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L'inviata romana - Vissi per Maria

"Io non so quasi nulla della Callas. Ci capirò qualcosa?"
Sorge spontanea la domanda quando stai per andare a vedere uno spettacolo a teatro e ti imbarazza la tua ignoranza sul tema. Specialmente se è così famoso.
Questo poteva pensare chiunque, non melomane, stesse per seguire "Vissi per Maria", monologo di Roberto D'Alessandro sulla celebre soprano Maria Callas, in scena il 14 e 15 marzo scorsi al Teatro di Documenti di Roma. A volte, però, il teatro riserva piacevoli sorprese. Partendo dall'edificio stesso: in questo caso, il misconosciuto Teatro di Documenti.

Siamo a Roma, quartiere Testaccio: strade, traffico, nulla di interessante all'apparenza. Finché, almeno, non avviene una delle tipiche magie romane che ti fanno ricordare d'un tratto il motivo per cui frequenti la Città Eterna. Il Teatro di Documenti, realizzato negli anni ottanta dalle grotte seicentesche del Monte Testaccio e legato all'omonima Associazione di Luciano Damiani, Luca Ronconi e Giuseppe Sinopoli, è infatti uno di quei piccoli gioielli inaspettati, incastonati in angoli sperduti della città, che ti si rivelano all'improvviso come un'apparizione. Luogo destinato ad essere esso stesso elemento vivo e partecipe dell'incontro fra attori e pubblico, il piccolo teatro scavato nel sottosuolo ti accoglie con una serie di basse arcate bianche e luminose, con un sapore di antico ma non di abbandono e soprattutto con il potere di fermare il tempo, portandoti lontano dalla rumorosa realtà esterna e dentro una nuova storia.

La storia in questione è quella che nasce via via dalle parole di Bruna, la governante che conobbe Maria Callas prima che diventasse la Divina e fu testimone discreta delle sue violente passioni, dei suoi trionfi e delle sue disfatte, per restarle vicino, sola, fino alla fine. A interpretare magistralmente il monologo è Siddartha Prestinari, attrice di formazione ed esperienze invidiabili e figlia di Ilza Prestinari, regista dello spettacolo nonché mimo e allieva di maestri del calibro di Lee Strasberg e Marcel Marceau.

Non sembra davvero una giovane donna qual è, Siddartha, quando accoglie il pubblico nei suoi panni senili, invitandolo ad accomodarsi. "Prego, prego! Siete stati molto carini a venire! La signora sarà davvero felice di ricevervi, è tanto tempo che non riceve amici!" Così, strascicando le pantofole e dimostrando un lieve accento veneto, Bruna accoglie gli spettatori in una delle suggestive e bianche aule-cantina del teatro, dove invita tutti a sedersi, con gentilezza, offrendo addirittura ai presenti thè e biscotti, insieme ai suoi ricordi. Momenti tristi e lieti passati al servizio della grande soprano, che sta per arrivare e non arriva mai. Nel frattempo il pubblico si trasforma: non più spettatore di teatro ma ospite nel salotto della Callas. Come un bimbo sulle ginocchia della nonna, entra, ricordo su ricordo, nel mondo di memorie di Bruna e insieme nella vita di una delle ultime, vere, dive mondiali. Non si applaude durante lo spettacolo: non perché Siddartha non lo meriti, piuttosto perché lei, in quello spazio e in quel tempo, è davvero l'anziana governante Bruna che ci intrattiene con pazienza e disponibilità, mentre noi dimentichiamo il ritardo della padrona di casa.

L'intera esistenza di un personaggio così celebre è ricapitolata di sfuggita, tramite una serie di assaggi, di confessioni e turbamenti vissuti dall'anziana donna di riflesso alla sua padrona. Non serve, quindi, conoscere la Callas dei rotocalchi d'epoca, non è necessario, fortunatamente, essere esperti di lirica per capire la sua storia e le due doti e restarne affascinati. Bruna parla di Maria Callas come di una donna senza dubbio unica, eccessiva nell'applicazione allo studio come nelle passioni amorose, desiderosa di riconoscimenti ma anche d'amore, capace di grandi collere e di slanci generosi. La governante, intervallando nostalgici pensieri con l'ascolto di arie che ripercorrono la splendida carriera della Divina, mostra agli ospiti fotografie, chiede pareri e fa entrare nella vita della celebre soprano di soppiatto. Da quando a New York, appena nata, la madre non aveva voluto vederla per giorni, presa dalla rabbia di non aver messo al mondo il tanto desiderato figlio maschio. Abbandono che per tutta la sua esistenza Maria Callas cercherà di sanare, venendo però a sua volta abbandonata da molte delle persone più importanti della sua vita. Non da Bruna, però.

