Le tradizioni popolari: i giochi

Il “viaggio” intrapreso nelle tradizioni popolari si conclude ricordando i giochi e i passatempi dei bambini di una volta.

Il primo è un gioco di destrezza e abilità mentale che si potrebbe definire un “gioco parlato”, ma tutti lo chiamiamo comunemente: indovinello. E’ costituito da un testo scritto, spesso in rima, che deve essere interpretato (o meglio indovinato) per capire la risposta. Gli elementi caratteristici di questo gioco sono senz’altro i significati nascosti di alcune parole tranello: la loro ambiguità infatti aumenta la capacità di ragionamento e di abilità del giocatore. Alle volte sono dei veri e propri divertenti rompicapi e se proposti in una gara di gruppo sicuramente non mancheranno le risate, e anche un po’ di orgoglio se riusciamo a risolverli! Quindi mettiamoci subito alla prova!

 

 


Qual’é la stella che non risplende?

 

Si potrebbe pensare che la storia dell’indovinello sia una tradizione recente, ma non è così! Infatti è molto antica e ne troviamo esempi sia nella letteratura greca che in quella latina. Ma una primissima testimonianza la troviamo in una pergamena della fine dell’VIII secolo, detto “Indovinello veronese“, il cui testo tradotto in italiano è questo:

 

Teneva davanti a sé i buoi, arava bianchi prati,

un bianco aratro teneva e un nero seme seminava.

 

Ma l’indovinello più celebre della storia è quello – secondo la mitologia greca – rivolto dalla Sfinge ai passanti che si recavano a Tebe. La leggenda ricorda che la Sfinge bloccava ogni povero passante e testava la sua intelligenza ponendo loro un enigma e chi non riusciva a risolverlo veniva divorato. La leggenda ricorda che solo Edipo riuscì a risolvere l’indovinello e che la Sfinge si suicidò; mentre Edipo acclamato dal popolo divenne re. Ma voi sapete risolvere l’indovinello della Sfinge?

 

Qual’é l’animale che al mattino cammina a quattro zampe,

a mezzogiorno con due e alla sera con tre.

 

Questo gioco in realtà semplicissimo perché fatto di sole parole, che aguzza la mente e stuzzica la fantasia, è stato uno dei passatempi abituali dei ragazzi, ma anche degli adulti durante le sere a veglia, davanti al focolare. E proprio in un periodo dove andare a scuola era una rarità, a causa della mancanza di denaro e della necessità di manodopera nei campi e nelle stalle, questo gioco aiutava di sicuro i bambini ad esercitare la mente imparando nuove parole.

 

 Chi si spoglia quando fa freddo?

 ***

Sa tante cose ma non sa parlare, ha tante ali ma non può volare.

***

Non è un re ma ha una corona, non ha l’orologio ma le suona.

Un altro divertente gioco di parole che i bambini usavano fare prima di giocare in gruppo, è quello delle conte: utilizzato per sapere chi doveva iniziare il gioco. Questo gioco veniva fatto per non fare imparzialità: la tecnica era mettersi tutti in cerchio e toccare la testa o la spalla dei giocatori utilizzando le sillabe di una filastrocca.  Una delle classiche conte, che ancora oggi ricordiamo è questa:

 Ambarabà cicì cocò

tre civette sul comò

che facevano all’amore

con la figlia del dottore.

Il dottore di ammalò

ambarabà cicì cocò.

 

Sarebbe bello che i bambini di oggi si divertissero come quelli di una volta. Ma oggi sono attratti solo dalla televisione, dal cellulare e dal tablet. Non si sentono più le risate dei bambini che giocano liberamente, senza pericoli, nell’aia davanti a casa. Questo è molto triste e l’unico modo per non dimenticare le nostre tradizioni è quello di lasciarne memoria sulla carta.  Chissà se qualcuno di voi si ricorda di queste conte:  

 

Uno due tre

la Rosina fa il caffè

e lo fa con la cioccolata.

La Rosina s’è ammalata.

Un due tre

a sortire tocca a te!

***

 Pero melo dimmi il vero,

non mi dire una bugia,

bada ben che questo sia!

 ***

 Dirindino dirindella,

gira gira gira la corbella,

gira gira gira il corbellino,

chi vuol fare a rimpiattino?

Uno due tre

toccheremo per l’appunto a te!

 ***

 Mi lavo le mani

per fare un biscotto,

per uno, per due, per tre

per quattro, per cinque,

per sei, per sette, per otto,

bis -cot- to!

 

Terminata la conta e stabilito chi era il primo giocatore, iniziava il gioco e quindi il divertimento!

