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L'Ecomuseo della Montagna Pistoiese

Con l’ Ecomuseo della Montagna Pistoiese, la città di Pistoia vive una realtà museale del tutto particolare; per comprendere cosa sia un ecomuseo dobbiamo allontanarci dalla classica visione del museo come luogo di conservazione e fruizione di un patrimonio storico-artistico e pensare a una comunità montana che si prende cura del territorio, per preservarne la memoria delle tradizioni e delle persone che ne hanno fatto la storia.
L’Ecomuseo pistoiese nasce nel 1990 ed è costituito da sei diversi itinerari, che illustrano altrettanti elementi salienti che caratterizzano il territorio della montagna pistoiese. Si tratta, per lo più, di strutture recuperate, destinate inizialmente ad altre attività lavorative (ferriere, molini, ghiacciaie), testimoniate, adesso, dalla nuova destinazione d’uso adibita ad esposizione museale.


Fulcro dell’Ecomuseo è il Palazzo Achilli a Gavinana, punto informativo centrale del museo. Fu costruito nel 1585 su preesistenze medievali dal nobile Ludovico Appiani, principe di Piombino, e alla sua morte fu abbandonato per un lungo periodo, fino a quando, alla metà del Settecento, fu nuovamente acquisito da Filippo Achilli, un commerciante romano di formaggi che aveva fatto fortuna; egli tentò il recupero delle strutture e restaurò il palazzo. Con l’estinguersi della dinastia degli Achilli, il palazzo passò al Popolo di Gavinana, che lo destinò alle Suore Crocifissine come conservatorio. Fu soltanto nel 1994 che il palazzo divenne di proprietà del Comune, che lo ha restaurato e destinato a Punto Informativo Centrale dell’Ecomuseo.

 

L’ Itinerario del Ghiaccio celebra la produzione del ghiaccio naturale, che si sviluppò, specialmente nella valle del Reno, a Le Piastre e a Pracchia, fra la fine del Settecento e la metà del Novecento. Per questa produzione si utilizzava l’acqua del fiume Reno, che durante l’inverno veniva convogliata in laghi artificiali che sfruttavano la rigidità del clima per ottenere il ghiaccio.
L’itinerario si articola in due luoghi: presso la Ghiacciaia della Madonnina a Le Piastre, che illustra quanto appena spiegato, e al Polo didattico del Ghiaccio a Pracchia, dove si trovano modellini funzionanti che esemplificano il processo e attrezzi per la lavorazione del ghiaccio; inoltre, con un facile percorso a piedi nel bosco, che parte da Prunetta, è possibile visitare le sorgenti del Reno.

 

L’ Itinerario del Ferro illustra la lavorazione di questo materiale, di cui nel XVI secolo la Montagna Pistoiese era il primo polo, poiché ricca di corsi d’acqua e di boschi: l’acqua  permetteva di avere forza motrice naturale, mentre il legname ricavato dai boschi assicurava combustibile per i macchinari.
Fanno parte dell’itinerario il Polo e il Giardino didattico del Ferro a Pontepetri, dove sono stati ricostruiti diversi macchinari funzionanti ad acqua (maglio, ruota verticale, ruota da molino). Particolarità del percorso didattico è quello di essere illuminato artificialmente grazie a una turbina idraulica che sfrutta la forza del torrente Maresca. D’interesse è anche il Ponte sospeso di Mammiano, realizzato interamente in ferro nel 1922 dall’ingegner Vincenzo Douglas Scotti per conto della Società Metallurgica italiana di Campo Tizzoro. Con i suoi 212,4 metri di lunghezza e i 35 metri di altezza (nel punto maggiore), consentiva, infatti, agli operai di Popiglio di arrivare più velocemente alle ferriere poste sull’altro crinale della collina.
Da pochi anni, invece, la Ferriera Sabatini di Pracchia non fa più parte dell’Ecomuseo, poiché è entrata sotto la tutela dell’I.R.S.A. (Istituto di Ricerche Storiche e Archeologiche), ma rimane un nodo fondamentale per seguire la lavorazione del ferro nell’area della Montagna Pistoiese, nonché un punto d’interesse storico, poiché fu fatta costruire da Cosimo I de’ Medici nel 1543.

