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L'inviata romana - L'Orlando Furioso

Di Roma si possono raccontare tanti aspetti: le vestigia antiche del centro, le forme d'arte contemporanea delle periferie, le rassegne e gli spettacoli teatrali allestiti in città ma dalla provenienza internazionale.
Stavolta, però, non faremo nulla di tutto ciò: per una volta vi parliamo di Roma, infatti, perché proprio qui abbiamo incontrato un bell'esempio di arte cittadina, pistoiese appunto, che ha portato Pistoia “alla conquista” di Roma.

 

Il B17: il negozio di illustrazioni che non vuole essere una galleria

L'incontro è avvenuto sabato 14 novembre nella cornice (è il caso di dirlo!) di un piccolo ma accogliente locale: il B17, che si definisce “negozio di illustrazioni e mostra permanente" e si trova in Via Bertani 17, nel cuore del vivace e suggestivo quartiere di Trastevere.

Aperto da poco più di un anno, è nato dall'estro e dall'intraprendenza di due giovani donne, Cristiana Cerretti e Mariangela Salafia, rispettivamente un'illustratrice e una consulente d'impresa, che hanno deciso di trasformare il loro studio in uno snodo aperto e gratuito verso il flusso creativo della zona, oltre che in un'occasione di incontro con le realtà dell'illustrazione di ogni provenienza.
La loro (alta ma ammirevole) ambizione è di far diventare questo spazio il punto di riferimento per la promozione di una vera e propria cultura dell'illustrazione a Roma e in Italia, perché questa forma d'arte non venga considerata appunto un genere distinto, o addirittura inferiore, di arte.

B17

 

B17

Ecco quindi l'idea di definirsi “negozio” e non “galleria”: un luogo cioè dove la gente, oltre ad ammirare la collezione esposta in modo permanente, possa passare, sbirciare fra le tante proposte presenti, mettersi in gioco, chiedere. Recuperando, magari, il gusto che provava da bambina di fronte alla magia di un libro illustrato; di fronte a quelle immagini, a volte dolci a volte paurose, che non si fanno mai guardare con soggezione e restano impresse come vecchi amici nella nostra memoria di adulti.

Michele Fabbricatore: dalla passione per il pongo alla furia di Orlando

È proprio all'interno dello spazio del B17 che sabato 14 novembre abbiamo partecipato all'inaugurazione della mostra temporanea del ceramista e illustratore pistoiese Michele Fabbricatore.

Michele Fabbricatore

La sua dedizione verso il mondo dell'arte (della scultura in particolare) sembrava già segnata da quando, a cinque anni, Michele si divertiva modellando il pongo: un gioco che è diventato quasi un destino, portandolo presto a diplomarsi in scultura all'Accademia di Belle Arti di Firenze, a vincere una borsa di studio con famosi ceramisti in Olanda, e ad una lunga serie di mostre personali e collettive sparse per tutta Italia. Il laboratorio dove lavora ed espone rimane, però, in centro a Pistoia. Dopo aver rivolto l'attenzione al mito, alle fiabe o al tema de “Le città invisibili” di Calvino, adesso un'altra sua passione letteraria si è fatta ceramica e disegno personale: l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

L'Orlando Furioso: “Le donne, i cavalier, l'armi, gli amori...”

Così recita l'incipit del celebre poema ariostesco, così si legge su una delle ceramiche di Michele Fabbricatore e così dicono, risuonando, gli stessi versi del poeta, riportati in vita durante l'inaugurazione della mostra dalla coinvolgente lettura teatrale di un altro pistoiese temporaneamente a Roma, Cristiano Lorenzi.

Incipit Orlando Furioso

Cristiano Lorenzi

E in questo stesso incipit sono già inclusi tutti gli elementi fondamentali che caratterizzeranno il poema ariostesco, così come la stessa rilettura in chiave scultoreo-grafica riproposta dall'artista pistoiese.
Si possono distinguere tre elementi su tutti, necessariamente compresenti e legati fra loro: l'intrecciarsi molteplice di trame e vicende che si susseguono l'una dietro l'altra; l'elemento magico, di incanto e perdita di sé e, infine, la leggerezza con cui tutto ciò viene raccontato, dietro a un sorriso ironico e ai colori pastello di un sapiente distacco.

