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Il grande Battistero di Pistoia

Pistoia conserva l’ultimo esempio di grande battistero medievale: costruito fra il 1301 e il 1366, il Battistero di San Giovanni in Corte è una raffinatissima espressione del cosiddetto “gotico italiano”, ovvero di quella scia del gotico francese che in Italia assunse caratteri del tutto peculiari, integrandosi con il preesistente romanico.

Per comprendere quanto appena detto, occorre fare un passo indietro, anzi, due, e analizzare, da una parte, lo sviluppo dei grandi battisteri medievali, grazie al quale si comprenderà come mai l’esempio di Pistoia possa essere definito l’ultimo; dall’altra, occorrerà capire quali caratteri romanici e quali gotici, o presunti tali, esso abbia.
Andando con ordine, dobbiamo ripartire dalla funzione assolta dal battistero, ovvero quella di luogo precipuo in cui amministrare il rito del Battesimo cristiano, che fino al Medioevo avveniva per immersione completa dell’adulto in una vasca piena d’acqua. Se, inizialmente, le prime comunità cristiane usarono a tale scopo luoghi in cui era presente una grande abbondanza di acqua, quali le terme romane, passando poi a piccole case, chiamate domus ecclesiae (“casa della chiesa”) con annesse vasche per il battesimo, con la costruzione delle Basiliche Constantiniane in seguito all’adozione del Cristianesimo come religione di Stato (Editto di Costantino, 313 d. C.) il Battistero assunse una propria connotazione architettonica autonoma: seppur posto nelle immediate vicinanze dell’aula ecclesiastica, si trovò di fatto strutturalmente separato da essa. Con il passare del tempo e l’aumento della popolazione da battezzare, si rese necessaria la costruzione di grandi edifici, capaci di accogliere un gran numero di persone e dotati di ampie vasche per celebrare il Battesimo per immersione; sorsero così, fra XI e XII secolo, i grandi esempi di battisteri medievali, fra i più importanti dei quali si ricordano, in ambito toscano, quelli di Firenze, Pisa e Siena.
Anche Pistoia fu dotata di un suo proprio battistero, probabilmente ingrandendo un preesistente edificio utilizzato a tale scopo e costruito sopra l’antica chiesa di Santa Maria in Corte (“Corte” derivava dalla curtis regia longobarda, identificata con piazza della Sala, sulla quale tale chiesa si affacciava), della quale riprese parte del nome, identificandosi come San Giovanni in Corte. La costruzione del nuovo edificio iniziò nel 1301 – periodo relativamente tardo rispetto agli altri grandi battisteri medievali, spia che già segnala uno dei motivi per il quale quello di Pistoia può essere definito l’ultimo battistero costruito –; nei primi trenta anni della costruzione i lavori procedettero relativamente a rilento, dal momento che Pistoia affrontò un periodo piuttosto instabile dal punto di vista politico, con l’assedio fiorentino prima (1305-06), la dominazione di Uguccione della Faggiola (1315-16), di Ermanno Tedici (1322), poi di Castruccio Castracani (fino al 1328), infine la stipula della pace con Firenze nel 1329, che garantì alla città un periodo di relativa tranquillità militare, ma soprattutto economica, grazie alla quale la costruzione del Battistero poté procedere più spedita. Durante questi primi trenta anni, tuttavia, pur procedendo più lentamente del solito, i lavori non si fermarono mai, tanto che nel 1330 la parte strutturale dell’edificio poteva dirsi conclusa, mentre la decorazione marmorea, iniziata dieci anni prima, doveva ancora essere conclusa. Alla metà del secolo il Battistero, pur non ancora completato, era perfettamente funzionante e officiato; la fine dei lavori, però, arrivò soltanto nel 1366.

 

In realtà, oltre alla bassa datazione dei lavori di esecuzione, un altro fattore contribuisce a classificare l’edificio come l’ultimo fra i grandi battisteri medievali: il fonte battesimale, realizzato da Lanfranco da Como nel 1226 (quindi pertinente alla struttura del primitivo Battistero). Si tratta di un parallelepipedo finemente lavorato in lastre di marmo a decorazione geometrico-floreale e fitomorfa, che racchiude al suo interno una vasca centrale di forma ovale, alla quale si accedeva attraverso due gradini posti sui lati lunghi: da qui si immergevano i battezzandi, che ricevevano il Battesimo dal sacerdote posto all’esterno del fonte battesimale. La grande vasca è circondata, agli angoli, da quattro vaschette circolari di dimensioni e profondità assai più ridotte, utilizzate per amministrare il Battesimo ai bambini: è proprio la presenza di queste vaschette a documentare quanto dicevamo prima (ovvero che il Battistero di Pistoia è l’ultimo grande battistero medievale a essere stato costruito), poiché è solo in un secondo momento che al rito impartito esclusivamente agli adulti si affiancò la pratica di darlo anche ai bambini, man mano che la società diventava tutta cristiana, il che richiedeva appositi spazi di dimensioni ridotte.
Di lì a poco, subentrando il massiccio Battesimo impartito a bambini, il Battistero perse la sua funzione precipua e il fonte battesimale venne trasferito all’interno della Cattedrale.

