Pietro Bugiani. Il colore del tempo

Parlare di arte a Pistoia è facile per fortuna, e questo grazie alla ricchezza del suo patrimonio; ma, in certi casi, la domanda nei pistoiesi e nei turisti che arrivano in città può sorgere spontanea: cosa c’è da vedere a Pistoia di arte contemporanea? La risposta suonerà strana a un cittadino o ad un turista che per la prima volta si interessa a questo argomento. Perchè per rispondere esaurientemente a una domanda del genere non basterebbero le pagine di un intero quotidiano, tanto è vario e ricco il patrimonio artistico contemporaneo della città; e questo a discapito di quanto si possa pensare.

Per fortuna, a volte, ci pensano delle belle mostre – negli ultimi anni susseguitesi con una certa regolarità e frequenza in città e delle quali abbiamo anche parlato in passato  – a rendere merito a questa parte consistente della storia artistica pistoiese.
È il caso per esempio di “Pietro Bugiani. Il colore del tempo”, mostra in corso a Palazzo Sozzifanti curata da Edoardo Salvi e Roberto Cadonici e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, alla quale va il merito di aver fatto di nuovo luce su un artista importantissimo per la città quale fu Pietro Bugiani, attribuendogli l’attenzione che giustamente gli spetta e rinnovando quanto già fatto dalla mostra antologica a lui dedicata nel 1998-1999.

 

 

 

 La mostra “Pietro Bugiani. Il colore del tempo”.

Attraverso le opere esposte nelle quattro sale di Palazzo Sozzifanti, la mostra si ripropone di presentare a pistoiesi e non la figura di Pietro Bugiani e alcune delle opere che rappresentano i momenti più salienti della sua carriera, prove tangibili della alta qualità del suo lavoro. Questa mostra, testimonianza del rilievo che la collezione della Fondazione ha assunto nei confronti di questo importante artista pistoiese, è stata inoltre pensata come un’occasione per presentare alla città un’opera inedita di Bugiani, finalmente restaurata e di nuovo godibile nel suo intero splendore.

Stiamo parlando dei cartoni a sanguigna che l’artista disegnó come preparazione all’affresco con L’Adorazione dei pastori, risalente al 1932 e da lui donato al Convento di San Domenico nel 1963. È quindi questa l’opera centrale del cospicuo corpus della mostra, per quanto esso si distingua per la generale alta qualità di tutte le tele e dei disegni che lo compongono.
L’importanza del restauro perció è stata la molla che ha fatto scattare l’organizzazione di questa mostra, approfittando in modo intelligente dell’occasione per “rinfrescare” nella mente dei pistoiesi (e far conoscere a chi ancora non lo conosceva) la figura di Pietro Bugiani.

 

Un particolare del cartone preparatorio per l’affresco de L’Adorazione dei pastori (Fonte: http://www.lavocedipistoia.it/a34818-pietro-bugiani-il-colore-del-tempo.html)

 

Approfondendo dal punto di vista concettuale le ragioni dell’esposizione, si capisce poi come siano questi cartoni a spiegare il senso del titolo della mostra stessa e quanto esso sia pregnante, legato sensibilmente alla poetica del pittore pistoiese. “Il colore del tempo” infatti potrebbe alludere a quella patina che, con il trascorrere degli anni, investe ogni cosa – nel nostro caso le opere d’arte – conferendo ad esse quell’aspetto vissuto, come succede nei cartoni in questione. Non esiste restauro che tenga, per quanto esso possa essere eccellente, di fronte a questo “fattore” e basta osservare i cartoni preparatori di Bugiani per capirlo: quella cupezza dei toni, e quella monocromia ormai velata – a nostro avviso da definirsi delicata, piuttosto che spenta – resiste ad ogni intervento ed è il segno della loro nobile vetustà.

