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La Chiesa della Vergine a Pistoia

Parlare della Chiesa della Vergine a Pistoia significa confrontarsi con tanta storia novecentesca e con grandi personaggi dell’arte e dell’architettura.

Fu infatti il XX secolo a segnare indelebilmente la storia di una chiesa di fine Settecento, risultato di trasformazioni operate su di un precedente oratorio al momento dell’elezione a parrocchia da parte del vescovo Scipione de’ Ricci nel 1783, quando alla chiesa a navata centrale e navatelle laterali su pilastri fu data un’impronta neoclassica.
Questo edificio, posto a ridosso della stazione ferroviaria fra le attuali via Traversa della Vergine e via Monfalcone, fu interamente distrutto nel gennaio del 1944, quando un bombardamento aereo intese radere al suolo la stazione dei treni e una delle tante bombe che colpirono Pistoia finì anche per buttar giù la vecchia chiesa.

 

Resti delle mura della chiesa, del campanile e dell’annessa canonica furono usati dagli alleati per ricostruire il viadotto che oltrepassa la ferrovia, quello che oggi viene volgarmente detto il “ponte dell’Arca”.
A guerra ultimata si decise la ricostruzione della chiesa su un sito diverso rispetto all’originario, non lontano dalla villa Martino Bianchi (attuale sede della Misericordia di Pistoia), dal momento che l’antico edificio risultava troppo a ridosso dello scalo merci ferroviario. Il progetto fu affidato al noto architetto pistoiese Giovanni Michelucci, che ideò una chiesa a croce latina con campanile a vela isolato dal corpo principale di fabbrica. Ci vollero due anni di trattative per accordarsi sulla struttura finale dell’edificio (1947-49) e ben sette per vedere la chiesa ultimata (1949-56), dopo un’interruzione dei lavori dovuta a incomprensione dell’architetto con la ditta appaltatrice.
La chiesa della Vergine, costruita con materiali poveri come mattoni, pietra e cemento armato, si presenta oggi a pianta latina con profonde cappelle di facciata e nicchie laterali progettate per ospitare una Via Crucis di artisti contemporanei del calibro di Flavio Bartolozzi, Jorio Vivarelli e Quinto Martini.

 

Nonostante la presenza di poche finestre, l’interno della chiesa si rivela piuttosto luminoso, anche grazie alla bellissima vetrata di controfacciata, composta da tre pannelli che mostrano, da sinistra verso destra, la Presentazione di Maria al tempio, l’ Assunzione e l’ Incoronazione della Vergine.

 

Ma ciò che davvero colpisce dell’interno è lo splendido Crocifisso ligneo scolpito dal pistoiese Jorio Vivarelli, che fu lo stesso Michelucci a scoprire e conoscere in fonderia  e a volere come esecutore del grande arredo liturgico retrostante l’altare principale. Di esso, scolpito nello stesso anno dell’inaugurazione della nuova chiesa, il 1956, impressiona l’intensità drammatica degli occhi ormai sbarrati, la smorfia di dolore, quasi un urlo, che esce dalle labbra e lo sforzo per la contrazione di tutti i muscoli del corpo di Cristo.

 

Una piccola curiosità circa la Chiesa della Vergine che forse non tutti conoscono è quella che per le Solennità del Natale e di Pasqua vengono allestiti nell’edificio grandi apparati, a ricordo del Presepe e dei Sepolcri. Curati entrambi da Marco Pullerà e da alcuni parrocchiani che l’aiutano nell’allestimento, in particolare il Presepe è un evento che ogni anno ha ricevuto numerosi premi e che si distingue per originalità e bellezza scenografica.

 

Meritevoli di esser visti, i Presepi e i Sepolcri hanno contraddistinto e animato l’allestimento interno della Chiesa della Vergine durante gli ultimi anni. Il connubio fra architettura michelucciana del Novecento e arte contemporanea che se ne deduce è sicuramente di forte suggestione.

 

Caterina Bellezza

 

per approfondimento si veda:

 

http://www.parrocchiadellavergine.it/chiesa-di-sante-maria-e-tecla-vergini-e-martiri/storia-della-chiesa/

 

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Il buonumore sul sito di OltrePistoia è assicurato! Da chi? Dal nostro vignettista di fiducia: Mauro Colligiani o, in arte, MACO! Buon divertimento!

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(Tratto da Wikipedia)