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Roberto Carifi

 

 

 

Roberto Carifi è un poeta, filosofo e scrittore pistoiese noto a livello nazionale. Nasce a Pistoia l’11 settembre del 1948 da Licia Brunetti(maestra elementare) e Benito Carifi, figlio di un sarto napoletano molto stimato in città, che lascerà la famiglia con  Roberto ancora piccolo per andare a fare fortuna come arredatore scenografico a Roma. L’abbandono del padre influenzerà dal punto di vista caratteriale Roberto, che proverà sempre un grande attaccamento alla madre mentre nutrirà un forte risentimento nei confronti della figura paterna. Questo tema dell’abbandono sarà tra l’altro molto ricorrente nella poetica di Carifi.

Trascorsa un’infanzia piuttosto movimentata, segnata anche da una malattia piuttosto grave che sembrò metterne a repentaglio la stessa vita, Carifi arriva a frequentare il Ginnasio; a quel periodo – intorno agli anni sessanta – risalgono i suoi primi componimenti poetici. Pur dimostrando una certa predisposizione per la scrittura e le materie letterarie è comunque costretto a ripetere l’anno a causa della sua indisciplina dovuta all’insofferenza nei confronti di ogni autorità, forse anche questo comportamento riflesso della mancanza della figura paterna. Al Liceo Classico avrà come professore Vasco Gaiffi che riuscirà a fargli amare la letteratura, rimettendolo sulla buona strada; sono gli anni del grande fervore giovanile in ambito culturale e sociale e Carifi, sulla scia dell’entusiasmo per la nascita di band musicali come i Beatles e i Rolling Stones, entrerà a far parte come voce solista del complesso musicale dei “Diplomati”, che in città ebbe un discreto successo. In quegli stessi anni si impegnerà anche nel sociale, partecipando attivamente alle operazioni di recupero dei beni librari rimasti sommersi dal fango durante l’alluvione di Firenze del 1966.

Pochi anni dopo, nel 1968, si iscriverà alla Facoltà di Filosofia di Firenze, avvicinandosi durante gli anni di studio alla filosofia tedesca di Nietzsche e Heidegger. In quello stesso periodo, nel maggio del 1968, parteciperà con fervore alle contestazioni studentesche schierandosi nelle frange anarchiche. Dopo aver conseguito brillantemente la laurea si recherà svariate volte a Parigi presso l’Ecole Freudienne con l’intenzione di approfondire il suo interesse per la psicanalisi freudiana. Alla fine degli anni settanta, rientrato in Italia si fermerà a Milano per proseguire tali studi, aprendo l’anno successivo il suo studio di psicanalisi a Pistoia; allo stesso tempo – una volta rientrato definitivamente nella sua città natale – svolgerà diverse supplenze in veste di insegnante di Lettere presso vari istituti superiori pistoiesi. Animo inquieto e profondamente segnato dalle esperienze pregresse, Carifi abbandonerà presto lo studio della psicanalisi e non stabilirà mai legami duraturi con l’altro sesso, pur essendo la figura femminile una costante presenza nella sua vita. Nel 1982 conoscerà Piero Bigongiari, uno dei maggiori esponenti dell’ermetismo fiorentino, del quale sarà allievo per svariato tempo e che influenzerà la sua poetica. Poco tempo dopo otterrà la cattedra di Filosofia al Liceo Scientifico di Pistoia: sono gli anni del suo massimo fervore culturale, in cui usciranno alcune tra le sue più importanti raccolte e durante i quali collaborerà proficuamente con mensili e quotidiani. Eventi infausti e dolorosi intralceranno il suo successo, come la morte della madre nel 1997 e, nel 2004, l’ictus che lo colpirà nel pieno della sua creatività. Debilitato nel fisico e nello spirito, costretto ad accettare una vita fortemente condizionata dalla malattia, abbraccia il pensiero buddhista, al quale già si era avvicinato dopo la morte della madre, ritrovando in esso rispecchiata la sua condizione per cui vivere è soffrire. Ai temi usuali dell’abbandono e dell’obbedienza si affianca quindi, in tempi recenti, quello dell’accettazione e della rassegnazione di fronte all’ineluttabilità degli eventi. 

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(Tratto da Wikipedia)