 

L’ Itinerario dell’Arte Sacra e della Religiosità Popolare si svolge interamente a Popiglio: nella Pieve di Santa Maria Assunta e nell’adiacente Museo diocesano d’arte sacra di Popiglio si possono ammirare numerose e belle opere d’arte, per la maggior parte commissionate nel Cinquecento ai più famosi artisti pistoiesi dell’epoca dal pievano Girolamo Magni o dall’influente famiglia Vannini; nella Compagnia del Santissimo Sacramento vengono esposti, invece, paramenti e arredi sacri provenienti dalle chiese di tutta l’area montana pistoiese. Non lontano vi è il Polo didattico del museo, che offre, su prenotazione, numerose attività legate alla vita della Montagna, come quella della tessitura.
Sempre da Popiglio partono numerosi percorsi devozionali del territorio, come quello della Via Crucis che conduce al Ponte di Castruccio Castracani sul torrente Lima.

 

L’ Itinerario della Vita Quotidiana vuole ripercorrere la storia delle genti della montagna attraverso l’analisi delle attività, manuali e non, che ne hanno contraddistinto la vita. Infatti, nel Museo della Gente dell’Appennino Pistoiese a Rivoreta si possono osservare circa 600 oggetti che testimoniano non soltanto azioni della quotidianità, come la necessità di raccogliere e trasportare i materiali più vari, ma anche le tappe fondamentali della vita umana, come la nascita o il matrimonio. Oltre al percorso museale, l’ultima domenica di luglio ogni attività manuale testimoniata viene ricreata dal vivo grazie alla Giornata del museo vivente e alla Fiera dei saperi.
Inoltre, nella Valle dell’Orsigna sono stati recuperati alcuni edifici, fra cui un metato, usato per seccare le castagne, e un molino, il Molino di Giamba, costruito nel 1820.
Molto interessante per il tema trattato è anche il privato Museo della Vita Quotidiana di Torri, che illustra attrezzi e utensili collezionati dal proprietario, Renzo Innocenti.

 

L’ Itinerario Naturalistico si muove alla scoperta della flora dell’Appennino, che risulta molto simile a quella delle Alpi. L’ Orto Botanico Forestale dell’Abetone, aperto nel 1987, accoglie l’originale foresta appenninica, un giardino roccioso e un laghetto e vi vengono coltivate specie particolari di fiori. A Fontana Vaccaia è stato creato un Polo didattico sul tema della flora, usufruibile da scuole e corsi formativi, mentre a Campo Tizzoro esiste, seppur fuori dall’Ecomuseo, il Centro Naturalistico Archeologico dell’Appennino Pistoiese, che illustra reperti preistorici e geopaleontologici della zona, contribuendo a delineare una storia della presenza dell’uomo in questi luoghi, grazie anche ad alcune ricostruzioni ambientali.

 

Per ultimo rimane l’ Itinerario della Pietra, che ripercorre l’uso di tale materiale attraverso quattro aspetti salienti: se ne analizza l’impiego sia per lastricare le strade, come è avvenuto per la Via Francigena della Sambuca, che dal Polo didattico di Pàvana porta fino a Sambuca Castello, sia per la costruzione di insediamenti abitativi, in particolare di un complesso monastico medievale inserito all’interno della Riserva biogenetica dell’Acquerino; è poi possibile percorrere il Sentiero della Pietra, che conduce dal borgo di Torri alla località del Volotto; sulla strada è visibile un abbeveratoio in pietra, un lavatoio con sorgente e un tabernacolo, mentre, giunti alla meta, si possono visitare le cave di pietra più grandi della zona; infine, il percorso che da Treppio attraversa la Valle della Limentrella conduce alla scoperta di borgate disabitate con particolari, e ancora integri manufatti in pietra.

 

Con questi sei itinerari la Montagna Pistoiese offre un vasto e sfaccettato panorama delle attività che ne hanno caratterizzato la storia e che hanno contribuito alla formazione del paesaggio e delle popolazioni del luogo.
E’ certamente un esperimento per certi versi particolare, perché potrebbe non portare un ritorno economico tangibile, ma in termini di guadagno immateriale costituisce senza dubbio un importante passo in avanti per la salvaguardia della memoria storica dell’Appennino pistoiese.

 

Caterina Bellezza

 

per approfondimenti si vedano:

 

http://www.ecomusei.net/index.php

http://www.provincia.pistoia.it/ecomuseo/

http://www.irsapt.it/ita/index.html

 

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(Tratto da Wikipedia)