Il portaferro da stiro. Dietro le cose, le persone.

Il riuso e il riciclo di materiali di guerra non ha limiti.
Ettore Guatelli, autore di un museo unico a Ozzano Taro, nella campagna parmese, fa nell’immediato dopoguerra un paio di sandali per la figlia con i resti di un pneumatico di un mezzo tedesco abbandonato. Un meccanico di Parma – racconta sempre Guatelli nell’Occhio della gatta riesce a ricavare piccoli trattori a petrolio, con le quattro ruote motrici e sterzanti, da camion militari Morris a doppia trazione.

In questo caso si tratta di un portaferro da stiro realizzato con la lamiera di un aereo inglese caduto nel luglio del 1944 vicino a Montemurlo durante la seconda guerra mondiale.

 

L’autore è consapevole di fare qualcosa con una certa abilità. Sul piano incide il suo nome e presumibilmente la data di realizzazione. La forma è curata anche se non bizzarra come nel caso del portaferro a forma di tartaruga.

“L’occhio stenta a tollerare le imperfezioni”, dice Ettore Guatelli degli oggetti autocostruiti in campagna.

Il portaferro è ormai scomparso; incorporato per lo più negli assi da stiro o realizzato con il silicone resistente al calore.

 

Dove: Museo di Casa di Zela, Via Nuova 48, Caserana (Quarrata). Aperto il sabato e la domenica dalle 15 alle 19. Info: 339 6280233 stampa.casadizela@gmail.com

 

 

Claudio Rosati

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