 

Tornando ad analizzare l’esterno dell’edificio, si notano, come accennavamo all’inizio, caratteri formali prettamente gotici, quali l’uso di pilastri gotici svettanti agli otto angoli esterni, la presenza del timpano acuto sopra il portale con rosone interno e le edicolette ai lati del timpano, cui si aggiunge un generale andamento verticale della struttura. Tali elementi, però, si impiantano su una possente struttura prettamente romanica, rivestita da un paramento marmoreo bicromo (il marmo bianco di Carrara e il serpentino verde di Prato), sulla quale si aprono solo finestre strette, che contribuiscono a una scarsa illuminazione interna.
Questa mescolanza di elementi romanici e gotici è ciò che è stato definito il “gotico italiano”, dal momento che in Italia non ci fu una vera e propria diffusione dei caratteri francesi, ma più una ripresa di alcuni aspetti formali che si innestarono sulla preesistente tradizione romanica.

 

Nella lunetta del portale maggiore la Madonna col Bambino, S. Giovanni Battista e S. Pietro denotano non soltanto la dedicazione dell’edificio al Battista in quanto primo battezzatore – elemento comune a tutti i Battisteri –, ripresa anche nelle formelle dell’architrave, che illustrano Storie del Battista (da sinistra: Il Battista davanti a Erode, La danza di Salomè, Salomè presenta la testa de Battista a Erode, La tumulazione del Battista) ma anche la forte valenza simbolica del rito celebrato al suo interno: san Pietro è il detentore delle chiavi del Regno dei Cieli, colui che può aprire le porte del Paradiso al fedele e portarlo alla contemplazione della Madonna e del Bambino, tanto quanto lo stesso Battesimo è la chiave per poter intraprendere il cammino di fede cristiana che porterà il fedele, un giorno, a partecipare della visione di Dio.

 

Al centro dell’architrave si trova lo stemma del Comune di Pistoia a scacchi bianchi e rossi, che ben rappresenta il controllo che l’istituzione pistoiese svolgeva sull’amministrazione della fabbrica attraverso il lavoro svolto dall’Opera di San Jacopo, l’ente laico preposto alla gestione dei beni di San Giovanni in Corte. A destra, invece, lo stemma vescovile, a simboleggiare, comunque, la funzione religiosa dell’edificio.
Una curiosità sulla facciata, cui quasi nessuno ha mai fatto caso, è la presenza di un piccolo pulpito esterno, a destra del portale maggiore, una specie di piccolo terrazzino usato dal predicatore per poter affacciarsi sulla piazza principale e parlare al popolo potendo essere visto e ascoltato meglio.

 

L’interno del Battistero è piuttosto spoglio, non presentando alcun rivestimento marmoreo sui mattoni utilizzati per la costruzione, che pure da progetto doveva esser previsto, ma la mancanza di soldi prima e l’abbandono dell’uso del Battistero poi devono aver fatto desistere dall’intraprendere l’opera.
L’altar maggiore posto nella scarsella  non è coevo, ma proviene dalla vicina Basilica dell’Umiltà, dalla quale fu traslato a inizio del Seicento, quando per l’immagine miracolosa si decise la costruzione dell’altare del Tacca; altra opera non originaria è il Cristo benedicente di Andrea Vaccà.

 

Come abbiamo visto, allora, il Battistero di Pistoia è l’ultimo grande esempio in ordine cronologico a esser stato costruito. Integrando romanico e gotico in una via tutta peculiare e toscana, rappresenta un altissimo livello di abilità costruttiva, coinvolgendo molti maestri di prim’ordine, da Lanfranco da Como per il fonte battesimale a Cellino di Nese per la decorazione architettonica della parte superiore esterna, e facendo ritagliare così a Pistoia uno spazio di prim’ordine nel panorama italiano.

 

Caterina Bellezza

 

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(Tratto da Wikipedia)