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L'inviata romana - Fumetto Italiano

C'è l'architettura e la pittura. Poi la scultura, la musica e la poesia. La danza, il cinema e infine la radio insieme alla televisione. Siamo a otto.
E la nona arte, questa sconosciuta, qual è? Ma il fumetto!
Dopo aver guardato Roma, per molti articoli, tramite le prime otto straordinarie arti, è quindi giusto (ma soprattutto bello!) dare spazio anche a quell'arte che si trova in fondo alla fila, ma che poi, a ben vedere, non è ultima a nessuno.

Benvenuti quindi nel mondo del fumetto, grazie all'affascinante mostra in cui vi accompagneremo stavolta, allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 27 febbraio scorso al 24 aprile prossimo e dal titolo: “Fumetto italiano. Cinquant'anni di romanzi disegnati.”

 

Il Romanzo Disegnato: tutto ebbe inizio da Hugo Pratt...

 

Chissà perché i fumetti sono guardati spesso dall'alto in basso, con uno tono se non altezzoso almeno compassionevole verso chi si ostina a considerarli arte; oppure sono collegati necessariamente al periodo dell'infanzia o dell'adolescenza, come se poi, crescendo, potessimo passare finalmente ad arti più “serie”.

Per fortuna non tutti ubbidiscono a questi pregiudizi: molti si sentono liberi di apprezzare qualunque forma d'arte, se ci fa vivere meglio e rimane attaccata ai nostri cuori. Quanti, infatti, avranno file di Topolino in casa o saranno diventati adulti con Tex o Dylan Dog? E chi, crescendo, non è passato al “romanzo grafico” (la graphic novel di oggi), facendo la conoscenza di Corto Maltese o dei personaggi di Altan, di autori del calibro di Andrea Pazienza o Sergio Toppi?
Sicuramente lo ha fatto Giulio Giorello, stimato filosofo della scienza nonché grande appassionato di fumetti che ha collaborato alla consulenza scientifica della mostra, curata da Paolo Barcucci e Silvano Mezzavilla. Mostra che mette insieme quaranta “romanzi disegnati” da altrettanti artisti, per un totale di circa trecento tavole originali, disposte in ordine cronologico e per la prima volta affiancate le une alle altre. In modo da creare, così, un susseguirsi interminabile e vario di tratti e parole che ci porta dal 1967 ai giorni nostri al ritmo di stupori, riflessioni e avventure.

Come nelle storie che partono da lontano, possiamo dire che tutto ebbe inizio con Hugo Pratt e il suo carismatico e sognatore Corto Maltese.

Era il 1967 quando venne pubblicato “Una ballata del mare salato” di Hugo Pratt, in cui compariva per la prima volta l'affascinante e ironico avventuriero Corto Maltese, in perenne ricerca di sé nei Mari del Sud, circondato da ruffiani, vittime, amici e (spesso) criminali, in disputa continua con il gretto Rasputin e pronto a correre in aiuto di coraggiose e belle fanciulle, incontrate durante le sue peripezie. Quella di Corto Maltese è una figura sospesa fra il marinaio sbruffone e il gentile cavaliere, un antieroe che si disinteressa del denaro e del potere, rincorrendo ideali di libertà e giustizia: caratteristiche queste, che dalle isole dei Caraibi e dalle steppe della Manciuria, dove si dipanano le sue avventure, lo porteranno alla conquista del mondo reale, e lo faranno diventare un vero mito letterario del Novecento.

 

Gli anni '70 e '80: da Andrea Pazienza a Milo Manara

 

Ciò che accomuna Hugo Pratt al lungo seguito di fumettisti esposti nella mostra è proprio la capacità di trovare nell'illustrazione la propria casa: essa appare come l'unico mezzo adatto per creare archetipi e visioni in grado di rimanere incise nell'immaginario personale e collettivo delle persone, nonostante il passare degli anni. Alcuni autori in particolare hanno un talento così innato e una vocazione talmente forte che riescono a esprimere la propria visione originale del mondo e dell'arte in tempi assai brevi ma con una forza che rende impossibile, a chi li seguirà, prescinderne.

