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Campo Tizzoro e i rifugi della S. M. I.

Il piccolo paese di Campo Tizzoro si trova oggi nel comune di San Marcello Pistoiese, sulla via Statale Modenese che collega il versante pistoiese con l’Appennino emiliano, un tratto dell’antica strada del Brennero.


La zona su cui sorge il paese fu il teatro della celebre battaglia di Catilina che, in fuga dopo la scoperta della congiura, nel 62 a. C., qui fu sconfitto dall’esercito inviato da Roma e comandato da Antonio. Passarono molti secoli prima che Campo Tizzoro riacquistasse importanza; infatti, fu soltanto nel XV secolo che nacquero alcune ferriere che producevano acciaio e armi, che ebbero poi un decisivo impulso sotto il governo di Cosimo I. La zona era particolarmente indicata  per questo scopo, perché, per alimentare le ferriere, qui si produceva in abbondanza il carbone vegetale, da cui deriverebbe il nome del luogo, Campo Tizzoro.
Sebbene la costruzione della strada Ximeniana, che collegava Pistoia con Modena, avesse incrementato l’importanza del territorio, il vero e proprio paese sorse nel 1910, quando Luigi Orlando decise di impiantare qui le sue industrie metallurgiche; nel giro di sei mesi gli Orlando costruirono qui non soltanto le fabbriche per la produzione di proiettili, ma anche il vero e proprio paese, provvedendo, così, a tutte le necessità delle famiglie degli operai, facendo sorgere, fra gli altri edifici, le case, le scuole, dall’asilo alle scuole professionali, la chiesa, la farmacia e diversi spazi destinati alla ricreazione e al dopo lavoro. Si può, dunque, dire senza errore che Campo Tizzoro sia un paese nato per l’industria e che ne abbia seguito le sorti.

 

Per ripercorrere tale storia, merita una visita il Museo della S.M.I., che illustra l’attività della Società Metallurgica Italiana di proprietà della famiglia Orlando. La produzione di proiettili, iniziata nel 1910, è arrivata fino agli anni della guerra, subendo, nell’immediato dopoguerra, una forte crisi, dovuta alla mancanza di richiesta del prodotto; negli anni successivi l’azienda ha cercato di mantenersi sul mercato, producendo una svariata quantità di altri oggetti, dai bottoni ai tondini delle monete, e vi è rimasta fino agli anno Novanta del secolo scorso, quando la produzione a Campo Tizzoro è cessata del tutto e la società è stata assorbita da altre, più grandi realtà.
La parte veramente molto interessante del museo — oltre alle numerose macchine per la produzione di munizioni, ancora funzionanti e visibili nelle sale dell’ex palazzina della dirigenza della S.M.I., sede museale — è la visita alle gallerie sotterranee che furono costruite durante la Seconda Guerra Mondiale come riparo per gli abitanti e gli operai di Campo Tizzoro.

 

Questi lunghi passaggi, che si snodano diciotto metri al di sotto del paese e per una lunghezza complessiva di circa 3,5 km, potevano ospitare tutte le 6000 persone di Campo Tizzoro per un periodo che poteva arrivare fino a sei mesi, consentendo loro di sfamarsi, essere curate, di poter partorire anche, se necessario; per non fermare troppo a lungo la produzione, vi si trasportarono pesanti macchine, che venivano utilizzate per la realizzazione di munizioni. Lungo le gallerie esistono ancor oggi le vecchie scritte che impartivano indicazioni sul corretto comportamento durante la permanenza sotto terra o che incitavano ad obbedire prontamente agli ordini; sono stati ricostruiti gli arredi interni delle piccole stanze che servivano per le più svariate necessità, da quella dei Vigili del Fuoco alla Cappella per la preghiera, dall’infermeria al pronto soccorso.

La visita ai rifugi, attualmente inserita nella rete museale gestita dall’I.R.S.A. (Istituto di Ricerche Storiche e Archeologiche), permette di comprendere al meglio la storia e la produzione metallurgica di Campo Tizzoro e di toccare con mano una realtà militare sconosciuta ai più. Passeggiare per le gallerie, a 18 m di profondità, fa capire la durezza della vita che gli operai e le loro famiglie hanno sopportato durante la guerra e apre scenari di riflessione non indifferenti per chi, come molti di noi, non ha mai provato a vivere in tempi bellici:

 

Caterina Bellezza

 

per approfondimenti si veda:

http://www.irsapt.it/ita/index.html

 

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(Tratto da Wikipedia)