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Vittorio Amadori

Vittorio Amadori nacque il 18 Giugno 1913 a Vignole, penultimo di dieci figli di una famiglia contadina. Studiò a Bergamo e si dimostrò fin da giovane animato da uno spirito cristiano aperto, democratico, accogliente. Assai impegnato nelle fila dell'Azione Cattolica, agli inizi degli anni '30, pur avendo vinto il concorso da insegnante, non accettò di iscriversi al partito fascista e perse quindi l'opportunità di un incarico statale. Il dissenso nei confronti del fascismo e la preoccupazione per l'incolumità della sua famiglia lo portarono a trasferirsi a Genova, dove trovò un posto come istitutore nel collegio dei Padri Somaschi a Nervi e si laureò alla Facoltà di Magistero. Durante il periodo genovese entrò in contatto con intellettuali quali Primo Mazzolari o Nando Fabro, insieme al quale (con altri) dette vita alla rivista di spessore religioso e civile "Il Gallo", che ospitò autori del calibro di Montale, Quasimodo e Ungaretti. L'esperienza genovese come insegnante, il contatto con personalità colte e impegnate e il trauma della guerra lo resero ancora più attento alla salvaguardia degli ideali di giustizia, libertà e solidarietà. Ritornato a Vignole, aderì alle forze della Resistenza: divenne poi presidente del C.L.N. di Quarrata per conto della DC, all'interno della quale ricoprì vari ruoli e collaborò con Dossetti, Aldo Moro e Giorgio La Pira. Alla fine della guerra, allo scopo di salvare dalla fame e dalla povertà, nonché dall'inadempienza scolastica, tanti bambini pistoiesi, Amadori fondò la "Casa Don Bosco" a Pistoia, inaugurata nel 1945. Negli anni questa realtà di accoglienza e promozione sociale permise a tantissimi bambini di vivere dignitosamente e realizzarsi in una professione.
Accanto all'impegno educativo, Amadori portò avanti di pari passo, però, anche quello politico: nel 1951 divenne Sindaco del paesino di Tizzana (rinominato nel 1959 Quarrata) e lo rimase, per il grande consenso e stima di cui godeva, fino al 1975. Amadori si impegnò a portare scuole in ogni frazione del territorio, promosse migliori collegamenti con Casalguidi e Vinci e lo sviluppo di fabbriche e posti di lavoro, che portarono Quarrata nel pieno del "boom economico". Dopo il 1975 si ritirò dalla vita politica attiva ritornando a “fare il contadino", come amava ripetere, senza tralasciare gli impegni culturali. Morì il 27 Agosto 1998 a Pistoia, ma è tuttora ricordato con affetto da chi fu suo allievo o concittadino, poiché non fu semplice amministratore del territorio ma attento e responsabile interlocutore dei suoi bisogni. Al centro del suo impegno c'era, infatti,"non l’uomo ridotto ad una somma di aspirazioni individualistiche, né l’uomo annegato nel collettivo, ma l’uomo "persona” che si pone come centro di interessi spirituali, sociali, economici in una società dove egli dona e riceve per diventare completo. E’ logico quindi che non ci si senta solo degli amministratori, dei quadratori di bilanci ma che si abbiano presenti tutte le necessità che dal contatto quotidiano con la popolazione emergono."

 

Per approfondimenti: V. Amadori, Resistenza non armata – La gioventù cattolica pistoiese e il fascismo, 1986

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(Tratto da Wikipedia)