Contatti .......

L'inviata romana - Domus Romane

È quasi un luogo comune dire che a Roma, appena scavi, trovi qualcosa. Per niente un luogo comune, però, è quello che vi presentiamo stavolta. Per i profondi conoscitori dell'arte antica come per i turisti della domenica, per gli appassionati della bellezza passata come per gli amanti della moderna tecnologia, questa che vi proponiamo è una meta obbligata e incredibile della Capitale, che non vi lascerà delusi.

Siamo nel centro di Roma, così nel centro da essere a pochi passi da Piazza Venezia, dove sbocca Via del Corso e si dà il maestoso panorama dell'Altare della Patria, dei Fori e, più in lontananza, dell'immancabile Colosseo. Non ci rivolgiamo però verso questa parte fin troppo nota, almeno alle folle dei turisti. Ci interessiamo bensì al Palazzo Valentini, in Via IV Novembre, nelle immediate vicinanze dell'imponente e rumorosa piazza.
Palazzo Valentini è oggi conosciuto come il Palazzo della Provincia, perché in effetti ne è la sede dal 1873; la sua storia è però ben più antica. Edificato a partire dal 1585, all'interno di una grande opera di bonifica della zona dei Fori Imperiali e su volontà del cardinale Michele Bonelli, nipote di papa Pio V, il palazzo subì poi una serie di ampliamenti e ristrutturazioni durante tutto il XVII secolo. Finché, agli inizi del Settecento, fu dato in affitto a vari illustri personaggi dell'epoca: vi ricordiamo ad esempio il marchese Francesco Maria Ruspoli, che qui ospitò musicisti del calibro di Händel. In seguito fu acquistato dal cardinale Giuseppe Spinelli, che vi stabilì al piano terra la ricchissima biblioteca Imperiali, visitata anche da Winckelmann. Fu nel 1827 che l'edificio venne acquistato dal banchiere e console generale prussiano Vincenzo Valentini, la cui famiglia diede il nome alla struttura e ne fece la sua dimora, almeno fino all'acquisto da parte della Provincia di Roma, che lo possiede tuttora.

Il passaggio nelle mani statali, stavolta, è stata una vera benedizione per il palazzo, poiché ha permesso di scoprire inaspettate ricchezze sepolte sotto la sua grande mole, tali da costituire insieme la memoria passata dell'edificio e il suo rilancio futuro.
Nel 2005, durante i lavori di ristrutturazione dello stabile, emerse infatti dai sotterranei di Palazzo Valentini un'area archeologica di oltre 1800 metri quadrati, che si rivelò un intero quartiere abitativo del tardo II-III sec. d.C. Statue, mosaici, pavimenti ad intarsio, pareti decorate: insomma, due splendide domus patrizie di età imperiale, in tutto il loro sfarzo perduto. A cui si è aggiunta, a partire dal 2009, un'intera zona termale, interna ad una delle abitazioni, con la consueta suddivisione romana in frigidarium, tepidarium e calidarium, a indicare le diverse temperature che si trovavano nelle varie stanze, da attraversare per temprare animo e corpo. Dal 2010 gli scavi archeologici nel sottosuolo di Palazzo Valentini sono diventati, così, un'esposizione permanente, andando ad arricchire le miriadi di bellezze della Capitale e dimostrando come, anche negli anni duemila, possiamo essere sorpresi da un'esplosione improvvisa di arte e di storia.
Questi scavi hanno dimostrato però, anche ben altro, a cui non siamo (purtroppo) abituati nella nostra Italia, talmente ricca di valore e di cultura da poterla incoscientemente dissipare. Hanno dimostrato, cioè, come una intelligente valorizzazione dei beni culturali e un approccio dinamico e originale verso di essi, può rendere emozionanti le antiche pietre del passato anche per i più allergici ai musei e alla didattica. Questo è accaduto perché il vero e proprio percorso fra i resti delle domus romane sotterranee è stato affiancato ad un innovativo e coinvolgente intervento di valorizzazione,
curato da Piero Angela e da un'équipe di tecnici ed esperti quali Paco Lanciano e Gaetano Capasso, capace di dare letteralmente vita alle vestigia passate. Esso ci mostra come queste abitazioni dovevano apparire ai loro abitanti e ci accompagna in un tempo compresso che però sempre ci riguarda, facendoci attraversare in maniera virtuale (ma non per questo falsa) epoche lontane ma poi non così distanti da noi.

