Pietro Bugiani

 

 

 

Pietro Bugiani nacque a Pistoia nel luglio del 1905. Dal padre, pittore dilettante, imparó le basi della pittura e del disegno. In base a queste suggestioni, frequentó poi la Scuola d’Arte a Firenze e, in seguito, l’Accademia di Belle Arti, dichiarandosi peró poco soddisfatto dell’ambiente accademico.
Nel 1918 conobbe Giovanni Michelucci, che lo indirizzó allo studio dei maestri del Quattrocento e con il quale Bugiani instauró un’amicizia feconda e duratura. Non ancora ventenne inizió ad esporre e la sua arte riscosse un grande consenso, anche tra suoi colleghi più anziani e certamente a quel tempo più noti, quali Achille Lega, Giorgio Morandi e Giovanni Costetti.

 

Molto presente e stimato quindi nel panorama artistico fiorentino tra le due guerre, questo ambiente permise a Bugiani di conoscere personalità di rilievo e di farsi conoscere, recependo in modo inevitabile le influenze culturali che allora animavano la città, destinate a segnare la sua poetica e il suo modus operandi. Anche il servizio militare a Torino (1925-1926) fu un’occasione di arricchimento per l’artista pistoiese: in quella città infatti Bugiani conobbe – grazie all’amico Costetti – Felice Casorati, la cui arte avanguardista ebbe un ruolo determinante nella definizione della pittura del nostro. Negli anni a seguire conobbe artisti come Ardengo Soffici – con il quale inizió un’amicizia durata fino alla morte di quest’ultimo negli anni Sessanta – Giorgio de Chirico e Carlo Carrà; tutte personalità avanguardiste, che ebbero una grande influenza su di lui.

Nel frattempo (stiamo parlando degli anni Trenta), Bugiani si era fatto un certo nome e, a Pistoia, era diventato una delle figure di riferimento per i suoi colleghi più giovani; inizió anche ad insegnare alla facoltà di Architettura dell’Università di Firenze e all’Accademia di Belle Arti, interessandosi molto alla tecnica dell’affresco.
Nel secondo dopoguerra intraprese una prolifica attività di restauratore continuando (fino all’inizio degli anni Settanta) la sua attività didattica, stavolta presso l’Istituto d’Arte di Pistoia. Morì nella sua città nell’aprile del 1992, dopo essersi ritirato da ogni sua attività, secondo quanto gli veniva dettato dalla sua indole schiva e propensa alla meditazione.

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