Mauro Bolognini

 

Mauro Bolognini – secondo di tre fratelli – nacque a Pistoia il 28 giugno del 1922, nella sua casa di famiglia in Via Dalmazia.
Diventato poi regista di fama internazionale, la sua era una famiglia di origini modeste; il padre infatti era un commerciante, proprietario di una consolidata attività in città. Bolognini trascorse un’infanzia felice, nonostante quelli della sua giovinezza fossero gli anni tra le due guerre; ma le buone condizioni economiche della famiglia permisero a lui e ai suoi fratelli di vivere serenamente, ricevendo anche una buona educazione scolastica. I suoi due fratelli si diplomarono brillantemente, solo Mauro ebbe una carriera scolastica meno lineare, ma frequentò comunque il Liceo Forteguerri (dove ebbe modo di stringere amicizia con Silvano Fedi) seppure con alcune difficoltà.

Spirito creativo e ribelle, fin da giovanissimo Bolognini iniziò a maturare il desiderio di andarsene da Pistoia, città per lui troppo stretta e dove sentiva di non poter realizzare sé stesso; il percorso di allontanamento iniziò fin dagli anni dell’Università a Firenze – dove frequentò i corsi di Architettura – e culminarono con il definitivo trasferimento a Roma. Comunque sia, fortissimo restò il legame di Bolognini con la sua città natale poiché fu proprio qui che egli visse gli anni della sua formazione umana, più che culturale; quegli anni che lui stesso ricorderà con affetto anche nei suoi film, seppur velatamente.

Risalgono agli anni dell’università le prime esperienze al cinema e a teatro, che poi ne segnarono il suo destino votato al successo; complice anche l’amicizia con Franco Zeffirelli e Piero Tosi (noto costumista fiorentino ancora oggi vivente, più volte nominato agli Oscar con i film di Luchino Visconti), suoi compagni di università, dopo la guerra Bolognini partì insieme a loro alla volta di Roma, alla ricerca del successo, che arriverà per tutti nel campo dello spettacolo.

All’inizio degli anni Cinquanta Bolognini iniziò il suo “apprendistato”come aiuto regista, per poi lanciarsi come regista con il suo film d’esordio, uscito nel 1953: Ci vediamo in galleria, con protagonisti Nilla Pizzi e Carlo Dapporto e dove il regista pistoiese incrociò due nomi destinati a fare la storia del cinema italiano d’autore: Sofia Loren – giovanissima, alla sua seconda apparizione sul grande schermo – e Alberto Sordi, al contrario già più famoso.
Segno quest’ultimo della sua genialità e lungimiranza, Bolognini da quel momento in poi ebbe una carriera in continua ascesa, che lo portò ad essere considerato un regista di rango internazionale, uno degli esponenti più in vista del cinema italiano che in quegli anni faceva scuola in tutto il mondo. Sempre in quegli anni ebbe poi la possibilità di conoscere Pier Paolo Pasolini, con il quale intraprese una proficua collaborazione, culminata con il film Il bell’Antonio: trasposizione del romanzo di Vitaliano Brancati, questa pellicola vinse premi a ripetizione nei più svariati festival del mondo.

A Roma Bolognini condusse una vita piena e agiata, circondato dai suoi amici, attori e colleghi, che trascorrevano il tempo insieme a lui nella sua bellissima casa in Piazza di Spagna, dove visse fino alla sua morte sopraggiunta dopo una lunga malattia il 14 maggio del 2001. Gli anni romani furono quelli della sua consacrazione e iniziò finalmente a collezionare premi e onorificenze anche in Italia, nonostante qui lo scetticismo della critica e del pubblico avesse frenato l’entusiasmo e la benevolenza delle quali invece Bolognini godeva già da tempo all’estero, a causa delle tematiche spesso troppo “spinte” e in contrasto con il buongusto professato dagli italiani che il regista sceglieva per i suoi film, che di fatto lo portarono ad imbattersi in problemi ricorrenti con la censura.
Nonostante ciò, la sua produzione fu molto proficua e conta più di quaranta film e altrettanti allestimenti per opere liriche – campo in cui esordì alla metà degli anni Sessanta – che lo tennero occupato fino agli anni Novanta, quando purtroppo la malattia lo costrinse a letto.

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