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La Cattedrale di San Zeno a Pistoia

Chi frequenti Pistoia anche solo per qualche ora non può esimersi dal visitare il luogo di maggior importanza religiosa, storica e artistica della città. La Cattedrale di San Zeno –  inizialmente dedicata a San Martino, poi durante la dominazione longobarda intitolata al santo patrono di Verona, cui i Pistoiesi attribuivano il miracolo di aver liberato Pistoia dalle acque dell’Ombrone, che ogni anno ne invadevano il territorio, grazie alla rottura della chiusa della Gonfolina a Lastra a Signa – si affaccia su una delle più belle piazze d’Italia, la piazza detta, appunto, del Duomo.


Pistoia dovette avere una cattedrale già dal V secolo, poiché era sede vescovile, ma non c’è sicurezza sulla sua reale ubicazione (le ipotesi variano fra l’attuale collocazione, il luogo della Pieve di Sant’Andrea o quello non lontano da San Pier Maggiore); tuttavia, la prima attestazione scritta dell’esistenza della chiesa risale al 998, quando Ottone III invia al vescovo di Pistoia Antonino un diploma per elencare i possedimenti che gli riconosceva, fra i quali viene citata anche una Ecclesia SS.Zenonis, Rufinis et Felicis.
La chiesa, dunque, fu costruita nel X secolo, anche se subì numerosi danneggiamenti, specialmente causati da incendi, e conseguenti rifacimenti, che in qualche caso ne hanno alterato l’assetto originario.
La facciata è di stile romanico, ma subì rimaneggiamenti fra il 1379 e 1449, quando fu rimaneggiata con l’aggiunta del portico e dei tre ordini di logge.

 

Nel 1505 Andrea della Robbia, appartenente alla celebre famiglia di scultori toscani che lavoravano la terracotta invetriata, realizzò l’archivolto del portale centrale e la relativa lunetta con la Madonna col Bambino e Angeli.
A coronamento della parte superiore della facciata si trovano due statue, rappresentanti San Zeno, a sinistra, cui è intitolata la Cattedrale, e San Jacopo, a destra, santo patrono della città. Il 21 luglio di ogni anno, quattro giorni prima della festa patronale, avviene la Vestizione di San Jacopo: la statua del santo viene rivestita di un pesante mantello rosso, simbolo dei pellegrini (san Giacomo Maggiore, per i pistoiesi san Jacopo, ne è infatti il protettore), che vuole ricordare una pessima abitudine del santo, che fu tale solo dopo una vita di ruberie e sotterfugi. Commerciante di bestiame, il santo era solito truffare i contadini da cui comprava gli animali dicendo loro che li avrebbe pagati “a tanto caldo”, cioè all’arrivo della calura estiva; arrivata l’estate, quando i creditori gli si facevano incontro per farsi pagare, Jacopo si gettava un pesante mantello rosso sulle spalle, dicendo che il caldo non lo sentiva e che quindi non era ancora il momento di pagare.

 

L’interno della Cattedrale si presenta a tre navate, anch’esse di stile romanico, con presbiterio rialzato su cripta e rifatto fra XVI e XVII secolo.
In origine, le ultime due campate della navata destra verso l’ingresso ospitavano la Cappella di San Jacopo, creata per ospitare la reliquia del santo, un frammento dell’osso del cranio, che fu portata da Compostella per volere del vescovo Atto nel 1133, e passata poi ad accogliere il Tesoro di San Jacopo, fra cui il bellissimo Altare argenteo, opera di fine perizia orafa, adesso ospitato nella Cappella del Crocifisso. Distrutta per ordine del vescovo Scipione de’ Ricci nel 1785, della cappella non rimangono che i segni delle cancellate che la proteggevano infisse nelle colonne dell’attuale edificio. L’ Altare di San Jacopo fu realizzato fra il 1287 e il 1456 da numerosi orafi, fra i quali il giovane Filippo Brunelleschi (che all’arte si era avviato proprio come orafo); presenta molte scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, eseguite in argento sbalzato, sulle quali domina al centro la figura del santo sormontata da quella del Cristo in gloria.

