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Memorie di guerra e devozione a Gavinana

Raggiungibile dal Passo dell’Oppio, il piccolo paese di Gavinana si erge poco sopra San Marcello Pistoiese e domina l’intera vallata. Si pone a mezza costa sul monte Crocicchio, tenendo di fronte il monte Fagliola; dal paese è addirittura possibile vedere la provincia di Lucca, con la splendida irta della Penna di Lucchio.

 

Il paese ha da sempre avuto una grande importanza storica: nacque come città fortificata romana a dominio della vallata sottostante e seguì le sorti della Toscana sia durante le invasioni barbariche che al tempo della Contessa Matilde, che lasciò questo territorio alla Chiesa. Scossa dalle lotte fra Guelfi e Ghibellini prima, e fra Bianchi e Neri poi, si ritrovò, quindi, in mezzo agli scontri fra le due più potenti famiglie pistoiesi che a quelle due fazioni facevano capo: i Cancellieri e i Panciatichi. Mentre San Marcello si attestò subito come di parte panciatica, Gavinana fu divisa in due parti: il castello, e la pieve subito fuori da questo, furono di parte cancelliera, mentre di opposta fazione fu la zona al di là del torrente Doccia.
Fu così che si giunse all’evento più importante della storia del paese, ovvero la Battaglia di Gavinana, che nel 1530 vide cadere sul campo di battaglia il coraggioso eroe fiorentino Francesco Ferrucci, il più illustre personaggio che la memoria del borgo conservi ancor oggi, celebrato con il monumento equestre di Emilio Gallori sulla piazza principale.

 

Per comprendere bene le ragioni e l’esito della battaglia, occorre fare un passo indietro e descrivere brevemente la situazione politica fiorentina dell’epoca. Cacciati i Medici nel 1527, a Firenze si era instaurata per la seconda volta una repubblica. Nello stesso anno Carlo V, imperatore asburgico, era sceso in Italia ed aveva compiuto l’efferato Sacco di Roma. Tre anni più tardi, nel 1530, Clemente VII, papa Medici, chiese all’imperatore un aiuto militare per riconquistare la repubblicana fiorentina e fu così che la città fu accerchiata dalle truppe imperiali nel famoso Assedio di Firenze.
Il valoroso condottiero Francesco Ferrucci, capo delle truppe della repubblica fiorentina, dopo aver riconquistato Volterra e San Miniato dalle mani dell’esercito imperiale, si diresse alla volta di Pisa con l’idea di fare marcia su Firenze passando per Pistoia e cogliendo alle spalle i nemici chiusi intorno alla città in assedio. Intanto, però, il capo delle milizie repubblicane lasciate a difesa di Firenze, Malatesta Baglioni, tradì il Ferrucci informando le truppe imperiali delle mosse del condottiero. Fu così che l’esercito imperiale lasciò soltanto poche truppe di stanza a Firenze e si diresse tutto alla volta di Pistoia. Il Ferrucci, trovandosi la strada della pianura sbarrata, piegò sulle montagne e giunse a San Marcello, che, essendo di parte panciatica, quindi filo-medicea, non dette accoglienza alle truppe repubblicane. Dopo aver incendiato il borgo per non lasciare ai nemici un appoggio, il Ferrucci si diresse a Gavinana, che, essendo cancelliera, parteggiava per la Repubblica fiorentina. Qui trovò ad attenderlo l’esercito imperiale, che contava il triplo degli uomini presenti nelle truppe repubblicane.

 

La battaglia fu cruentissima e inesorabile la disfatta dell’esercito repubblicano; il comandante delle truppe imperiali, Maramaldo, riuscì a catturare il Ferrucci e lo uccise sulla piazza del paese, infliggendogli un’ultima estrema umiliazione. Dopo questa sconfitta, l’esercito imperiale riuscì ad impossessarsi nuovamente di Firenze; la repubblica fu cancellata e al potere tornarono i Medici.
La figura di Francesco Ferrucci cadde a poco a poco nell’oblio, fino a quando, nell’Ottocento, prima Francesco Domenico Guerrazzi e poi Massimo d’Azeglio decisero di riportarlo in auge come esempio di valoroso patriottismo per il Risorgimento italiano. Fu poi il Duce, negli anni Trenta, a rendere nuovo impulso alla figura del Ferrucci, che venne mitizzato per il vigore e il coraggio con i quali aveva combattuto.
Proprio durante il periodo fascista (1931) venne inaugurato per la prima volta il Museo Ferrucciano, il principale che Gavinana ancor oggi offre ai visitatori. All’interno si approfondisce non soltanto la figura del Ferrucci, ma si ripercorrono anche i momenti cruciali della battaglia grazie a una serie di armi, monete, quadri dell’epoca.

 

Ogni anno la figura di Francesco Ferrucci viene celebrata durante la prima settimana di agosto con le Manifestazioni Ferrucciane, che, coinvolgendo l’intero paese, mirano a rievocare la battaglia e a ricordare, così, il più importante fatto storico del paese.
Gavinana regala, inoltre, una bella pieve da vedere, quella di Santa Maria Assunta, costruita nel XII secolo fuori dalle mura castellane, ma ampiamente modificata fra il XVII e il XIII secolo, come dimostra l’interno.

Da segnalare sono i due dossali laterali all’altar maggiore di scuola robbiana, forse di Santi Buglioni, che a Pistoia eseguì il fregio dell’Ospedale del Ceppo. La terracotta invetriata, inventata nella bottega di Luca della Robbia  già alla metà del XV secolo, ebbe una discreta fortuna anche sulla Montagna Pistoiese, dove opere di questo materiale venivano apprezzate per la loro resistenza alle intemperie e all’umidità.

 

Ma il vero gioiello della chiesa è senza dubbio l’organo seicentesco, frutto di una ristrutturazione cinquecentesca. Nel 1838 fu ampliato dal famoso maestro organaro Giosuè Agati, che aggiunse altri due organi, mentre nel 1852 venne sistemato definitivamente dagli altrettanto famosi Luigi e Cesare Tronci. Si tratta di uno dei più importanti organi storici giunti fino a noi completi, poiché è costituito da tre corpi, il Grand’ Organo, l’Organo di concerto e il Piccol’ Organo, con tre manuali, per un totale di cinquanta registri e circa 1800 canne.

 

Infine, di Gavinana non può non essere ricordata, oltre alla manifestazione di devozione popolare delle Rogazioni, ovvero le processioni propiziatorie per il raccolto nei campi, la particolarissima celebrazione del Bacio dei Cristi che si svolge per l’Ascensione del Signore. Dalla chiesa di Santa Maria Assunta partono due diverse processioni, con alla testa due Crocifissi; giunti per strade diverse in località Ponte dei Gorghi, i due crocifissi si toccano, ovvero si “baciano”, dopo di che i due cortei si uniscono e rientrano in paese. Questa manifestazione devozionale è da interpretarsi come simbolo di pace fra le due opposte fazioni che hanno animato la storia di questa parte della Montagna Pistoiese, ovvero quelle dei Panciatichi e dei Cancellieri, rappresentate dai due paesi di Gavinana e San Marcello Pistoiese, che ogni anno si uniscono in un’unica processione per sancire l’avvenuta pacificazione del territorio.

 

Caterina Bellezza

 

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(Tratto da Wikipedia)