Le tradizioni popolari: la ninna nanna

Oggi la tecnologia ha preso il sopravvento: si dialoga ‘spippolando’ su whatsapp e si condividono le foto e i pensieri della nostra vita quotidiana su Facebook. Siamo totalmente assorbiti dalla frenesia della società moderna che i bambini, anche quelli più piccoli, giocano e passano gran parte delle ore davanti il tablet, il cellulare o la televisione. Questo ha conseguentemente portato alla perdita del patrimonio linguistico delle tradizioni orali di una volta.

La finalità di questo articolo e quelli che seguiranno è quello di non perdere l’antico spirito popolare, tramandato e vissuto dai nostri nonni, con la speranza che gli adulti possano trasmettere ai loro figli e nipoti questo importante bagaglio della nostra cultura locale.

Iniziamo questo “viaggio” nelle tradizioni di una volta con le ninne nanne.

 

 

 

 

La ninna nanna è una melodia rasserenante eseguita da una voce familiare e si trova nella cultura popolare di tutti i popoli. Anche compositori di musica classica si sono cimentati nella scrittura di ninne nanne chiamate in genere berceuse (termine francese per ninna nanna): la più famosa è il Lied Wiegenlied di Johannes Brahms (1833-1897), scritta dal compositore per una certa Berta Faber in occasione della nascita del suo secondo figlio.

 

Ninna oh! Ninna oh!

 Ninna oh! Ninna oh!

Questo bimbo a chi lo do

lo darò all’omo nero,

che lo tengo un anno intero,

lo darò alla Befana,

che lo tenga una settimana,

lo darò a Gesù Bambino,

che lo tengo un pochinino!

 

Attualmente molti genitori per addormentare il proprio figlio utilizzano la macchina e lasciano che il suo lento incedere lungo le vie della propria città gli induca il sonno. Ma perché fare questo? Perché portare via il bambino dalla sua casa e ‘affidare’ all’automobile il compito di addormentarlo? Non sarebbe meglio cantare una ninna nanna?

 

Addormentati bimbina e fa’ la nanna

Addormentati bimbina e fa’ la nanna,

 fa’ un sonnellino accontenta la mamma,

accontenta la mamma e il papà ancora

fa’ un sonnellino brava, che è già l’ora.

E’ l’ora di riposare e di dormire,

fa’ un sonnellino non farmelo più dire

è ora di dormire e riposare

fa’ un sonnellino e non mi far penare.

 

Una volta non c’era la macchina e l’usanza più comune era quella di avvicinarsi alla culla del bambino e cantare una ninna nanna. Vi ricordate questa melodia?

 

Fate la nanna coscine di pollo

 Fate la nanna coscine di pollo,

la vostra mamma v’ha fatto un gonnello

e ve l’ha fatto con lo smerlo intorno,

fate la nanna coscine di pollo!

 

Ninna nanna, ninna nanna,

il bambino è della mamma,

della mamma e di Gesù …

il bambino non piange più!

 

Fate la nanna begli occhi di sole

il letto è fatto tutto di tutte viole,

 e le coperte di panno sottile

fate la nanna begli occhi di sole!

 

Ninna nanna, ninna nanna,

il bambino è della mamma,

della mamma e di Gesù …

il bambino non piange più!

 

Fate la nanna, la nanna faremo,

un sonno lungo, poi ci desteremo,

fate la nanna, la nanna faremo,

un sogno d’oro, poi si desteremo.

 

Ninna nanna, ninna nanna,

il bambino è della mamma,

della mamma e di Gesù …

il bambino non piange più!

 

Due sono gli aspetti affascinanti della ninna nanna: il primo si riferisce al fatto che queste melodie, per la maggior parte, sono sopravvissute grazie alla tradizione orale e quindi all’espediente del passaparola; il secondo perché  la ninna nanna rappresenta uno dei testi popolari più arcaici in cui il ritmo molto uniforme e la ripetizione delle parole tendono a produrre un effetto ipnotico verso il bambino. Possiamo dire che rappresentano una formula rituale, un elemento quasi ‘magico’ per fare addormentare il neonato e contemporaneamente possono dare a coloro che li eseguono un qualche sollievo psicologico e un utile alleggerimento delle tensioni. Detto questo, perché non provare?

  

Stella stellina

 Stella stellina

la notte s’avvicina

la fiamma traballa

la mucca nella stalla.

 

La mucca e il vitello,

la pecora e l’agnello,

la chioccia coi pulcini,

la gatta coi gattini.

 

La capra e il suo capretto,

la mamma e il suo bimbetto.

Ognuno ha la sua mamma,

e tutti fan la nanna!

 

Cantare una ninna nanna al proprio figlio ha oltretutto una importante funzione comunicativa tra genitore/figlio o nonno/nipote. Attraverso l’andamento dei suoni della voce, il calore e il contatto corporeo, il respiro e il dondolare della culla la comunicazione passa dal genitore al bambino. Da qui la magia della ninna nanna che rende più forte la sfera affettiva genitoriale con il proprio figlio, o quella di un nonno con il nipote.

 

Ninna nanna sette venti

 Ninna nanna sette venti,

il mio bambino mette i denti,

e ne mette una dozzina,

dalla sera alla mattina.

 

Ninna nanna sette venti,

il bambino s’addormenti:

s’addormenta e fa un bel sogno

e si sveglia quando è giorno.

 

Ninna nanna otto e dua,

il bambino ha tanta bua,

ha la bua, ma guarirà,

la sua mamma l’aiuterà.

 

Questi sono alcuni esempi di ninne nanne, ma sono certa che se domandate ai vostri nonni ne ricorderanno tante altre e ve le racconteranno con piacere, e un po’ di intenerimento. E se stasera il vostro bambino non vuole addormentarsi, avvicinatevi alla sua culla, iniziate a dondolarla e a cantare dolcemente una ninna nanna.

 

Cristina Bruni

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