 

Sulla parete destra della Cattedrale si incontra il monumento funebre del poeta stilnovista pistoiese Cino de’ Sinibuldi, realizzato nel 1337 da Agostino di Giovanni, che mostra il maestro mentre insegna agli allievi sui banchi, come consuetudine per gli uomini di lettere dell’epoca.

 

In testa alla navata destra si apre la Cappella di Sant’Atto (o di San Rocco), dove si conservano sia le spoglie mortali del santo che volle l’arrivo della reliquia jacopea, sia due importanti reliquiari, ovvero il quello di San Jacopo e quello del Braccio di San Zeno.
Il presbiterio rialzato fu interamente rifatto a cavallo fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento; l’abside romanica fu sostituita e di conseguenza la decorazione fu interamente rinnovata: i maggiori pittori fiorentini del tempo (Cristofano Allori, il Passignano, Benedetto Veli e Gregorio Pagani) furono chiamati per l’esecuzione delle tre grandi tele e degli affreschi presenti.
Sul presbiterio vi sono due pregevoli angeli reggicero del XVI secolo in legno policromo e un reggicandelabro in ferro battuto di Maso di Bartolomeo del 1442.

 

Nella navata centrale, non lontano dal presbiterio è collocato il crocifisso su tavola realizzato nel 1274 da Coppo di Marcovaldo e dal figlio Salerno, che reca ai lati del corpo sofferente di Cristo Storie della Passione.

 

Scendendo le scale del presbiterio, si accede alla cripta di impianto romanico, ma in parte modificata nel corso del tempo, dove ogni anno viene allestito un presepe che varia sempre in originalità e materiali usati per la realizzazione (negli anni passati sono stati usati, ad esempio, la paglia o le ghiere delle noci).
La cappella in testa alla navata sinistra, detta Cappella del SS. Sacramento o Pappagalli (dal nome della famiglia che ne ebbe il patronato) era un tempo avulsa dal tessuto architettonico interno della Cattedrale, poiché aveva un accesso indipendente da piazza del Duomo. All’interno l’opera più importante è un quadro di Lorenzo di Credi, che nel 1486 realizzò una Vergine col Bambino e Santi, detta Vergine di Piazza data l’ubicazione della cappella stessa.

 

Lungo la navata sinistra vi è un affresco della Vergine molto venerato, chiamato Madonna delle Porrine, invocata in occasione delle pestilenze che affliggevano la città.
Accanto all’ingresso, sempre nella navata sinistra, un grande monumento rende omaggio a un pistoiese illustre: si tratta del Monumento al cardinal Niccolò Forteguerri, illustre letterato che ha lasciato a Pistoia una cospicua biblioteca. L’opera fu cominciata dal Verrocchio nel 1473, alla sua morte continuata dal Lorenzetto e infine completato a metà del XVIII secolo.

 

Infine, la controfacciata presenta due importanti realizzazioni scultorie: a sinistra del portale centrale, l’ Arca di Sant’Atto, scolpita nel 1337 dalla bottega di Giovanni di Agostino allorquando nella vicina chiesa di San Giovanni in Corte (l’odierno Battistero) furono ritrovate le spoglie del santo. A destra del portale centrale si trova, invece, il bellissimo Fonte Battesimale di Andrea Ferrucci da Fiesole e Jacopo del Mazza, su disegno di Benedetto da Maiano; bell’esempio della scultura fiorentina della fine del Quattrocento (fu completato nel 1497), presenta al centro il Battesimo di Cristo e ai lati Storie della vita del Battista.

 

La Cattedrale di San Zeno a Pistoia è stata per secoli il cuore pulsante della città; centro religioso di primaria importanza per il territorio circostante, riveste ancor oggi una notevole importanza dal punto di vista dell’attrattiva turistica. Un buon punto di partenza per una visita a Pistoia.

 

Caterina Bellezza

 

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(Tratto da Wikipedia)