Contatti .......

L'inviata romana - Rodin: il marmo, la vita

Soprattutto in primavera Roma è fatta di sole, gelaterie, confusione e turisti, questo si sa. Per fortuna, però, questi mesi sono anche ricchi di eventi e di mostre, e per chi frequenta la Capitale è difficile non farsi tentare da qualche bell’allestimento: ecco, quindi, che anch’io ho facilmente ceduto alla tentazione visitando la mostra “Rodin: il marmo, la vita”, che nel suo peregrinare per l’Italia ha fatto tappa a Roma dal 18 febbraio al 25 maggio scorso.

Le Grandi Aule delle Terme di Diocleziano hanno infatti ospitato per quattro mesi uno scultore, un pittore o, come viene spesso definito, “un pittore smarrito nella scultura”, di tutto rispetto: Auguste Rodin.
La mostra dedicata allo scultore parigino è stata curata dal Conservatore capo del Musée Rodin di Parigi, da cui provengono la maggior parte delle sculture esposte: questa esposizione rappresenta infatti la rassegna più completa mai allestita dei marmi del celebre francese ed è riuscita, a mio avviso, a restituire la presenza maestosa e potente della sua arte.
Maestosa e potente come la gigantesca composizione de Il bacio, opera realizzata da Rodin nel 1885 che troviamo subito ad accogliere il visitatore, catapultandolo senza pudori nell’intimità aumentata dei due amanti.


La mole dell’opera e l’abbraccio abbandonato della composizione, originariamente destinata a rappresentare Paolo e Francesca, scandalizzò la Francia del XIX secolo per il suo sincero erotismo ma ancora oggi coinvolge l’osservatore che, da ogni lato, può apprezzarne il gesto molle e deciso al tempo stesso. Le altre opere esposte, più di sessanta in tutto, vantano dimensioni assai minori ma riescono ugualmente a stregare chi le osserva conducendolo in un percorso di progressivo approfondimento dell’arte dello scultore francese.
La mostra è infatti articolata in tre sezioni: L’illusione della carne, La figura nel blocco e Verso l’incompiutezza, dove la scultura di Rodin, dal mimetismo quasi neoclassico delle prime opere, sconfina sempre più verso una resa di corpi vivi e insofferenti alla prigione del marmo (di michelangiolesca memoria), sfociando infine nell’incompiutezza dell’opera come rivelatrice della verità dell’uomo. Uomo che continuamente, inquietamente, diviene senza raggiungere mai una forma ultima e pacificata ma trovando nel processo stesso il suo fine.
Se nelle prime opere è ancora forte la spinta a cercare il senso della scultura nel mimetismo del marmo con la pelle o le stoffe, nel tempo sembra che Rodin non si accontenti più di questo mezzo per cogliere la verità dell’opera e, insieme, dell’uomo: la scultura tende quindi a cercare la sfida de Il bacio o di altre creazioni affrontando temi più arditi, rivelando mosse più inquiete e slanci vitali che vedono la figura lottare col marmo per liberarsi dalla stretta che la imprigiona, in uno sforzo perenne e in una perenne disfatta.

 

Il marmo, nell’ultima parte della mostra e della vita dello scultore parigino, torna infatti a essere soltanto quello che è: materia grezza da plasmare tramite un processo artigianale e prolungato nel tempo. Processo non nascosto ma addirittura ostentato, poiché Rodin decide di lasciare evidenti sull’opera tanto le tracce dei chiodi necessari alla sua riproduzione, quanto i segni dei ripensamenti e delle svolte nella creazione stessa delle figure che appaiono così sempre più sfuggenti e in divenire.

In questo Rodin pare aver trovato la verità dell’opera: ovvero, dopo che il marmo ha tentato di imitare la vita facendosi carne e dopo che la vita ha tentato di liberarsi dal marmo facendosi pietra, entrambi paiono accettare i limiti della loro convivenza trovando la verità dell’uomo e della scultura nella traccia e nel processo più che nel segno definitivo e nello scopo compiuto. Rodin sembra dire che l’uomo continuamente si fa alterandosi: di questo processo non se ne può avere, nell’arte come nella vita, una illustrazione evidente ma, al massimo, solo una labile apparizione. Le ultime opere di Rodin si pongono, quindi, come eterni “fermi immagini di un cantiere”. L’impressione era potenziata dall’allestimento stesso della mostra: le opere erano infatti esposte su ponteggi fittizi, in modo che da ogni lato e con la giusta luce opaca e filtrata, si potessero apprezzare appieno le rivelazioni senza fine della vita sulle opere e dentro di noi.

 

Martina Colligiani

 

e-max.it: your social media marketing partner
MACO...SA RIDI?

 

Il buonumore sul sito di OltrePistoia è assicurato! Da chi? Dal nostro vignettista di fiducia: Mauro Colligiani o, in arte, MACO! Buon divertimento!

 CURIOSITA' IN PILLOLE
PERSONAGGI ILLUSTRI
OLTRE LO SGUARDO

 

Aforismi poetici a cura del poeta pistoiese Simone Magli

Leggi tutti gli aforismi

I POST IT DELL'ANIMA

 

Dediche di luoghi per persone che amiamo. Nello spazio di un post it.

Leggi tutti i post it

 COLLABORAZIONI

                                              
    

ATTENZIONE! Questo sito utilizza cookies e tecnologie simili.

Se si procede nella navigazione senza modificare le impostazioni del browser, si dimostra di accettarli. Per saperne di piu'

Approvo

In informatica i cookie HTTP (più comunemente denominati Web cookietracking cookie o semplicemente cookie) sono righe di testo usate per eseguire autenticazioni automatiche, tracciatura di sessioni e memorizzazione di informazioni specifiche riguardanti gli utenti che accedono al server, come ad esempio siti web preferiti o, in caso di acquisti via internet, il contenuto dei loro "carrelli della spesa".

Nel dettaglio, sono stringhe di testo di piccola dimensione inviate da un server ad un Web client (di solito un browser) e poi rimandati indietro dal client al server (senza subire modifiche) ogni volta che il client accede alla stessa porzione dello stessodominio web. Il termine "cookie" – letteralmente "biscotto" – deriva da magic cookie (biscotto magico), concetto noto in ambiente UNIX che ha ispirato sia l'idea che il nome dei cookie HTTP.

Ogni dominio o sua porzione che viene visitata col browser può impostare dei cookie. Poiché una tipica pagina Internet, ad esempio quella di un giornale in rete, contiene oggetti che provengono da molti domini diversi e ognuno di essi può impostare cookie, è normale ospitare nel proprio browser molte centinaia di cookie.

(Tratto da Wikipedia)