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"Il Gran Principe Ferdinando de' Medici (1663-1713). Collezionista e mecenate"

Per il trecentesimo anno dalla morte di Ferdinando de’ Medici, la Galleria degli Uffizi ha deciso di omaggiarne la figura con una mostra dal titolo Il Gran Principe Ferdinando de’ Medici (1663-1713). Collezionista e mecenate, aperta dal 26 giugno al 3 novembre 2013.
L’esposizione intende ripercorrere la figura del figlio primogenito di Cosimo III e Marguerite-Louise d’Orléans, illustrando gli interessi artistici e culturali del principe e testimoniando la sua predilezione per il collezionismo della scultura del tardo Seicento, per la natura morta, per la pittura sacra Cinque-Seicentesca, nonché quella di formato ridotto. All’interno delle quindici sale della mostra si ripercorre la vita del Gran Principe – così chiamato perché erede al trono toscano -, dalla nascita, nel 1663, fino alla prematura morte, nel 1713, avvenuta ancor prima di ottenere il titolo di Granduca.
La prima parte della mostra ripercorre sia i primi anni di vita di Ferdinando attraverso svariati ritratti, che l’educazione ricevuta dal Gran Principe, che fu seguito dai più famosi esponenti della cultura presenti a Firenze in quegli anni.

 

Suoi maestri furono, infatti, personaggi come Vincenzo Viviani, matemarico discepolo di Galileo, Francesco Redi, medico granducale, Lorenzo Megalotti, scienziato e letterato, nonché tre fra i più famosi compositori musicali dell’epoca, Giovanni Andrea Moniglia, Giovanni Maria Pagliardi e Cosimo Villifranchi, che trasmisero al Gran Principe un’intensa passione per la musica, testimoniata dai numerosi dipinti a soggetto musicale.

 

Fin dalla tenera età Ferdinando mostrò uno spiccato senso collezionistico, apprezzando in particolare artisti fiorentini come Carlo Dolci e il Volterrano, ma non disdegnando nemmeno artisti stranieri quali Pandolfo Reschi e Livio Mehus.

 

Ma nel 1678 il Gran Principe, ormai maggiorenne, necessitava di una moglie, per cui si cominciò la ricerca di una sposa degna di stare al suo fianco. La scelta cadde su Violante Beatrice, sorella del principe Elettore di Baviera. Ferdinando si mostrò sempre assai tiepido nei confronti di lei, tant’è che, per farlo acconsentire alle nozze, Cosimo III fu costretto a ricattarlo, minacciando di non permettergli di assistere al carnevale di Venezia del 1688, cui il Gran Principe mirava tanto ad andare a vedere.
Per l’occasione vennero rinnovati gli appartamenti di Palazzo Pitti destinati ai due sposi, con la decorazione delle stanze poste in facciata e della cappella della Principessa, eseguita da Alessandro Gherardini.
Ulteriori lavori furono promossi per il rinnovamento dei mezzanini, destinati ad ospitare le collezioni d’arte del Gran Principe: la decorazione fu eseguita su progetto di Giovan Battista Foggini da artisti di prim’ordine quali Anton Domenico Gabbiani e Jacopo Chiavistelli.

 

Nel 1689 si celebrarono le solenni nozze fra il Gran Principe Ferdinando e Violante Beatrice di Baviera, il cui arrivo a Firenze venne accolto nell’indifferenza del marito e nella più sontuosa festa della città; a lei furono dedicati numerosi apparati effimeri che adornavano tutti i principali monumenti della città che la futura principessa avrebbe trovato lungo il suo cammino.
L’interesse del Gran Principe per l’arte si manifestò nel collezionismo di numerosi pezzi di scultura contemporanea, in particolare di opere di Giuseppe Piamontini, Giovan Battista Foggini, architetto granducale impegnato soprattutto per la costruzione e decorazione di edifici, e Massimiliano Soldani Benzi.

 

Un altro campo artistico privilegiato da Ferdinando fu quello delle grandi pale d’altare: il Gran Principe decise che quanto di bello era conservato nelle chiese fiorentine dovesse essere requisito per la sua collezione e sostituito da copie. Anton Domenico Gabbiani, consigliere di Ferdinando nello scegliere i pezzi più meritevoli, ebbe il compito di dipingere le copie di queste famose opere requisite, fra cui si annoveravano capolavori del Cinquecento e Seicento.