È il caso di Andrea Pazienza, qui rappresentato dalla sua prima opera pubblicata, “Le straordinarie avventure di Pentothal”, apparsa a puntate sulla rivista “Alter Alter” dal 1977 e che l'ha consacrato genio del fumetto ad appena 21 anni.

L'esplosiva capacità di mescolare e fondere, il sincretismo creativo presente nel suo tratto e nell'incredibile florilegio di spunti delle sue tavole, lo si ritrova anche nello suo modo stesso, innovativo, di intendere il fumetto, sempre meno collegato al mero intrattenimento e a scopi di evasione. Andrea Pazienza indaga fin da subito, infatti, le incredibili potenzialità espressive di questo mezzo, utilizzandole per esprimere tutti gli entusiasmi e le delusioni del movimento contestatore studentesco a Bologna in quegli anni; a cui aggiunge, però, con il suo estro artistico e onirico, vicende personali e private quasi nella forma di un diario. La mescolanza creativa di elementi e la pluralità degli spunti, che la mostra evidenzia in questo lungo dipanarsi di tavole, deriva anche dagli incontri effettivi e dalle collaborazioni reali che fra questi artisti si ebbero e che si rivelano sempre prolifiche. Per cui Paz, fin da giovanissimo, conobbe e condivise idee (oltre al clima dei tempi) con fumettisti del calibro di Igort, Magnus, Lorenzo Mattotti, Sergio Staino o Altan, per citare solo i più famosi. Dando vita a una quantità di fumetti, pitture, scenografie, ma anche locandine di film e copertine di album, incredibile considerando che è morto all'età di soli 32 anni.

Accanto a Andrea Pazienza, proseguendo in questo pellegrinaggio di tavole a fumetti, troviamo quindi altri che con lui e parallelamente a lui hanno condiviso quel periodo storico, la passione per il fumetto e, in particolare, la predilezione per i “romanzi grafici”: per esempio, Altan.

 

Perché ciò che continua a essere degno di stima in questo mondo a volte misconosciuto del fumetto, eppure tanto ricco e coinvolgente, è proprio lo sguardo ironico che lo caratterizza, e che si vuole affrancare dai pregiudizi, in una prospettiva di libertà totale. Per questo, un autore di spicco come Altan è capace di divertire e intenerire da anni generazioni di bambini con le storie della Pimpa, ma allo stesso modo di creare “graphic novel” per adulti del calibro di “Cuori pazzi” (1979), dove una romanzesca parodia della nostra realtà fa ridere sì, ma lasciando l'amaro in bocca e nel cuore.

Accanto a Altan, eppure di nuovo espressione di un modo diverso di vivere e interpretare il fumetto troviamo poi le tavole di Sergio Toppi, con le sue meravigliose atmosfere d'Oriente di “Sharaz-de: la lunga notte” (1979), trasposizione a fumetti delle vicende de “Le mille e una notte” sempre pubblicato sulla rivista “Alter Alter”.

Il netto contrasto fra il bianco e il nero, la minuzia dei particolari e il tratto elegante e incantato, rendono Sergio Toppi l'autore ideale per raccontare storie di mito e magia, rese però all'interno di contesti realistici e credibili, con atmosfere brulle e suggestive. In modo da disegnare storie che sarebbero per adulti, perché piene di omicidi, sangue e vendette, con uno stile però affascinante e attraente anche per i più giovani. Tanto che celebre è la sua collaborazione con “Il Giornalino”, che alla sua indiscussa maestria ha dedicato ben 12 volumi di raccolta.

Basta passare alle tavole accanto per riconoscere subito un altro esponente di spicco del “romanzo disegnato” italiano: Milo Manara, presente con “Sognare, forse...Le avventure orientali di Giuseppe Bergman” (1988), dove l'Oriente è, in questo caso, soprattutto un pretesto per una storia che può apparire a tratti slegata e dispersiva ma sicuramente resa magnetica dall'inconfondibile sensualità del tratto di Manara, capace di unire nelle sue opere una costante carica erotica con elementi di attualità e critica sociale.