1. L'intreccio delle vicende

L'accavallarsi di storie di diverso tenore, il continuo susseguirsi di vicende, personaggi, scopi, può essere anche frastornante all'interno del poema, portando il lettore in un turbine di avvenimenti e passioni da cui sembra non ci sia scampo.
Non è un caso, quindi, che anche opere per loro natura statiche come le ceramiche di Fabbricatore, si ritrovino spesso a immortalare battaglie sospese, fughe lasciate a metà, cavalli al galoppo intrappolati nell'argilla di un istante.
I personaggi ariosteschi, attratti dall'incredibile forza d'amore o contrapposti dalla dura necessità della guerra, non riescono a trovare pace se non in qualcosa di ulteriore, che vogliono raggiungere e che non possiederanno mai davvero: emblema di questo vorticoso desiderio è Angelica, ambita da tutti (Orlando e Rinaldo in primis) ma da nessuno raggiunta, all'interno di un meccanismo ripetitivo di cui lei è catalizzatore e insieme vittima.
Come nel grande libro di Ariosto, così nelle opere di Fabbricatore traspare quindi un'idea di
movimento continuo, a vuoto, proprio di tutti coloro che vorrebbero lasciare la pagina o lo spazio della ceramica per realizzarsi al di fuori di essa. Senza, ovviamente, poterci riuscire.

 Ruggiero e Radamante

2. Il potere delle illusioni

Qui si arriva al secondo punto: il movimento inquieto dei personaggi cantati dall'illustre poeta emiliano o plasmati nelle opere dell'artista pistoiese, infatti, non giunge mai ad una conclusione, né può.
Perché ogni personaggio, pur preso dalla frenesia d'amore o dall' (apparentemente) netta volontà di raggiungere un certo obiettivo, come tanto all'improvviso è stato colto da una precisa fissazione, così, ugualmente all'improvviso, la può dimenticare, passando da un coinvolgimento totale a un disinteresse completo, in modo quasi magico.
Per giustificare e raccontare l'incostanza dei desideri umani, Ariosto mette su un vero castello: quello escogitato dal Mago Atlante per distogliere le attenzioni del figlioccio Ruggiero dalla guerriera Bradamante, dove tutti i cavalieri rimarranno però prima o poi invischiati, correndo dietro alle loro illusioni in un labirinto infinito come le vie della loro mente, in un'eterna distrazione verso l'esterno che porta di conseguenza ognuno a dimenticarsi di sé.

 Castello di Atlante

3. L'ironia di Ariosto

Paradossale, appunto, è che forse il luogo più “conclusivo” dell'opera ariostesca sia quello lontano per eccellenza, tanto da non essere nemmeno sulla Terra: è sulla Luna infatti che Astolfo, a cavallo di un ippogrifo, recupera il senno di Orlando, fino ad allora “furioso” d'amore per la bella Angelica, facendogli ritrovare se stesso.
Questa paradossalità segna anche l'altra grande caratteristica del poeta emiliano, amata e recuperata da Michele Fabbricatore: l'atteggiamento ironico, saggiamente distaccato, verso tutte le vicende raccontate.
Ai tempi di Ariosto le gesta dei cavalieri medievali erano senza dubbio un fatto passato, non se ne conoscevano più le reali dinamiche né si capiva il senso che ai loro tempi doveva averle animate. 
Anche per questo il poeta emiliano non poteva sentirle proprie del tutto ma, facendole attraversare dagli impulsi più autentici dell'uomo (come l'amore e l'odio), le ha rese specchio dei comportamenti umani di ogni età; le osservò, quindi, con quella mitezza e acume che lo spinsero a desiderare sempre per sé (con scarso successo) una vita tranquilla alla corte degli Estensi.
Così anche i tratti fiabeschi, le forme giocose e i colori tenui delle opere di Michele Fabbricatore trasmettono un'altrettanto originale e divertita visione del mondo, accompagnandoci oltre la pazzia di Orlando, verso la ricerca di un nuovo equilibrio e di un'integrità personale recuperata.

 Astolfo sulla Luna

Questo un assaggio di tutto ciò che abbiamo visto e sentito all'inaugurazione della mostra dell'artista pistoiese a Roma, dove alcune scene dell'Orlando Furioso sono diventate vere e proprie “illustrazioni di ceramica” (oltre che di carta), restituendo lo spirito di un poema antico con la vividezza di suggestive acqueforti e la magia di delicate ceramiche.

L'Orlando Furioso: verso il Cinquecentenario

Vi interessa andare a vedere questa bella esposizione? La mostra, dopo aver riscosso successo nelle sue tappe di Pistoia, Bologna, Firenze e dell'Isola d'Elba, rimarrà a Roma ancora per qualche giorno: precisamente fino a sabato 28 novembre, ed è visitabile dalle 10.30 alle 18.30.
Se vi siete incuriositi ma non potete arrivare fin là, comunque, non vi preoccupate. Il prossimo anno ricorre il 500esimo anniversario della pubblicazione dell'Orlando Furioso: quale migliore occasione ci potrebbe essere per riproporla? C'è solo da aspettare, quindi. Senza..infuriarsi!

 

 

Martina Colligiani

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(Tratto da Wikipedia)