La grande disciplina e lo studio ossessivo del canto che la caratterizzarono fin da bambina ne fecero una donna forte, capace di imparare a memoria intere parti di lirica in pochi giorni, con un'estensione vocale incredibile, un timbro all'occorrenza delicato o potente e una capacità recitativa non comune nel campo dell'opera. Un lavoro e un successo frutto di una grande fatica e di un costante impegno, controparte necessaria di un talento innegabile. Ne è riprova un caso che Bruna racconta ammirata, quando la Callas, che allora interpretava Lucia di Lammermoor a Dallas, non riuscì a prendere un mi bemolle sopracuto. Nessuno nel pubblico se ne accorse ma lei, quando tornò dietro le quinte, aveva le lacrime agli occhi e infilò le unghie nelle mani di Bruna sfogando con la fedele compagna la frustrazione di tempi difficili (era il momento in cui stava divorziando dal marito) e la rabbia per non aver svolto al meglio il suo lavoro, come avrebbe potuto. E a conferma di ciò, con stizza, ci confessa sorridendo Bruna, emise cinque mi bemolle consecutivi, mentre tutti la guardavano allibiti.

 

Questa sua disciplina, che riservava in primo luogo per se stessa, Maria Callas la riversava anche sulle persone a lei più vicine: è qui che la governante ci mostra l'elenco delle regole che vigevano in casa sua e a cui il personale doveva attenersi scrupolosamente. Una precisa lista che intimava al personale di vestirsi con cura, di essere pulito, educato, fino a estremi che fanno sorridere, come l'indicazione di bussare e chiedere permesso a ogni porta, prima di entrare, anche se si sapeva che dentro non c'era nessuno. Un lavorone, con tutte le porte della casa! Ricorda divertita Bruna.
Una severità indubbia, quella della signora, ma che si trasformava anche in complicità e affetto verso chi, come la fedele governante, le restava vicino e la capiva. Bruna aveva acquistato infatti nel tempo sempre più mansioni, perché si dimostrava discreta ma presente, devota ma pronta a dare anche i suoi consigli. Era la responsabile del guardaroba della Divina, dove i vestiti venivano, su suo ordine, catalogati e disposti con precisione. Racconta Bruna che a Maria Callas, nei momenti di sconforto, piaceva infatti rintanarsi fra piume e strascichi, gonne e guanti, accarezzandoli e rivivendo con ogni abito l'esibizione per la quale l'aveva indossato. Un particolare che rende l'umanità di una Diva tanto severa e determinata quanto fragile, capace dell'intero specchio delle passioni umane così come la sua voce era capace di affrontarne tutte le note. Una persona in fondo sensibile e riservata: per questo Bruna la difende dai pettegolezzi che venivano fuori spesso sul suo conto. Come quando, agli inizi della sua carriera, la Callas aveva stupito tutti riuscendo a perdere quasi trenta chili nell'arco di pochi mesi. Un dimagrimento così rapido e consistente da far nascere tante leggende, prima fra tutte quella che lei avrebbe ingoiato volontariamente la larva di una tenia per obbligarsi a dimagrire: tesi che Bruna prontamente ribalta, sostenendo che lei c'era quando Maria aveva gridato per liberarsene, perché, a suo dire, era la tenia che aveva già in corpo ad averla fatta ingrassare in precedenza e solo espellendola era guarita. Al di là della verità o meno dell'episodio, quest'assaggio mostra come tutta la vita della Callas fosse (o venisse tratteggiata) come una serie di gesta straordinarie, pari a quelle delle eroine liriche che lei rivestiva sul palco.

Caso lampante è costituito dalla vita sentimentale di Maria Callas, su cui la stessa Bruna si sofferma a lungo, rivivendone i momenti di estrema felicità e i più bui abissi di disperazione. Dal matrimonio della Callas con l'industriale Giambattista Meneghini, molto più anziano di lei, che, seppure fosse oggetto più di un profondo affetto che di un vero amore da parte della moglie, credette per primo nel suo talento e si spese per anni come suo manager, alla passione travolgente della diva per l'armatore greco Aristotele Onassis, da lei chiamato affettuosamente "Aristo". Bruna ricorda divertita come gli uomini di cui Maria si invaghiva fossero sempre brutti o vecchi, mentre lei era diventata magra e bellissima.
Mentre, però, durante gli anni del suo matrimonio, la carriera della Callas era decollata grazie al fatidico approdo alla Scala di Milano e a celebri interpretazioni della Lucia di Lammermoor, della Norma o della Traviata, l'incontro con Onassis durante la Carmen all'Opera di Parigi ("pensate, c'erano fra gli altri: Charlie Caplin, Brigitte Bardot, i duchi di Windsor, Jean Cocteau, gli ambasciatori di Stati Uniti e Russia!" confida Bruna) non fu che fonte di dolori personali e l'inizio del declino artistico per lei. Capace di un romantico corteggiamento e senza dubbio estremamente carismatico, l'armatore riuscì a conquistare la bella Callas durante una tempesta, a bordo del suo yacht, il Christina, quando erano ancora entrambi sposati. A breve, però, emerse sempre più in lui un atteggiamento duro, quasi invidioso per i successi dell'amante e per la lirica stessa. Onassis arrivò addirittura a definire Maria Callas una "cantante da pianobar" con un disprezzo che la soprano, dopo aver lottato tanto per ottenere la sua posizione di donna forte e di artista straordinaria, lasciava incredibilmente impunito, a causa dell'immenso amore nutrito per lui. Bruna sa quanto Onassis abbia fatto soffrire la sua padrona, ma non riesce ad odiarlo: solo con lui infatti ha visto Maria vivere dei periodi di felicità totale e di piena serenità. Fu per colpa sua, però, che accadde anche l'inevitabile rottura col marito, la fuga dalla villa di Sirmione (in cui non sarebbe più tornata), le crisi legate al divorzio che il marito non voleva concederle e al tentativo di ottenere un nuovo matrimonio con Onassis. La disperazione, le liti furiose e le passionali riappacificazioni portarono la diva, sempre più distratta e confusa, anche a deludenti performances artistiche, fra le quali Bruna ricorda in particolare ciò che accadde durante la Medea, alla Scala di Milano, quando la Callas, fischiata per un'esibizione sotto le sue possibilità, prima finì la strofa che stava cantando e poi, rivolta verso il pubblico, proruppe in un "io ho dato tutto per voi!" di rabbia e disperazione.

