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Enrico Bindi

Sacerdote, scrittore ed erudito, fino al 1856 fu professore al Liceo Forteguerri di Pistoia, poi, fino al 1859, rettore. In quell'anno però dovette ritirarsi, perché ritenuto avverso ai liberali. In verità egli fu soltanto molto religioso, sempre più attaccato al suo ministero sacerdotale, da lui altamente sentito. Lasciato il liceo, ebbe nel 1861 una cattedra di teologia e il rettorato nel seminario di Siena; ma nel 1867 fu nominato vescovo di Pistoia e di Prato, e, poco dopo, arcivescovo di Siena (1871). Come studioso, il Bindi deve la sua maggiore notorietà alle edizioni dei classici latini da lui commentati per la biblioteca pratese. Annotò vari autori classici latini come Cesare, Orazio, Plauto e Terenzio, fra gli anni 1844-1855. Lasciò vari saggi, trattatelli, dissertazioni, nei quali si discutono questioni di filologia, di lingua, di arte, d'estetica, di morale con la dignità e l'urbanità propria dell'uomo e dello scrittore; inoltre, scrisse anche una traduzione delle Confessioni di S. Agostino (1864).

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(Tratto da Wikipedia)