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XXIX Salone del Libro di Torino

Non tutti sanno che la terza fiera del libro più importante d'Italia si tiene ogni anno a novembre a Pisa, oppure che la seconda per importanza si tiene a dicembre a Roma. Tutti hanno almeno sentito parlare invece della principale manifestazione editoriale italiana: il Salone Internazionale del Libro che si tiene ogni anno a Torino. Quanti lo hanno visitato, però?
Ecco, noi di OltrePistoia, facendo un grosso sacrificio (!), siamo stati per voi alla 29esima edizione del Salone, che si è tenuta dal 12 al 16 maggio scorso al Lingotto Fiere.
Seguiteci: vi faremo sbirciare questo universo fatto di libri, incontri e arte, con la speranza che venga anche a voi voglia di visitarlo, magari proprio il prossimo anno!

 

 

Il Salone del Libro di Torino è 1100 editori

 

Iniziamo, ovviamente, parlando di libri, il fulcro ovvio di una manifestazione che annovera più di 1100 editori diversi, dai nomi più celebri e storici alle case editrici più piccole e giovani. Oltre, ricordiamolo, alle migliaia di traduttori, librai, bibliotecari, autori e illustratori che anche quest'anno sono transitati negli spazi di questa vera e propria città del libro.
Settanta sono i nuovi editori che espongono quest'anno, quattro i padiglioni immensi che accolgono lettori ed editori e ben 127.596 i biglietti staccati, compresi gli accrediti, per questa edizione 2016.

Il che significa quindi circa 118 mila visitatori che hanno deciso di passare uno o più giorni in questo mondo incantato, in cerca del libro perfetto o semplicemente di una buona lettura, per staccare dalla routine consueta e immergersi in un sorprendente ventaglio di storie.
Chi arriva al celebre complesso Fiat del Lingotto, adattato a centro espositivo nel 1985 da Renzo Piano, sperimenta innanzitutto la moderna tecnologia della metropolitana senza conducente o la maestosa e slanciata passerella olimpica, che dalle vestigia delle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 apre al visitatore un mondo pieno di libri e iniziative.

Dopo lo scandalo dell'anno scorso, quando le presenze al Salone vennero artificialmente gonfiate e ci si accorse, alla fine del grande evento, di un deficit di bilancio di notevoli dimensioni, la nuova presidenza della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, affidata a Giovanna Milella, si è contraddistinta per la ricerca forte di rigore e trasparenza.
Le presenze rilevate sono quindi autentiche, anche se noi, in visita al Salone, decidiamo di chiedere ai piccoli editori una conferma. Proprio parlando con chi questo ambiente lo abita da anni, osservandone la popolazione e gli sviluppi, apprendiamo di un effettivo cambiamento di rotta nella sua amministrazione e di una variazione anche nelle tipologie di lettori: come ci spiegano, infatti, fino a qualche anno fa al Salone era facile imbattersi nei cosiddetti “lettori forti”, capaci di arrivare al Lingotto con un trolley vuoto da riempire di libri acquistati. I lettori forti erano quelli che tendevano a snobbare le case editrici più note e diffuse, per andare a indagare con puntualità e interesse le proposte degli editori più piccoli, gli autori più sconosciuti e le tematiche più originali. Erano quelli che, se decidevano di acquistare un'opera, non guardavano affatto che questa fosse a prezzo pieno o con lo sconto fiera.

Ecco, proprio questa popolazione di lettori pare essersi molto assottigliata nel tempo, sia a seguito della generale crisi economica sia a seguito del ripensamento strutturale del Salone, lasciando sempre più spazio a lettori cauti e guardinghi, disposti a lunghe passeggiate fra gli stand e attente comparazioni prima anche di un solo acquisto. 

Vediamo quindi, sempre grazie alle parole che abbiamo rubato ai piccoli editori, come è cambiata la gestione del Salone, orientando i suoi incontri in una direzione maggiormente nazional popolare. Lasciamo a voi decidere se questo sia un bene oppure no.

 

Il Salone del Libro di Torino è 1500 eventi

 

Presentazioni, convegni, spettacoli e dibattiti non sono mai mancati al Salone del Libro di Torino, e anche questa edizione 2016 ha visto transitare per le sue aule molti scrittori, filosofi, giornalisti, blogger, scienziati e artisti. Da manifestazione incentrata esclusivamente sui grandi nomi della letteratura italiana e straniera, il Salone del Libro di Torino mostra sempre più attenzione però verso il mondo dello spettacolo, capace di attrarre fette amplissime di visitatori, non sempre e non solo lettori. È il caso del grande successo ottenuto dall'intervento di Checco Zalone, ospite del Salone in quanto rappresentante della Regione Ospite d'Onore quest'anno a Torino, la Puglia. Sono molti però gli artisti prestati alla letteratura che quest'anno si sono succeduti al Lingotto in un generale bagno di folla: da Al bano a Luciano Ligabue, da Pippo Baudo a Francesco De Gregori. Personaggi di spicco che a buon diritto richiamano un grande pubblico ma, ci fanno notare i piccoli editori, si distanziano anche dai nomi di scrittori internazionali di livello assoluto ospitati fino a qualche anno fa nel Salone.

Questo non significa necessariamente un impoverimento per il Salone stesso, ma di sicuro un cambiamento di rotta che giustifica le osservazioni degli editori: in ballo pare esserci il solito problema sui difficili equilibri fra gli italiani e la lettura e su come debba essere presentata la letteratura per poter diventare appetibile a un popolo che, purtroppo, volenti o nolenti, ha con le pagine stampate un rapporto spesso conflittuale.

