Lo scolapasta. Dietro le cose, le persone

Cambiamento e resistenza all’innovazione. Lo scolapasta in plastica, che sostituisce quello in alluminio, con un rattoppo in legno, esemplifica bene l’atteggiamento ambivalente nelle campagne di fronte alle trasformazioni degli anni’50 del Novecento. “Il rotto si conserva e il sano si rompe”, recita un detto.

Fonte: Massimo Carradori

Gli albori della plastica sono nella seconda metà dell’800, ma è negli anni ’50 del Novecento che inizia l’era della plastica. Giulio Natta, con il chimico tedesco Ziegler, scopre nel 1954 il polipropilene isotattico. Inizia così la produzione di oggetti in moplen che sostituiscono quelli realizzati con le materie naturali. E’ l’epoca degli usa e getta, agli antipodi della pratica dei contadini di riusare e riciclare.

Fonte: Massimo Carradori

Ottavio Lurati ha osservato, in proposito, come le calze di seta siano “il primo articolo non riparabile che si sia diffuso in una società ancora pervasa dalla cultura del riparare”. (Il rattoppo. Bisogno e creatività nelle pratiche contadine).

Fonte: Massimo Carradori

In questo caso un piede di appoggio dello scolapasta viene fatto con un pezzo di legno di faggio, il più resistente tra le essenze disponibili, avvitato all’interno. Anche le viti sono quelle che si hanno a disposizione al momento: una è a taglio e l’altra a croce.
Dove: Museo di Casa di Zela, Via Nuova 48, Caserana (Quarrata). Aperto il sabato e la domenica dalle ore 15 alle 19. Info: 339 6280233 stampa.casadizela@gmail.com

Claudio Rosati

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