Gli ultimi anni della sua vita furono segnati da molti altri dolori e solo qualche spiraglio di serenità. Il dolore più grande, poiché seguito alla tanto desiderata notizia di essere finalmente incinta del suo adorato "Aristo", le venne proprio da lui. Con la freddezza del calcolatore, Onassis le fece infatti capire chiaramente che non voleva un figlio, mettendola alle strette e obbligandola a scegliere fra lui e il bambino, che si sarebbe dovuto chiamare Omero. Bruna non voleva ascoltare, ma era dietro la porta e sentì tutto: la disperazione della signora e il signore che andava ad ubriacarsi. Eppure, a dimostrazione di quanto il suo amore per lui fosse enorme seppur malato, la Callas rinunciò all'unica possibilità di diventare madre pur di tenere al suo fianco quell'uomo. La beffa suprema fu quella di venire a sapere in seguito, dalla televisione, delle nozze dello stesso Onassis con la vedova Kennedy. Bruna lo sapeva già, ma non aveva avuto la forza di dirlo alla sua padrona.
Nonostante il matrimonio, però, "Aristo" continuò a tornare a casa loro: la signora ogni volta sperava di recuperare l'antico amore, ma poi veniva puntualmente abbandonata. Fino a quando, per aver pace da quello strazio, assunse troppi sonniferi, rischiò di morire e a questo proposito tutti parlarono di tentato suicidio. Bruna ripensa alle tantissime rose che la sua padrona ricevette, ai tanti sostenitori in pensiero per lei, che la sommersero di attenzioni. Dopo tanto tempo, la Divina parve per un poco riprendersi. "Non mi era mai capitato di ricevere tanti fiori senza aver cantato”, le diceva sorridendo. Tuttavia pensava sempre a lui. Un mito ha evidentemente bisogno di un altro mito al suo fianco, e Onassis lo era: Bruna è ancora stupefatta se ripensa a quando, mentre la signora era a prendere il sole su un'isola greca, arrivò all'improvviso un elicottero da cui scese Onassis, si diresse senza dire una parola verso Maria, le infilò con eleganza un paio di orecchini, la baciò e scomparve in volo. Una scena da favola che non doveva avere, purtroppo, una uguale conclusione.
Poco dopo, infatti, l'amato Aristotele si ammalò e morì. Maria si ritrovò, come ironicamente diceva, a "esser vedova senza mai essere stata sposata": si chiuse in casa, avvolta nei ricordi, con il terrore di non aver più la sua voce e la sola, preziosa, compagnia di Bruna, che invece aveva rinunciato a tutto per lei.

A questo punto anche il pubblico si ritrova da solo con la governante, di ritorno dal suo mondo di memorie. Bruna adesso è finalmente consapevole che la sua padrona, come un Godot al femminile, non tornerà più. Il suo passo si fa più incerto e la donna, di colpo stanca e addolorata, accompagna i suoi ospiti in un'altra delle bianche stanze del teatro. Qui rivela, con voce rotta e commozione a pelle, di quando lei, proprio lei, una mattina trovò la padrona riversa sul suo letto di Parigi, morente. La Divina le raccomandò di non avvertire nessuno e, sorridente, le confermò la fiducia che in Bruna aveva sempre nutrito. Ora era finita, ora era in pace.

E se le sue ceneri sono state sparse nell'Egeo e i suoi vestiti venduti all'asta, qualcosa di Maria Callas non verrà mai tolto a Bruna come a ognuno di noi: la sua voce.

 

Martina Colligiani

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(Tratto da Wikipedia)