Probabilmente lo sforzo di questo nuovo Salone è proprio quello di dare spazio a tutti, dagli youtubers agli scrittori più affermati, in uno spirito di accoglienza e pluralità che sarà ottimo proposito per il futuro. A patto che non tradisca il mandato originario di “più grande libreria italiana del mondo”, capace non solo di riconfermare miti e soddisfare facili entusiasmi popolari ma anche di proporre nuove vie e dare alternative valide a chi vuol godere del magnifico panorama della lettura.

Ben venga quindi il Bookstock Village, la grande, colorata area di 4000 mq piena di iniziative dedicata ai giovani lettori sotto i venti anni; ben vengano le mostre e gli incontri con fumettisti, architetti e professionisti di ogni settore che possano aiutare a interpretare la contemporaneità; ben vengano gli anniversari festeggiati al Salone, che quest'anno sono stati tanti: i 500 anni della pubblicazione dell'Orlando Furioso e i 400 dalla morte di Cervantes e Shakespeare (morti a un giorno di distanza, nel 1616) o i 100 dalla scomparsa di Guido Gozzano e dalla nascita di Natalia Ginzburg.

 

Ben venga anche il “Salone Off”, serie di incontri, spettacoli, reading, giochi sparsi nel territorio metropolitano di Torino, tanto da invadere letteralmente la città di pagine e parole.
Ma soprattutto ben venga lo spazio di accoglienza e confronto aperto dal Paese Ospite d'Onore, che quest'anno, invece di essere una singola nazione (dopo le tante polemiche a proposito dell'invito poi ritirato all'Arabia Saudita) coinvolge una cultura intera: quella araba, dal Maghreb all'Iraq. Il Salone quest'anno si è impegnato quindi nella ricerca e nell'ascolto delle più diverse e profonde voci arabe, perché, come si ricorda nel programma della manifestazione, la letteratura vale “come patria, come rifugio per anime sparse in terre diverse, di provenienza e di elezione." Un insegnamento piccolo ma concreto, specialmente in tempi di diffidenza crescente e muri che sorgono. Questo, speriamo, può e dev'essere sempre più il valore di una manifestazione come questa, capace di educare alla libertà di pensiero e all'ampiezza di cuore tramite le parole di grandi del nostro tempo e del tempo passato, e che non deve 
solo limitarsi a offrire qualche buona lettura domenicale. Il tema stesso del Salone 2016, scelto come ogni anno per fare da filo conduttore degli eventi in fiera, sembra di buon auspicio e di lungo sguardo per il futuro. Parliamo delle “Visioni” che hanno accompagnato gli eventi in programma: tutte learti si sono infatti alleate dentro il Salone per esprimere la potenza di questo concetto che è prima di tutto un'immagine. E proprio con due immagini visionarie val la pena di concludere il nostro pomeriggio nel Salone.

 

Il Salone del Libro di Torino è 2 opere d'arte contemporanea

 

Se è vero che il Salone si è impegnato a coinvolgere nel suo programma visionari provenienti da ogni mestiere e formazione, dal fisico Roberto Cingolani ad attori come Fabrizio Gifuni, dall'astronauta Samantha Cristoforetti al fotografo Oliviero Toscani, sono però due opere di artisti contemporanei a rappresentare nel modo più simbolico e chiaro il tema di questa edizione del Salone.

Parliamo dell'opera “Visioni” di Mimmo Paladino e del “Terzo Paradiso”, installazione di Michelangelo Pistoletto.

Era dal 1989 che il Salone non tornava ad affidare la propria immagine ai colori e alle forme di un grande artista italiano. Torna a farlo quest'anno con l'opera su carta realizzata appositamente per il Salone e a esso donata dall'esponente della Transavanguardia Domenico Paladino. Se la sua opera, con quei grandi occhi affacciati fra le pagine di un intenso blu, esprime la visionarietà della letteratura, poiché sembra allo stesso tempo guardare lontano dalle pagine di un libro ma spingere anche chi guarda a cercare mondi nuovi fra le sue righe, è la figura stessa di Paladino a essere quella di un visionario. La sua è la figura di chi non ha mai avuto paura ad affrontare campi diversi, dalla pittura alla scultura, dal cinema alle scenografie teatrali, in uno sforzo di continuo rinnovamento e di fervente immaginazione propri di ogni vero visionario.

 

Il Salone, iniziato con l'opera di Paladino, si è chiuso poi all'insegna dell'altra grande opera d'arte contemporanea allestita nel Salone, all'interno del Bookstock Village: il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto. Nato da un doppio segno dell'infinito che, intersecandosi, dà vita a tre cerchi allineati, questo segno è da anni al centro delle riflessioni dell'autore della celebre “Venere degli Stracci”. Come ci spiega un'addetta alla custodia dell'opera, questa installazione vuole mettere a contatto un Primo Paradiso arcaico, quello caratterizzato dall'integrazione spontanea dell'uomo con la natura, con un Secondo Paradiso moderno, dove invece l'uomo è ormai dipendente dalla dimensione tecnologica. La proposta di Pistoletto, la sua visione, cioè, per un mondo che non si autodistrugga, auspica quindi un ritrovato equilibrio fra questi due aspetti della contemporaneità, in modo che il mondo artificiale riesca a restituire vita alla Terra, creando un livello di civiltà basato sull'assunzione di responsabilità da parte di ognuno.

Questo particolare triplo paradiso, non a caso, è fatto di diecimila libri che, ci spiegano, sono stati donati al Salone o salvati dal macero e che, alla chiusura della manifestazione, verranno regalati ai lettori presenti. Così, mentre ci avviamo verso l'uscita dal Salone, non possiamo che apprezzare la potenza di questa metafora artistica che ci ricorda con un'immagine come l'infinito sia fatto di libri e come ogni libro, scomponendo le strutture date, riesca a moltiplicarne le possibilità.

 

 

Martina Colligiani

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(Tratto da Wikipedia)