Pescia e la sua storia, fin dalle sue origini

Le origini di Pescia  – il cui nome deriva da un toponimo longobardo che significa torrenterivo – sono molto antiche, tanto antiche che anche il Repetti ne parla, descrivendone le sue qualità paesaggistiche e naturalistiche, immersa com’era (ed è tutt’oggi) tra i colli della Valdinievole. Il territorio di quella che potremmo definire il capoluogo della Valdinievole occupa infatti la parte nord-occidentale della vallata, ed è caratterizzata da una morfologia in prevalenza montuosa e collinare, solo in piccola parte pianeggiante.

 

Attraversa la cittadina il fiume omonimo, la Pescia, lungo le cui rive adesso si sviluppa il centro abitato, ma – in origine e per lungo tempo a venire  – non dovettero esserci lungo di esso molti insediamenti abitativi, a causa del suo andamento molto irregolare e torrentizio. Nonostante ciò già allora due strade ne risalivano il suo corso raggiungendo le alture e i nuclei abitati lassù disseminati; per queste sue caratteristiche – la montuosità e lo sviluppo lungo le colline – si può supporre che in epoca bizantina questo territorio venisse sfruttato piuttosto come confine amministrativo, mentre forme embrionali di colonizzazione e di bonifica dovettero verificarsi al tempo dei Longobardi, anche se queste ultime ipotesi risultano essere difficilmente comprovabili, a causa della mancanza di testimonianze archeologiche e archivistiche soddisfacenti.
Successivamente, in età altomedievale (e quindi intorno all’anno Mille), iniziarono a sorgere alcuni insediamenti e – come a sorvegliarli –  venne costruito il castello di Bareglia, in posizione strategica, proprio sull’altura che domina la vallata dove ora sorge la città e, su una delle rive del fiume (quella  sinistra) sorse la chiesa di Santa Maria Assunta, che diverrà il punto di riferimento degli insediamenti, ancora disposti in maniera irregolare nella zona. Lungo la riva destra della Pescia – dove adesso si trova piazza Mazzini – sorse la piazza adibita al mercato, il mercatale, dove si incontravano gli abitanti dei centri abitati posti sulle alture per scambiarsi i propri prodotti. Punto nevralgico del centro abitato ancora agli albori, questa piazza a detta di molti sembra sia stata all’origine del costituirsi della città vera e propria, aggregatasi quindi intorno al centro economico.
Interessante quindi appare il processo di formazione della città, sui generis, per la sua lenta trasformazione da un iniziale insieme di agglomerati sparsi sul territorio a centro cresciuto intorno alla zona commerciale, ben definito e con una propria identità e fisionomia.

 

Nella nuova città che dopo l’anno Mille andava via via costituendosi svolse un ruolo importante la famiglia dei Cadolingi, proprietaria di numerosi beni in città e che godeva di ampi diritti giurisdizionali, che mantennero fino al secondo decennio del secolo inoltrato, alla morte dell’ultimo componente della famiglia. Ad allora (1163) risalgono le prime istituzioni comunali seppure dipendenti dal punto di vista giurisdizionale dalla vicina Lucca, favorita fin dall’epoca longobarda per la sua affermazione sulle comunità della Valdinievole; a quest’epoca il processo di definizione urbana di Pescia doveva essersi pressochè ultimato, e probabilmente prevedeva già una struttura muraria. In quanto Comune, Pescia provò più volte a svincolarsi dal controllo lucchese e in parte vi riuscì, conquistando con gli anni il ruolo di sede giurisdizionale della Valdinievole, ruolo che tuttavia perse  nel momento in cui Lucca riprese il sopravvento con la distruzione della città nel 1281.

 

Questo accaduto fu il motivo per cui la città pesciatina si affidò alla ben più stabile e sicura Firenze, promuovendo la Lega della castella della Valdinievole; questa nuova alleanza rappresentò la svolta per Pescia e per la sua storia: la città costituì da quel momento per Firenze una sorta di avamposto prima di Lucca ed acquisì quindi rinnovata importanza.
Le vicende della cittadina ad  inizio Quattrocento sono caratterizzate dal rafforzarsi del suo rapporto con Firenze e la famiglia Medici, che garantì ad essa benessere su tanti fronti; benessere che, nel Cinquecento si confermò dando slancio all’attività economica, basata sullo sfruttamento dell’acqua. Mulini, frantoi si diffusero numerosi sul territorio; l’utilizzo dell’energia idraulica fu fondamentale per l’alimentazione dell’industria cartiera, che a Pescia aveva radici antichissime. Tutte queste attività produttive continuarono a svilupparsi in maniera esponenziale durante il secolo e gli effetti positivi di questa vivacità economica si ripercossero anche sull’arte e l’architettura locali, che determinarono modifiche all’assetto urbanistico e anche visivo della città, giunta con queste trasformazioni al culmine del suo sviluppo. Di contro, le soppressioni degli enti religiosi volute da Pietro Leopoldo nel Settecento provocarono la dispersione di parte del patrimonio storico-artistico pesciatino, senza però tuttavia condizionarne irreparabilmente la sua storia e memoria, giunta fino ai giorni nostri.

 

Clara Begliomini

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