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La Pieve dei SS. Tommaso e Ansano a Castelvecchio: il cuore della Valleriana

 

Forse nessun paese meglio di Castelvecchio racchiude in sé tutti gli aspetti della Valleriana, grazie all’aspetto molto caratteristico di borgo medievale dalle antiche origini che è riuscito a mantenere nel tempo – immerso in un paesaggio verdeggiante e rigoglioso che allo stesso modo niente ha perso della sua fisionomia originaria e che, grazie a questi suoi aspetti naturalistici, è valso alla zona l’appellativo di Svizzera Pesciatina – nonché alla presenza di uno dei più antichi edifici sacri della Valdinievole: la Pieve dei SS. Tommaso e Ansano.

 

Come nel caso di tutte le antiche pievi, che risultano in certi casi inglobate nel centro storico della città di pertinenza solo in periodi molto successivi alla loro fondazione, essa sorge fuori dal centro abitato di Castelvecchio, in posizione rialzata, a dominare la strada principale dalla quale si giunge, presentandosi così al visitatore in tutta la sua inaspettata bellezza e monumentalità. Le sue prime origini risalgono all’epoca longobarda; il primo documento certo sembra infatti risalire all’anno 879 d. C., quando il vescovo di Lucca Gherardo allivellò (ovvero concesse con un regolare contratto) a due fratelli alcuni beni di proprietà della pieve in questione, certificandone quindi già allora la sua esistenza. Da allora l’importanza della pieve è ben documentata da innumerevoli altri atti, che ne attestano la centralità non solo religiosa ma anche giuridica. Un momento di svolta nella storia della nostra pieve è segnato dalla costituzione della Diocesi di Pescia, avvenuta nel 1519: mentre fino ad allora la chiesa aveva mantenuto un ruolo accentratore, governando numerose parrocchie minori situate nei paesi limitrofi (per esempio San Frediano di Aramo, San Martino a Medicina, Sant’Andrea di Pontito e San Pietro a Lucchio), con da quel momento in poi essa venne compresa nella nuova Diocesi, perdendo così inesorabilmente la sua importanza.

 

Per quanto riguarda l’edificio attuale, molto dibattuta risulta essere la definizione della sua data di elevazione, mancando le fonti documentarie decisive; da alcuni è posta tra il IX e il X secolo, da altri è invece considerata successiva, da riferirsi bensì ai secoli XI-XII. Resta il fatto che ben poco rimane dell’impianto originario, questo a causa degli invasivi interventi di rifacimento ai quali il complesso venne sottoposto a più riprese; il più importante è stato quello del 1875, anno in cui la pieve venne dichiarata monumento nazionale, evento che portò appunto alla decisione di restaurare la chiesa. Altri interventi si ebbero poi dopo le due guerre e all’inizio degli anni sessanta, che nel loro insieme definiscono l’aspetto odierno della pieve che – per quanto modificato – conserva sempre i caratteri tipici dell’architettura romanica lombarda.

 

Dal punto di vista architettonico, la parte che più di ogni altra ha mantenuto i caratteri originari è la facciata: divisa da due ordini sovrapposti di arcate cieche coronati da una bifora affiancata da due oculi, presenta un solo portale centrale e il tetto a spioventi. Molto essenziale nel suo aspetto, è costruita con la pietra proveniente dalle cave vicine, come tutto il resto della struttura.

 

L’edificio nella sua interezza, orientato verso est secondo l’uso antico, è adornato esternamente – lungo tutto il suo perimetro – da una cornice di archetti pensili e la sua parte terminale è costituita da tre absidi semicircolari, che conferiscono dinamicità al complesso, rendendo interessante anche la parte retrostante dell’edificio. Insolita per la sua posizione è la torre campanaria, posta dietro alla chiesa e non al suo fianco – com’è consuetudine – questo forse dipeso dalla posizione ristretta della pieve su di uno sperone di roccia; non molto alta ma possente, nemmeno merlata, è addolcita da un ordine di bifore intramezzate da colonnette.

 

Per quanto riguarda l’interno, esso è suddiviso in tre navate, scandite da colonne che sorreggono archi a pieno centro; interessanti e unici elementi decorativi presenti all’interno sono i capitelli, uno diverso dall’altro e arricchiti da motivi astratti e raffigurazioni antropomorfe e zoomorfe. L’unica fonte di luce è rappresentata dalle strette finestre presenti al di sopra degli archi, dominati dalla copertura a capriate, tipicamente romanica.

 

Particolare dal punto di vista architettonico e molto scenografica è anche la zona presbiteriale, elevata rispetto al piano delle navate, al quale si accede attraverso scale laterali; sotto il presbiterio si trova la cripta, secondo una leggenda popolare costruita nel luogo in cui sant’Ansano martire si raccoglieva in preghiera.

 

In conclusione, risulta chiaro come questa Pieve rappresenti un monumento-simbolo della Svizzera Pesciatina, contribuendo così all’affermazione dell’importanza di questa regione della Valdinievole anche dal punto di vista storico-artistico, oltreché paesaggistico. Senza dimenticare quanto, ancora una volta, si confermi l’idea che – anche i luoghi più lontani dalla città e meno conosciuti – riservino ai visitatori più curiosi e attenti veri e propri tesori.

 

Clara Begliomini

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(Tratto da Wikipedia)