Le tradizioni popolari: gli scioglilingua e le filastrocche

 

Dopo aver parlato della ninna nanna il “viaggio” prosegue alla scoperta di altre tradizioni popolari: questa volta divertenti e  dilettevoli.

Partiamo dallo scioglilingua: ovvero un gioco di parole caratterizzato dalla ripetizione di uno stesso suono, che genera una sorta di tiritera.  La difficoltà sta proprio nella reiterazione di alcune frasi, scritte con gruppi di suoni di non facile pronuncia, che pronunciate il più velocemente possibile presentano diverse difficoltà di pronuncia.

 

 

 

La sua origine è sicuramente popolare e spesso ha la forma di proverbio, ma è usualmente detto un nonsense (ovvero unafrase che esprime un bizzarro umorismo mediante strani accostamenti di parole). Nella tradizione popolare si trovano scioglilingua dalle combinazioni più semplici a quelli più complessi; li ricordate questi?

 

 

Sopra la panca la capra campa,

sotto la panca la capra crepa.

 

***

 

 

Trentatré trentini

entrarono in Trento

tutti e trentatré

trotterellando.

 

***

 

Tre tigri contro tre tigri

 

 

Lo scioglilingua, oltre ad essere un divertente passatempo, è anche un piacevole pretesto per organizzare delle vere e proprie gare di abilità, per vantarsi della propria bravura. Infatti la modalità di accostare le parole in modo divertente, a volte anche senza senso, con particolare difficoltà di pronunciarle in fretta, è uno dei tanti modi per dimostrare le proprie capacità linguistiche e quindi conquistarsi l’appellativo di “lingua sciolta“. Provate a ripetere velocemente questi scioglilingua!

 

 

Se l’arcivescovo di Costantinopoli

si volesse disarcivescoviscostantinopolizzare

ti arcivescoviscostantinopolizzeresti tu?

Ma io no che non mi arcivescoviscostantinopolizzerei

per disarvivescoviscostantinopolizzare

l’Arcivescovo di Costantinopoli.

 

***

 

A che serve

che la serva si conservi la conserva,

 se la serva quando serve

non si serve di conserva?

 

 

Oggi questa tradizione è pressoché scomparsa e i nonni sono sicuramente le persone che più ricordano questo datato gioco. Ai loro tempi non c’erano le televisioni quindi per ingannare il lento scorrere delle ore serali cosa fare, se non divertirsi con le parole? Ma questo non era solo un divertimento per intrattenersi a “veglia” (così veniva detto il riunirsi a casa di qualcuno per trascorrere la serata), ma aveva anche una funzione didattico-educativa. Perché recitare uno scioglilingua o una filastrocca oltre ad essere adatto a consolidare la memoria rafforza anche l’uso delle parole del nostro vocabolario linguistico e potenzia l’ascolto e l’apprendimento. Qualità molto importanti considerando che all’epoca dei  nostri nonni le possibilità di andare a scuola erano purtroppo molto poche. Quindi potremmo dire che questi ‘piccoli’ giochi contribuivano all’alfabetizzazione dei bambini.

 

 

Apelle, figlio d’Apollo,

fece una palla di pelle di pollo,

tutti i pesci vennero a galla

per vedere la palla di pelle di pollo,

fatta da Apelle, figlio di Apollo.

 

***

 

C’era una volta una cincibiriciaccola,

che aveva centocinquanta cincibiriciaccolini.

Un giorno la cincibiriciaccola disse

ai suoi centocinquanta cincibiriciaccolini:

“Smettetela di cincibiriciaccolare sempre,

altrimenti un giorno non cincibiriciaccolerete più”.

 

 

Un’altra tradizione popolare è la filastrocca: deriva dal termine popolare toscano filastroccola e sono brevi canzonette recitate dagli adulti per divertire i bambini. Come per gli scioglilingua anche le filastrocche sono un’accozzaglia di sillabe, di parole, di frasi che talvolta riproducono indefinitamente lo stesso motivo. Vi ricordate questi motivetti?

 

 

 

Cavallino arrò arrò

Cavallino arrò arrò,

piglia la biada che ti dò.

Piglia i ferri che ti metto

per andare a San Francesco.

A San Francesco c’è una via

per andare a casa mia.

A casa mia c’è un altare

con tre monache a cantare;

c’è n’è una più vecchietta:

Santa Barbara benedetta!

 

 

Un sol legno non fa poco

 

Un sol legno non fa poco,

due ne faranno troppo poco,

tre ne fanno un focherello,

quattro fanno un foco bello,

cinque lo fanno da signore,

sei lo fanno da fattore!

 

 

Quella delle filastrocche è una lettura semplice e piacevole anch’essa radicata nella tradizione culturale dei popoli e costituisce forse la forma poetica più antica, tanto che sono documentate anche al tempo degli antichi Romani. Come per gli scioglilingua pure le filastrocche hanno funzione educativa e non possono considerarsi solo un antico gioco, ma anche un valido elemento per insegnare ai bambini delle conoscenze di base, divertendosi con i suoni e le parole. Alcuni testi, per esempio, dovevano far apprendere i nomi delle parti del corpo, o quelli dei mesi dell’anno, oppure contenevano elenchi di oggetti: tutti strumenti per aiutare i bambini a scoprire la realtà che li circonda e arricchire il linguaggio sviluppando la capacità di osservazione e di ascolto.

 

La novella dello stento

 

La novella dello stento

che dura tanto tempo:

te l’ho a dire

o te la dirò?

 No!

Non si dice no alla novella dello stento

che dura tanto tempo:

te l’ho a dire

o te lo dirò?

Si!

Non si dice di si alla novella dello stento

che dura tanto tempo:

te l’ho a dire

o te la dirò?

(e si continua fino alla noia)

 

Trenta dì conta novembre

 

Trenta dì conta novembre,

con aprile, giugno e settembre.

Di ventotto ce n’è uno,

tutti gli altri n’han trentuno!

 

Questo è l’occhio bello

 

Questo è l’occhio bello, (si tocca un occhio)

questo è suo fratello. (si tocca l’altro occhio)

Questa è la gotina, (si tocca una guancia)

questa è la sorellina. (si tocca l’altra guancia)

Questa è la chiesina (si toccano le labbra)

e queste le seggioline. (si toccano i denti)

Questo è il campanile (si tocca il naso)

con le campane che fanno din don. (si tira il naso)

 

Secondo alcuni studiosi la ripetizione di determinati suoni nella filastrocche nasce dai rapporti che si stabiliscono tra madre e figlio fin dalla nascita. I bambini, infatti ripetono duplicandole, le sillabe che la mamma pronuncia per avviare l’apprendimento del linguaggio ( mam-ma, pa-pa, coc-co, pap-pa, ecc.). Altri studiosi affermano che alcune filastrocche derivano da antiche formule magiche, forse dai responsi ambigui degli indovini, da vecchi riti e cerimonie andati perduti col tempo e perciò, oggi, incomprensibili. Qualunque sia l’origine di queste tradizioni popolari quello che possiamo fare è ricordarle affinché possano essere tramandate, perché questo patrimonio orale non vada definitivamente perduto.

 

Cristina Bruni

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