 

Ma l’interesse artistico del Gran Principe si rivolse anche verso il collezionismo di nature morte, annoverando opere di Bartolomeo Ligozzi, Bartolomeo Bimbi, Michelangelo da Campidoglio, Monsù Daprait, Giacomo Fardella di Calvello, Margherita Caffi, e i più famosi Giuseppe Recco e Giuseppe Maria Crespi.

 

Un capitolo a parte del collezionismo ferdinandeo è costituito dalla raccolta di dipinti di piccole dimensioni, per la quale alla fine del Seicento venne allestita, nella medicea Villa di Poggio a Caiano, un’apposita stanza. In questo “gabinetto d’opere in piccolo”, oggi distrutto, i quadri appartenevano a scuole e maestri completamente diversi, accomunati soltanto dalle dimensioni delle opere, che non dovevano superare il braccio fiorentino (circa 58 cm). Ne risultava un vero e proprio compendio dell’arte europea del Cinquecento e del Seicento, che vedeva affiancate diverse tecniche artistiche, dall’olio su tela ai disegni su carta.
In mostra questo gabinetto viene ricostruito grazie ai preziosissimi disegni settecenteschi di Giuseppe Maria Sgrilli, riportati a grandezza naturale sulle pareti della sala e sostituiti, dove possibile, con i veri e propri quadri.

 

Ma gli interventi decorativi a Poggio a Caiano non si limitarono alla costruzione del “gabinetto d’opere in piccolo”: venne restaurata anche la suite privata del Gran Principe e affrescato il soffitto, oggi distrutto, dell’alcova, per il quale fu impiegato il Gabbiani (1691). Nel 1698 lo stesso pittore realizzò la volta del salone del piano nobile con La Toscana presenta Cosimo Pater Patriae a Giove alla presenza di Firenze.

 

Proseguivano anche i lavori a Palazzo Pitti, dove nel 1707 Sebastiano Ricci affrescò l’anticamera dell’appartamento terreno del Gran Principe. Arrivato a Firenze l’anno precedente per affrescare alcune stanze a palazzo Marucelli in via San Gallo, nel 1704 il Ricci era già stato impiegato da Ferdinando per la realizzazione di una pala d’altare per la chiesa di San Francesco de’ Macci a Firenze.

 

Nel frattempo, sempre negli anni Novanta del Seicento, Ferdinando stava portando avanti la volontà paterna di far eseguire incisioni di tutte le opere d’arte presenti nelle collezioni medicee, al fine di promuovere quest’ultime.
L’interesse collezionistico del Gran Principe si manifestava sempre più nel raccogliere sia opere di artisti italiani, procacciategli da agenti come Niccolò Cassana, Sebastiano Ricci e il marchese Cospi), sia dei pezzi stranieri che il cognato, l’elettore Palatino Giovanni Guglielmo, riusciva a procurargli.

 

Nel primo decennio del Settecento il Gran Principe ebbe modo di conoscere quello che poi si rivelò il suo artista prediletto, ovvero Giuseppe Maria Crespi. Nel 1708 il Crespi si presentò a Ferdinando presso il porto di Livorno, e i modi scherzosi e burleschi dell’artista lo conquistarono immediatamente. Il Gran Principe, a mo’ di sfida, gli commissionò per il giorno seguente due nature morte, che il pittore eseguì con tanta abilità da conquistarsi subito un posto nel cuore di Ferdinando.

 

Anche il carattere scanzonato di Alessandro Magnasco fu molto apprezzato da Ferdinando, che gli commissionò, insieme con Anton Francesco Perruzzini, con il quale lavorava a quattro mani, numerose opere.

 

Nel 1713 la vita del Gran Principe fu prematuramente stroncata da una malattia venerea contratta a Venezia diversi anni prima.
La casata medicea, alla successiva morte del padre Cosimo III, passò nelle mani della sorella di Ferdinando, Anna Maria Luisa; ella tentò di continuare l’opera intrapresa dal fratello, ma la mancanza di eredi legittimi fece sì che con lei la dinastia medicea trovasse una ineluttabile fine.

 

Caterina Bellezza

 

per approfondimenti si vedano:

http://www.unannoadarte.it/granprincipe/index.html

http://www.uffizi.org/it/museo/mostre/

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(Tratto da Wikipedia)