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Franco Ballerini

Quando ad andarsene è una persona ancora giovane, con una famiglia ad aspettarlo e tanti desideri ancora da realizzare, è sempre un dolore. Se accade in modo violento e inaspettato, poi, durante occasioni di divertimento e allegria condivisa, è ancora peggio. Ci riguarda ancor di più, in questo caso, quando tocca da vicino una delle nostre comunità, non solo territoriali ma anche create dal vincolo di una passione diffusa nella nostra zona. Parliamo della comunità territoriale di Cantagrillo e della famiglia di appassionati di ciclismo, che proprio sei anni fa viveva la tragica morte di Franco Ballerini.

Rally Ronde di Larciano, il 7 febbraio 2010: Franco Ballerini faceva da navigatore al pilota toscano Alessandro Ciardi all'altezza di Casa al Vento, nel comune di Serravalle Pistoiese, quando la Renault New Clio Sport R3 su cui viaggiavano sbandò e finì a schiantarsi contro il muro di una villa, proprio dal lato del navigatore. Non ci fu nessuna possibilità di salvare Ballerini, che a 45 anni se ne andava, su altre ruote rispetto a quelle che lo avevano sempre sostenuto e portato al successo, ovvero le ruote della sua amata bicicletta.

Quelle ruote che, insieme alla sua umanità e determinazione, sono rimaste nel cuore di tutti coloro che l'hanno conosciuto o sono stati suoi tifosi, colleghi o amici. Perché gli esempi di autentica passione sportiva vanno al di là anche del semplice interesse per uno sport piuttosto che per un altro: a sportivi veri come Ballerini, infatti, tutti devono riconoscere stima e competenza, oltre al merito di aver portato alla ribalta i nostri territori, mostrandone il meglio.

Da quelle ruote Ballerini era stato incantato quando, appena quattordicenne, aveva visto Francesco Moser entrare nel velodromo di Roubaix a trionfare e aveva deciso che avrebbe cercato in ogni modo di vincerla, quella gara distruttiva e potente dal nome di Parigi-Roubaix, dove ogni ciclista è spinto all'estremo correndo sui ciottoli e finendo coperto di fango.

Ed è così che finisce Franco “Ballero” Ballerini nel 2001, quando corre la sua tredicesima (e ultima) Parigi-Roubaix: coperto da una maschera di fango, trentaduesimo ma appagato, ringraziando con la sua maglia questa gara dura che l'ha reso felice ben due volte, ma con cui ha lottato anni, fino a meritarsi l'appellativo di “Monsieur Roubaix”, datogli con indubbia stima dai francesi stessi.

I trionfi li ebbe nel 1995 e nel 1998, ma nel mezzo ci furono crisi di nervi, sconforto, voglia di rinunciare: come quando arrivò secondo, nel 1993, per due centimetri appena, o terzo nel 1994 per una foratura all'ultimo. E poi, anche quando vinse ancora, nel 1998, strappò il traguardo dopo due rovinose cadute, dimostrando quanta determinazione e coraggio ci vogliano per guadagnarsi davvero il primo posto. Per questo Ballerini è rimasto nel cuore e nel rispetto di molti: perché non è mai stato l'atleta fuori dal mondo, dal talento innato e incommensurabile, ma l'uomo che quel talento se lo è costruito giorno per giorno, affrontando tutti i fallimenti e le durezze che affronta ogni uomo comune, pur di rincorrere il suo sogno. Magari figura non potente ed elegante come Moser, ma sicuramente ciclista emozionante e umano più che mai, è diventato segno di chi lotta costantemente pur di ottenere ciò che vuole, rialzandosi, collaborando in modo altruista con la squadra ma arraffando il successo, alla fine.

L'addio alla terra rossa, alla pioggia, al fango e al pavè della Parigi-Roubaix e del ciclismo pedalato che Ballerini dette nel 2001 non riuscirono comunque a farlo star lontano da quelle ruote che amava tanto: nello stesso anno diventa infatti il commissario tecnico della nazionale, impostando il suo team sulla base dei principi di intesa e gioco di squadra. E questa nuova impostazione pagherà, portando un nuovo corso di grandi risultati: in otto anni della sua gestione, infatti, Cipollini vinse il Mondiale del 2002 e Paolo Bettini, suo pupillo e amico fraterno, i Mondiali del 2006 e 2007, oltre alla medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene del 2004. Occasioni di rivalsa per il nostro sport in generale e il nostro ciclismo in particolare.

Proprio quelle ruote che in tanti successi sofferti e in tante grandi vittorie, sue e dei suoi atleti, l'hanno accompagnato, non sono quindi quelle che hanno portato Franco Ballerini via troppo presto. Ma sicuramente sono quelle che ci ricorderemo e che rimarranno legate al “Ballero” per sempre.

 

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(Tratto da Wikipedia)