personaggi di Exit/Enter sono piccoli uomini stilizzati dal carattere narrativo che, con delicatezza, compiono svariate azioni: volano via attaccati a palloncini, cercano di raggiungere un cuore, venerano fiori, raccontano piccole storie che evocano mondi, sogni e paure dell’uomo moderno. La stilizzazione dei personaggi gioca un punto a favore nell’ interazione con il pubblico che riesce facilmente a identificare a prima vista l’artista e a identificarsi emotivamente nelle avventure dei piccoli omini.

EXIT ENTER
EXIT ENTER

Ma da cosa deriva questo nome d’arte così bizzarro? Ve lo raccontiamo, perché la sua origine è molto interessante e non è lasciata al caso…In realtà è una parabola stupenda sulla vita e sul suo continuo mutamento: la vita ci mette sempre di fronte a dei bivi, che implicano un’uscita da un qualcosa, per entrare in qualcosa di nuovo. Sia esso una situazione, un pensiero o un gesto più semplice e quotidiano come attraversare una porta. Exit/ Enter vuole quindi invitarci a riflettere sul cambiamento, per smuoverci. E lo fa attraverso l’arte che secondo il giovane street artist deve tornare a occuparsi del bello e della trasmissione e denuncia delle emozioni, delle paure e dei problemi che ci circondano.

Pistoia, lasciando i suoi volti di pagliaccio attaccati ai muri della città. Abbiamo avuto il piacere di scambiarci due parole, e quindi vi riportiamo quello che lui stesso ci ha raccontato. Molto riservato per quanto riguarda la sua vita personale, ama molto più parlare della sua arte, che lui considera soprattutto un modo per esprimersi e sfogare tutto quello che si agita dentro di lui; una valvola di sfogo, un modo per “urlare silenziosamente”.

EXIT ENTER
EXIT ENTER

Asino N.11 e i suoi clown

Anche ASINO N.11 è sbarcato a  sbarcato a Pistoia, lasciando i suoi volti di pagliaccio attaccati ai muri della città. Abbiamo avuto il piacere di scambiarci due parole, e quindi vi riportiamo quello che lui stesso ci ha raccontato. Molto riservato per quanto riguarda la sua vita personale, ama molto più parlare della sua arte, che lui considera soprattutto un modo per esprimersi e sfogare tutto quello che si agita dentro di lui; una valvola di sfogo, un modo per “urlare silenziosamente”. Più che lasciare un messaggio, lo street artist toscano vuole stimolare l’osservatore, portarlo a riflettere, ma allo stesso tempo trasportarlo in una surrealtà quotidiana, per strappargli un’emozione illogica.

La figura del pagliaccio ha sempre colpito l’immaginario artistico in film, televisione, letteratura, e ha catturato anche il nostro Asino N.11 che trova ispirazione in tutti i campi dell’arte nominando Haring, Pirandello e Federico Fellini (che guarda caso, vinse un Oscar grazie al film “La strada”, interpretato da una stellare Giulietta Masina truccata proprio da clown).
Le maschere di Asino N.11 sono solo all’apparenza tutte uguali: le prime erano semplici, gialle con il naso rosso, ma adesso lo street artist si sta evolvendo aggiungendo particolari, intarsi e colori e la sua immancabile firma sul viso.

LBD, l’artista della porta accanto

Ultimo, ma certo non per importanza, è LDB. Parliamo sempre molto volentieri di lui perché è pistoiese come noi e abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo di persona, accorgendoci di condividere molti pensieri. LDB nasce appunto a Pistoia e qui vive e lavora; le sue opere sono presenti in modo capillare in città, e raggiungerle tutte significa fare una vera e propria maratona cittadina, molto divertente e poco faticosa però!

LDB
LDB, le sue opere si integrano perfettamente nel contesto in cui vengono inserite

Artisticamente parlando, LDB predilige e ha fatto sua la tecnica della stencil art (anche se a volte si cimenta pure con la realizzazione di stickers) diventata segno distintivo delle sue produzioni. Sue armi di battaglia quindi maschere di carta o cartone sulle quali ricava i suoi personaggi ritagliandone le forme e bombolette spray, per “stampare” sui muri le sue iconiche creazioni.

LDB
LDB, una delle nostre preferite

Come noi, LDB ama profondamente la sua città e usa la sua attività artistica come pretesto per interagire con essa, scegliendo per i suoi interventi luoghi principalmente da riqualificare e da restituire ai suoi concittadini; obiettivo precipuo, peraltro, di ogni opera di street art che si rispetti.

LDB
Marino Marini secondo LDB

I soggetti da lui scelti sono ripresi spesso dalla cultura popolare e caratterizzati da una vena irriverente comunque “educata”, ma non mancano anche personaggi e composizioni da lui inventati che si fanno ambasciatori di sentimenti e suggestioni comuni a lui stesso come a tanti di noi. In entrambi i casi, lo scopo di LDB è quello di divertire e suscitare emozioni in chi si sofferma a guardare le sue opere, lasciando a ognuno la libertà di interpretare i temi e i soggetti senza alcun “paletto” e preconcetto da lui imposto.

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