L'approccio a questo geniale incontro fra tecnologia e archeologia, a cui non siamo abituati, può portare un iniziale spaesamento: i visitatori si trovano infatti a camminare sopra spesse lastre di plexiglass, spesso in grandi aule buie che si illuminano sapientemente, dirigendo i visitatori-archeologi in direzioni ben precise. Lo sguardo, durante tutto il percorso, è accompagnato infatti dalla voce diffusa di Piero Angela e da luci ed effetti che mettono in risalto i particolari di cui si sta parlando e permettono di apprezzare ogni resto del passato capendone collocazione e storia, oltre che scoprendolo, con i suddetti giochi di luce, solo al momento opportuno, in modo da rimanerne davvero sorpresi. Muri si innalzano all'improvviso, appaiono decorazioni, linee di luce definiscono le basi delle colonne o aiutano a comprendere la struttura delle piscine termali: dimostrazioni concrete di cosa accade quando, con passione e competenza (oltre che con il necessario supporto di fondi), l'accurato studio di reperti, istituzioni e urbanistica cittadina fatta da architetti, archeologi e storici dell'arte dell'amministrazione provinciale si incontra con la capacità divulgativa e le tecniche di computer graphic proprie di Superquark e di tutto il suo staff, a metà fra il giornalismo scientifico e lo spettacolo. Sotto Palazzo Valentini non assistiamo a passeggiate annoiate fra anonimi mucchi di pietre e resti di colonne, guardati in modo distratto e inconsapevole, ma a una vera lettura del passato, fatta di voci, video ed effetti che permettono al visitatore di attraversare il libro della storia seguendone la trama con interesse, come se ne leggesse le pagine alla luce di una torcia.

Mentre gli straordinari mosaici che pavimentano una domus magicamente ritrovano la loro completezza grazie a questi giochi di luce, e mentre la visita si snoda nell'interno delle due dimore, dalle terme alla biblioteca alla palestra, non solo ci sentiamo ospiti di quelle remote famiglie che le abitarono (forse senatori, chissà) sentendo perfino i rumori dei bambini a corsa sulle scale o a giocare sotto i porticati, ma riviviamo l'intera storia di queste domus che giunge fino al terribile incendio in grado di raderle al suolo. Incendio originato, probabilmente, da un terremoto che colpì la città e distrusse statue e colonne di cui adesso vediamo i resti, insieme ai pavimenti segnati dalle crepe e ai tizzoni di legno ancora carbonizzati. A un certo punto riviviamo il dramma del crollo e delle fiamme che smembrano i preziosi pavimenti ad opus sectile e fanno crollare i ballatoi, partecipando al grande splendore come alla drammatica fine di quelle che dovevano essere, così come ci appaiono in un sorprendente filmato, delle enormi costruzioni.

 

Intervallate nel percorso che illustra le varie parti delle domus, non mancano poi stanze dedicate ai reperti ritrovati al loro interno, nonostante (o grazie) alla tragedia che le distrusse e le seppellì nelle macerie. Da antiche iscrizioni a parti di statue, da colonne a decorazioni: una ricchezza incredibile e in continuo aumento, visto che gli scavi non sono ancora terminati.
Quello che colpisce ancora di più, però, percorrendo le varie sale e rivivendo sviluppo e fine delle dimore romane, è accorgersi che questi sotterranei non parlano solo delle due domus, ma raccontano storie ben più lunghe e intricate, che giungono fino a noi.
Dai libri di storia impariamo quanto ogni epoca sopraggiunga alle passate e prenda possesso di quella precedente, inglobandola e costruendo altro sulle sue spalle; qui però questo fenomeno lo cogliamo in un colpo d'occhio, lo vediamo realizzarsi concretamente, in maniera quasi sfacciata. Accade quindi che una strada romana, antecedente alle domus, ne diventi una parte del cortile, mentre più in là ci imbattiamo in un pozzo medievale rimasto intatto. Senza contare che sopra le domus è di fatto sorto il palazzo rinascimentale, e questo ha usato le antiche stanze romane come discarica per la propria spazzatura, restituendoci a sua volta un “butto” cinquecentesco, pieno per noi di sorprese, come resti di cibo dell'epoca o stoviglie un tempo da buttare.

