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Una lezione di restauro architettonico a Popiglio

La presentazione del restauro della facciata della chiesa di Santa Maria Assunta di Popiglio, piccolo paese della Montagna Pistoiese, avvenuta sabato 22 giugno 2013, non è stato un semplice evento di informazione della cittadinanza sulla conclusione dei lavori cominciati nel 2012, ma si è rivelata una vera e propria lezione di restauro architettonico, che l’arch. Sergio Sernissi della Soprintendenza alle Belle Arti ha condotto spiegando dettagliatamente e con parole semplici le varie fasi dell’intervento.


 

Pur già preventivato nel programma triennale di restauri della Soprintendenza, il lavoro si è reso necessario nell’ottobre 2010, allorquando una porzione dell’architrave del portale di facciata si è staccato precipitando al suolo. Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco, che l’hanno puntellato impedendo danni maggiori, e l’allerta data dalla Prefettura hanno consentito alla Soprintendenza di richiedere con più insistenza i fondi statali. Questi sono bastati solo per un parziale intervento, che ha riguardato la facciata e il fianco sinistro della chiesa (fino alla porta laterale), a fronte della volontà originaria della Soprintendenza di sistemare l’intera chiesa; mancano, infatti, a tutt’oggi lavori di restauro al soffitto ligneo cassettonato, al tetto, al fianco destro, alla canonica e al campanile.

La facciata presentava, oltre al problema della caduta di parte dell’architrave, anche fenomeni di esfoliazioni della pietra, fessurazioni degli elementi architettonici con distacco di materiale ed efflorescenze calcaree.
Il primo degli interventi effettuati è stato quello del preconsolidamento: infatti, in presenza di fenomeni di sfogliamento della superficie, non è possibile pulirla senza prima fissare gli elementi lapidei a rischio. Per far questo si è usato un fissaggio per punti con resina epossidica, resistente al lavaggio e rimovibile in seguito, con la quale si sono fatte riaderire le parti staccate.
In seguito si è provvisto al trattamento biocida per rimuovere muschi e licheni, nonché a quello a spatola per togliere il guano di piccione. Sono state poi rimosse le incrostazioni, ovvero le efflorescenze di carbonato di calcio (meglio noto come calcare), usando impacchi di pasta di legno e carbonato di ammonio, utili per le parti più scultoree della facciata,come la zona delle finestre e dell’intradosso del protiro, dove l’utilizzo della microsabbiatrice si rivelava troppo pericoloso per l’alta pressione a cui la sabbia viene sparata sulla superficie.
La pulitura, il passo successivo, è stata effettuata con idropulitrice e acqua deionizzata che, essendo priva di sali, assorbe quelli presenti sulla superficie lapidea. Successivamente, si è provveduto al vero e proprio consolidamento delle fessurazioni con iniezioni di resina epossidica, usando, sostanzialmente, due metodi: per riempire i volumi più grandi si sono usati cateteri, mentre per gli interventi in prossimità sono stati sfruttati coni o crateri di creta, entro i quali è stata colata la resina liquida dopo aver stuccato con lattice di gomma le fessurazioni troppo grandi. Sono stati inseriti perni metallici, ovvero barre filettate d’acciaio, per consolidare maggiormente le varie parti e si è trattata la superficie per rallentare lo sfarinamento della facciata.
In seguito, si sono rimosse le vecchie stuccature, o perché decoese o perché in cemento (materiale che non si usa più nel restauro, ma che era largamente impiegato nel Novecento), provvedendo alla nuova fase di stuccatura con una malta fatta di calce e polvere di pietra e cercando di renderne la tonalità più simile a quella originaria; dove necessario si è poi provveduto al ritocco cromatico.
Infine, si è steso un protettivo idrorepellente su tutta la facciata per proteggerne, seppur per un tempo limitato, la superficie: esso permette, infatti, la traspirazione, ma impedisce all’acqua esterna di penetrare all’interno della chiesa.

Con l’occasione si è provveduto anche a sostituire le vetrate della facciata che erano state installate negli anni Sessanta; eseguito il rilievo della trifora e delle due bifore, sono stati ordinati i nuovi vetri, fatti di cerchietti di vetro verde, rosa e giallo, colorati con ossidi  durante la cottura e saldati insieme grazie a strisce di piombo.


La chiesa di Santa Maria Assunta a Popiglio ha beneficiato, dunque, di un intervento di restauro che senza dubbio meritava, sia per lo stato di conservazione che per la nota bellezza dell’edificio. Sorta già in epoca tardoromanica, fu completamente rinnovata nella seconda metà del Cinquecento, a opera del pievano Girolamo Magni. Stupisce senza dubbio l’interno così riccamente decorato, che conferma l’importanza storica di tale chiesa, oggi spersa fra le montagne pistoiesi, ma un tempo posta sulla via di pellegrinaggio che da Modena conduceva alla reliquia del Volto Santo a Lucca.
L’intervento della Soprintendenza riqualifica, almeno parzialmente, l’esterno di questo bell’edificio. Aspettiamo, fiduciosi, un pieno recupero di questo tempio cristiano, che verrà restituito non soltanto agli abitanti di Popiglio, ma all’intera provincia.

Caterina Bellezza

per approfondimenti si veda:

http://it.wikipedia.org/wiki/Restauro_architettonico

http://it.wikipedia.org/wiki/Resina_epossidica 

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(Tratto da Wikipedia)