 

 

La prima sala della mostra, allestita nei locali di Palazzo Sozzifanti (Fonte: Clara Begliomini)

 

Inoltre, anche la poetica di Pietro Bugiani pittore ritrova corrispondenza nell’intitolazione della mostra, intento com’era egli stesso a inquadrare il tempo come “dimensione cromatica”. In maniera potremmo osare dire quasi impressionista, Bugiani si dedicava spesso a carpire i vari momenti della giornata e delle stagioni insieme al loro passaggio, definendone le varie differenze di luce attraverso la loro dimensione cromatica appunto, che caratterizzava e caratterizza tuttora la sua pittura. Per Bugiani quindi si trattava proprio del “colore del tempo”, che trascorreva ma che lui era capace di cristallizzare nelle sue opere rendendolo con estrema semplicità; attraverso stesure di colore ampie e piatte,  che meglio di ogni altra cosa rappresentano il valore “primitivo” di una ricerca pittorica basata sulla natura e sugli elementi che la compongono. In questo modo di procedere è ravvisabile l’influenza di quegli artisti “primitivi” che Bugiani imparó a conoscere con il maestro Michelucci, i protagonisti del Quattrocento italiano che precedettero la fase del Rinascimento, come Giotto oppure Piero della Francesca.

 

 La sala con i cartoni preaparatori per l’affresco appena restaurati (Fonte: Clara Begliomini)

 

Le opere della mostra “Pietro Bugiani. Il colore del tempo”.

 

Il corpus di opere presenti in mostra è molto vario, ed è composto da tele e disegni, oltre a qualche scultura, disciplina alla quale Bugiani si è talvolta dedicato. Osservando in maniera più attenta la collezione e non facendo troppo caso alla diversità tipologica delle opere in mostra, si puó benissimo notare l’esistenza di un filo conduttore che unisce tutte le opere, ed è il soggetto scelto dal pittore.

Si tratta infatti quasi sempre di scene di vita quotidiana, i cui protagonisti sono i contadini: un soggetto ricorrente, che meglio di ogni altro risponde alla ricerca pittorica di Bugiani, così attenta come fu alla natura – ritratta sempre in maniera solenne –  e alla quale viene dato anche un ulteriore significato, che non si ferma al semplice formalismo.
Con la sua pittura infatti Bugiani investe cose apparentemente semplici di prestigio e nobiltà trasformandole in cose epiche; restituisce in questo modo dignità alla campagna e ai contadini, elevati con l’artista pistoiese al rango di eroi moderni in una moderna Arcadia.

 

L’ultima sala della mostra (Fonte: Clara Begliomini)

 

Personaggi semplici, ma nobilitati da Bugiani, appaiono in opere come “Quiete domenicale” (1928), dove un pescatore è intento a pescare nel fiume, tanto placido quanto l’atmosfera che trapela da questa tela, quasi si trattasse di un paesaggio incantato; oppure in “Panni al sole” (1923) in cui una donna con la pezzola in capo è intenta, sembra, a ripiegare i panni appena asciutti con gesti che appaiono solenni, come cristallizzati nel tempo in un’ambientazione altrettanto incantata, per quanto vicina all’artista (che era solito ritrarre luoghi a lui cari).

Impossibile poi non parlare della stessa “Adorazione dei pastori” e dei suoi cartoni, nella quale questo ragionamento viene portato al suo estremo: il più nobile e sacro degli eventi è interpretato con Bugiani da personaggi umilissimi, semplici pastori che prendono il posto di Giuseppe e della Vergine, e che prevalgono anche sul Bambino. Una composizione quindi inusuale, che sembra voler invitare a una riflessione più profonda, tutta da immaginare.

 

Per concludere, la mostra “Pietro Bugiani. Il colore del tempo” pensiamo sia una mostra rivelatrice, in tanti sensi. Perchè invita a conoscere un artista nostro concittadino molto importante; e a capire, di conseguenza,  la grande varietà del panorama artistico locale nel XX secolo, nonchè il suo ruolo di spicco sul territorio nazionale. E tutto questo grazie ad artisti come Bugiani che, insieme a tanti altri artisti pistoiesi, ha scritto la storia dell’arte locale del XX secolo. L’ingresso è gratuito, quindi vale ancora di più la pena fare questa bella scoperta!

 

Per tutte le informazioni pratiche riguardanti la mostra, consulta il sito della Fondazione

 

Clara Begliomini

 

 

 

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