  

Oppure si è servito di intere statue romane come semplice materiale di riempimento per le proprie mura, senza nemmeno darsi pensiero se le fondamenta del palazzo andavano a tranciare gli antichi, bellissimi, mosaici romani!

 

Insomma, passando per questi sotterranei sembra veramente di essere rinchiusi in un libro di storia, dove tutte le epoche, di norma distribuite nel tempo, hanno deciso di darsi appuntamento e presentarsi ai nostri occhi in un'assurda quanto affascinante contemporaneità. È impossibile, là sotto, non sentirci ultimo frutto di innumerevoli generazioni e culture, stili e famiglie, che ci hanno portato, nel bene e nel male, ad essere come siamo.
Il percorso non si pone però come un viaggio concluso, determinato: gli scavi, infatti, proseguendo ancora oggi, riservano di anno in anno incredibili novità. Alla fine del 2011, per esempio, si sono arricchiti del significativo settore intorno alla Colonna Traiana, di cui, alla fine del percorso, viene raccontata la storia in modo preciso e coinvolgente. Questi scavi stanno permettendo, cioè, di iniziare a svelare l'organizzazione dei Fori romani, portando addirittura al ritrovamento di quello che dovrebbe essere il celebre Tempio di Traiano (II sec d.C), voluto dall'imperatore Adriano per commemorare il grande padre adottivo e sua moglie, e che doveva innalzarsi fra la Basilica Ulpia (i cui resti sono costituiti dalle sottili colonne visibili oggi nei Fori) e la Colonna Traiana stessa. Doveva essere dotato di colonne talmente enormi quali non si erano mai viste: passare accanto ad una di esse, a conclusione della nostra visita, è davvero sbalorditivo!

  

Le indagini e gli scavi continuano quindi tutt'oggi, così come l'espansione del moderno e affascinante museo multimediale ad essi collegato. Questo ci permette di non limitare le nostre aspettative future ma, anzi, ci spinge ad aprirci verso preziosi, ulteriori ritrovamenti, che magari chiariranno ancora di più il nostro passato per permetterci di capire meglio il nostro futuro.

 

 

Martina Colligiani

e-max.it: your social media marketing partner
MACO...SA RIDI?

 

Il buonumore sul sito di OltrePistoia è assicurato! Da chi? Dal nostro vignettista di fiducia: Mauro Colligiani o, in arte, MACO! Buon divertimento!

 CURIOSITA' IN PILLOLE
PERSONAGGI ILLUSTRI
OLTRE LO SGUARDO

 

Aforismi poetici a cura del poeta pistoiese Simone Magli

Leggi tutti gli aforismi

I POST IT DELL'ANIMA

 

Dediche di luoghi per persone che amiamo. Nello spazio di un post it.

Leggi tutti i post it

 COLLABORAZIONI

                                              
    

ATTENZIONE! Questo sito utilizza cookies e tecnologie simili.

Se si procede nella navigazione senza modificare le impostazioni del browser, si dimostra di accettarli. Per saperne di piu'

Approvo

In informatica i cookie HTTP (più comunemente denominati Web cookietracking cookie o semplicemente cookie) sono righe di testo usate per eseguire autenticazioni automatiche, tracciatura di sessioni e memorizzazione di informazioni specifiche riguardanti gli utenti che accedono al server, come ad esempio siti web preferiti o, in caso di acquisti via internet, il contenuto dei loro "carrelli della spesa".

Nel dettaglio, sono stringhe di testo di piccola dimensione inviate da un server ad un Web client (di solito un browser) e poi rimandati indietro dal client al server (senza subire modifiche) ogni volta che il client accede alla stessa porzione dello stessodominio web. Il termine "cookie" – letteralmente "biscotto" – deriva da magic cookie (biscotto magico), concetto noto in ambiente UNIX che ha ispirato sia l'idea che il nome dei cookie HTTP.

Ogni dominio o sua porzione che viene visitata col browser può impostare dei cookie. Poiché una tipica pagina Internet, ad esempio quella di un giornale in rete, contiene oggetti che provengono da molti domini diversi e ognuno di essi può impostare cookie, è normale ospitare nel proprio browser molte centinaia di cookie.

(Tratto da Wikipedia)