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Santa Maria del Soccorso, già chiesa di Santa Liberata e di Santa Maria in Borgo Bambini: connubio perfetto di arte, storia e credenze popolari

A Pistoia è finalmente stata riportata al suo antico splendore dopo un lungo e laborioso intervento di restauro l’antica chiesa di Santa Maria del Soccorso, vicinissima alla ben più famosa chiesa di San Bartolomeo, ma certamente non meno importante ed interessante per la sua storia e per la storia della città stessa. Distintasi infatti nel corso dei secoli per le sue variegate vicende, la sua vivace storia è ravvisabile anche nelle diverse intitolazioni che con il passare degli anni la piccola chiesa ha ricevuto. Proprio per la singolarità di questa chiesa solo adesso riportata all’attenzione dei pistoiesi, pensiamo quindi che sia fondamentale tracciare il quadro storico della parrocchia stessa a partire fin dalle sue origini, di modo da poterne apprezzare ogni dettaglio, in questo aiutati dallo storico Alberto Cipriani, le cui parole sono state lette da Don Luca Carlesi in occasione della riapertura.

 

Secondo Giuseppe Dondori ne la Pietà di Pistoia del 1666, il primo nome di Santa Maria in Borgo sarebbe stato attribuito in quanto chiesa parrocchiale; invece il nome di Santa Maria del Bambino, sempre secondo il Dondori, avrebbe fatto seguito ad una miracolosa apparizione di Maria con in braccio il Bambino, anche se non sembra da escludere la vicinanza di San Bartolomeo, considerato fin dall’antichità protettore dei bambini dalle insidie diaboliche (non per niente i ragazzi vivaci venivano per l’appunto chiamati in pistoiese “sanbartolomeini”, e contro di loro si alzava la protesta delle mamme “accident’a san Bartolomeo!”). In seguito venne l’intitolazione a Santa Liberata; probabilmente si trattò di una dedica di devozione alla Vergine, che per sua intercessione avrebbe a suo tempo liberato la città dalla peste e dalla guerra. Supposizione fatta basandosi sull’insistenza dell’attribuzione di queste dediche alla Vergine, spiegata dal Dondori per il fatto che Pistoia aveva sempre manifestato devozione alla Madonna, intitolandole nel corso dei secoli ben quindici chiese, per la maggior parte parrocchiali (Santa Maria in Corte, Santa Maria Forisportam, Santa Maria in Torre).

 

Chiesa parrocchiale fin dal Duecento, Santa Maria in Borgo Bambini venne costruita all’interno della fascia compresa tra la prima e la seconda cerchia di mura, molto vicina quindi alle altre chiese di Santa Maria Cavaliera (della quale si vedono i resti in piazza del Duomo), San Salvatore e – come già abbiamo detto – all’abbazia di san Bartolomeo. Il territorio della parrocchia di San Bartolomeo quindi era affollato di edifici ecclesiastici: contava infatti ben tre chiese parrocchiali (San Leonardo, Santa Liberata e San Marco), un monastero (San Bartolomeo e San Michele in Forcole), un convento (San Lorenzo) e un oratorio (Sant’Ansano). Qui inoltre passava l’antico corso della Brana, che sopraggiungeva dal Ceppo e qui si incontrava con altre gore, per alimentare il grande mulino di San Bartolomeo.

 

La parrocchia venne soppressa in seguito alle soppressioni del vescovo Scipione de’ Ricci nel 1784, secondo il quadro di quelle riforme che ridusse ad otto le ben ventitré chiese parrocchiali cittadine (opera lungimirante del vescovo, che si occupò di levare le parrocchie dalla città per dare il beneficio e quindi creare nuove chiese parrocchiali sulla montagna e nella campagna circostante, dove la popolazione era allora sprovvista di luoghi di culto). In seguito fu destinata a sede della Compagnia dei Sarti, il cui patrono era Sant’Omobono, ricevendo quindi per un breve periodo anche questa intitolazione.

 

In tempi più recenti la chiesa acquisì poi il nome di Santa Maria del Soccorso, nome con il quale è ancora oggi conosciuta, perché nel 1936 vi venne trasferita la popolare immagine della Madonna del Soccorso staccata dall’ormai abbandonata chiesa di San Girolamo dei Gesuati, il cui ordine era stato soppresso nel 1668 da papa Clemente IX Rospigliosi; tra l’altro, la figura alla destra della Vergine nell’affresco staccato rappresenta precisamente San Girolamo – riconoscibile per la croce che porta in mano, suo attributo insieme alla pietra con la quale usava battersi il petto in segno di penitenza – a certificare la provenienza dell’opera dalla chiesa omonima.

 

Tante le fonti documentarie che attestano la storia e la genesi della parrocchia; informazioni più dettagliate sulla chiesa di Santa Liberata si hanno per esempio anche in seguito alla visita apostolica compiuta per generale disposizione post-tridentina nel 1582 dal vescovo di Sarsina, Angelo Peruzzi. La visita – rivolta ad accertare in tutte le Diocesi la piena ortodossia con i decreti conciliari – avvenne in Pistoia a partire dal 20 di ottobre di quell’anno; Santa Liberata fu visitata nel pomeriggio del 29, mentre la mattina monsignor Peruzzi era stato in Santa Maria Nuova e , il 22, aveva invece visitato Santa Maria Cavaliera. La relazione di tutte le visite, in latino, conservata all’Archivio Vescovile, riserva a Santa Liberata appena una mezza pagina, mentre molte più pagine sono invece dedicate alla precedente visita a Santa Maria Cavaliera. Poche righe quindi, però sufficienti ad indicare che il rettore di Santa Liberata era allora un certo Simone Giovannini che aveva avuto l’onere e l’onore di restaurare la chiesa stessa sotto la sua dirigenza, e anche a sue spese.

 

Nella stessa visita apostolica si parla anche dell’altare maggiore e degli elementi architettonici e stilistici che lo contraddistinguono: veniva descritto come un bell’altare decorato con un tabernacolo in legno, anch’esso altrettanto “dorato”. Parrocchia dotata di un cospicuo numero di parrocchiani (seppure non grandi frequentatori), la sua storia la si considera conclusa in seguito alla soppressione già nominata che sopraggiunge per la nostra chiesa come per numerose altre parrocchie cittadine. Prese il suo posto l’oratorio di San Omobono e l’immagine della Madonna del Soccorso, qui trasferita in seguito ad eventi favorevoli dalla cappella dello Spedale del Ceppo rimasta inglobata durante i lavori di ampliamento dello stesso spedale nel 1936. Il terreno su cui venne ampliato il nuovo spedale era di proprietà della Diocesi che concesse quei terreni a patto che l’immagine sacra venisse appunto traslata nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, della quale richiesero anche i restauri. Quindi, oltre all’immagine sacra, anche un provvidenziale intervento di restauro dettero nuovo lustro a questa chiesa, connotandola come un piccolo santuario mariano giunto fino i giorni nostri e adesso finalmente restituito alla cittadinanza, in seguito ad un intervento capillare di restauro che ne ha rimesso in luce anche il suo impianto decorativo seicentesco.

 

Clara Begliomini

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(Tratto da Wikipedia)