Quello di una volta era un mondo dove i bambini sperimentavano ogni giorno giochi nuovi, ma la particolarità è che i giochi non venivano comprati dai genitori (i tempi non lo permettevano), ma costruiti con ingegno e abilità manuali dai bambini stessi! In passato non esisteva nessun disturbo dall’esterno (niente televisione e niente computer), ma in compenso una ricca presenza di rapporti umani e di socializzazione, che portava i bambini a stare insieme giocando per un intero pomeriggio anche solo a nascondino! Tutti abbiamo giocato almeno una volta a questo semplicissimo gioco, che diverte e coinvolge tanti bambini. Le regole sono queste:

 

Rimpiattino

Si gioca con più persone, un bambino conta sino a dieci nascondendo la faccia tra le  braccia appoggiandosi al muro o a un albero, mentre gli altri giocatori si nascondono ovunque. Poi lascia il suo posto per cercare i nascondigli dei giocatori, mentre tutti tentano di uscire dal loro nascondiglio e correre a toccare il muro o l’albero gridando “bomba per me!” La regola del gioco è quella di cercare di toccare per primo il muro senza che il bambino che contava se ne accorga.

 

E’ probabile che i bambini di oggi non riuscirebbero a giocare per più di mezz’ora a nascondino. Certo i tempi sono cambiati, adesso hanno tutto e forse anche troppo e questo li porta ad essere incontentabili! Ma allora si aveva poco e  si giocava davvero con tutto e anche il semplice nascondino era un passatempo divertente e spassoso! Vorrei ricordare un altro gioco semplicissimo, che non richiede nessun accessorio, ma che procurava tanto divertimento:

 

Sbarbacipolle

Questo gioco si poteva fare a squadre, perché più si era e maggiore era il divertimento! La prima squadra sorteggiata sceglieva se sbarbare le cipolle o fare da cipolle. Se il ruolo  era quest’ultimo i giocatori dovevano mettersi tutti a sedere per terra o su una sedia, uno su l’altro, e ognuno doveva stringere forte all’altezza dello stomaco il bambino che aveva davanti. L’altra squadra che sbarbava  stava in piedi avvinghiati nello stesso modo. Veniva tracciata una riga per terra che delimitava il campo dell’una e dell’altra squadra. Quindi il primo afferrava le mani di colui che faceva la ‘cipolla’ e iniziava a tirare fino a quando non si staccava! Quindi si ripartiva e si terminava il gioco quando si erano sbarbate tutte; a quel punto la partita era finita!

 

Tanti sono i giochi di una volta e tanti sono i giocattoli che i bambini, con ingegno, si costruivano con materiali di recupero! L’ingegno è infatti alla base di ogni giocattolo, perché i bambini dovevano realizzarli solo con ciò che possedevano in casa. E allora le famiglie possedevano davvero poco, ma qui entrava in ‘gioco’ l’ingegno dei bambini! E questo ne è un esempio:

 

L’elicottero

Per costruire un elicottero a costo zero bastano tre cose: un tappo di sughero, un pezzo di pannocchia di granoturco e tre penne di gallina.

 

Sicuramente il volo di questo elicottero era limitato e non si può assolutamente paragonare ad un elicottero di plastica di un bambino di oggi. Ma si rimane pienamente meravigliati da così tanto creatività!!!  

E se i maschietti giocavano con l’elicottero, le bambine giocavano naturalmente con le bambole, anch’esse costruite con materiali di riciclo. Ecco alcuni esempi:

 

Le bambole

Bambole di cencio con dentro gomitoli di lana, gli occhi con due bottoni, nelle gambe e nelle braccia si metteva della segatura;

Bambole con dentro una pannocchia e i capelli con i fili della pannocchia legati con dei nastri colorati;

Bambole riempite di crusca con gli occhi e bocca ricamati a mano e vestite con vecchi abiti.

 

E’ bello ricordate i tempi passati, di come i nostri genitori e i nostri nonni trascorrevano il tempo e si divertivano allegramente, con giocattoli costruiti rielaborando gli oggetti che avevano a disposizione. Forse ai bambini di oggi manca proprio questo: l’attenzione alla manualità del gioco e all’apprendimento attraverso il corpo e i cinque sensi. Forse dovremmo incoraggiarli a sperimentare, a conoscere e a costruire con le proprie mani i loro passatempi. Questi tre articoli sulle tradizioni di una volta sono una sorta di introduzione all’argomento, scritti con l’augurio che il nostro passato non vada dimenticato ma raccontato ai bambini di oggi.

 

Cristina Bruni

 

 Risultati degli indovinelli: la stella marina; lo scrivano; l’uomo; l’albero; il libro; il gallo.

 

Per ulteriori approfondimenti sui giochi: Si giocava a schioccapalle di Vittoriano Innocenti e Tiziana Vivarelli

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