Ecco che adesso siamo arrivati al nuovo millennio e, spizzicando qua e là fra le tavole, diamo un'occhiata a cosa ci riservano i fumettisti degli anni Duemila.

 

Gli anni 2000: da Leo Ortolani a un Gipi ancora inedito

 

Credo che un personaggio un po' "difettoso", come in effetti siamo tutti noi, attiri naturalmente la simpatia del pubblico. Ci si rivede in lui e si ride dei nostri difetti, ma a parte questo, immagino che la capacità di lottare e di credere in sé stesso, tipica di Rat-Man, sia una piccola luce di speranza. Un anti-eroe, come lo definirebbero, che, al di là della forma fisica assente, potrebbe essere benissimo al livello di un Balboa prima maniera.”

Così Leo Ortolani parla del suo celebre personaggio “Rat Man”, presente alla mostra con la storia “Rat Man – Non di questo mondo!” (2009). Il suo è un altro di quei personaggi che ha lasciato il segno e che è nato dal naturale umorismo dell'autore, unito al suo amore per il mondo fantastico dei supereroi e delle grandi avventure che attira un po' tutti, per quanto lontano dal quotidiano (o forse proprio per questo.) Storie da ridere e apprezzare, quindi, come questa, che fa addirittura del metafumetto, ridendo del mondo stesso dei fumettisti e prendendo in giro i propri stessi inizi di carriera.

 

A proposito della capacità di far passare l'umorismo nel fumetto trattando dei piccoli guai del quotidiano, senza scollarli da uno sfondo più universale e profondo, come non parlare di Zerocalcare, che è stato addirittura candidato al Premio Strega 2015 con il suo “Dimentica il mio nome” (2014)?

Un'opera, questa, che oltre gli armadilli e le solite atmosfere di una scalcagnata Rebibbia, affronta tematiche più delicate per l'autore, come il dolore e la difficoltà di diventare grandi, e lo fa con una sapiente miscela di malinconia, dolcezza e ironia. Conferma ulteriore delle possibilità evocative che ha il “romanzo disegnato” anche quando parla del quotidiano, senza prendersi troppo sul serio; perché sono i tratti sinceri e la visione originale del mondo che vivono dietro a ogni storia a renderla unica e insieme comprensibile da tutti.

A questo punto, la panoramica sulla mostra che si snoda lungo il percorso della “graphic novel” in Italia è a buon punto. Ovviamente non è conclusa, perché quaranta autori, ognuno col suo stile e la sua forza, sono troppi da presentare. E poi non sarebbe neanche giusta, perché toglierebbe il gusto di visitarla di persona, questa esposizione. Esposizione che merita davvero: per il quartiere dove si trova, per le atmosfere che suscita e per le emozioni che lascia al visitatore.
A proposito di emozioni e spunti, ecco, quindi, una breve carrellata di autori contemporanei su cui abbiamo soffermato la nostra attenzione. Giusto per incuriosirvi un altro po'!

Si parte da Manuele Fior, con il suo “Cinquemila chilometri al secondo” (2010)...

...poi si arriva a “Ferriera” (2014) di Pia Valentinis...

...e a “L'isola” di Fabio Visintin (2014)...

...fino a Davide Reviati e il suo “Sputa tre volte” (2016)

Ci ruba un ultimo sguardo e un brivido di ammirazione, infine, il lavoro ancora inedito di Gipi:“Walker”. Per quanto i tratti spigolosi dei suoi personaggi, insieme alla durezza e al realismo di ciò che spesso racconta, possano turbare chi li guarda, la sua maestria nell'uso dell'acquerello, così delicato e poetico, con questi tratti allo stesso tempo stride e s'impasta.
È impossibile, quindi, non farsi trascinare nelle atmosfere che evoca, anche se narrano storie misteriose e ancora non pubblicate.

Ma in fondo è anche qui il fascino di mostre come questa, e di arti come la “nona”: quello di riuscire a gettare il lettore all'interno di storie e colori, grazie alla magia del disegno e all'attrazione della parola, che per una volta sono mescolate verso lo stesso scopo e reciprocamente più forti, insieme.

 

Martina Colligiani

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(Tratto da Wikipedia)