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Il Liberty a Montecatini Terme

Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’importanza di Montecatini nel panorama delle offerte termali internazionali diventò sempre più crescente e l’afflusso di moltissime persone, fra cui alcune famose, alle terme comportò il ripensamento di molti luoghi già esistenti e la nascita di nuovi spazi, al fine di rendere la città sempre più accogliente e adattarla alle esigenze di un turismo sempre più lussuoso. Fu così che si sviluppò fortemente un’architettura legata allo stile Liberty,  che in Italia definiva l’affermarsi della corrispondente Art Nouveau francese, uno stile floreale basato sulla reazione all’imperante imitazione degli stili storici del passato che si era verificata con la produzione industriale di oggetti d’arte e con il relativo scadimento del gusto.


Il Liberty prevedeva eleganza decorativa e un accentuato linearismo, ispirato a ornamenti vegetali e floreali, che veniva letto come espressione di forza e dinamismo, nonché simbolo di vitalità. Questi caratteri, propri di tutte le arti, possono essere facilmente letti in alcune architetture di Montecatini, come la Locanda Maggiore, costruita nel 1787 come luogo di accoglienza da Gaspare Paoletti per i monaci della Badia Fiorentina, cui il granduca Pietro Leopoldo aveva affidato la cura delle Terme. La facciata del primo albergo di Montecatini si sviluppa in altezza, caratterizzata da effetti lineari che ne scompartiscono le arcate e i piani. La Locanda ospitò molti personaggi importanti, fra cui Giuseppe Verdi, che vi compose il terzo atto dell’Otello.

 

Un altro dei grandi complessi dell’ospitalità montecatinese rivela aspetti liberty nella facciata e nelle decorazioni interne è il Gran Hotel & La Pace, costruito intorno al 1870 ma ampliato nel 1904, che presenta numerose decorazioni di Galileo Chini, uno dei principali esponenti italiani del nuovo stile “moderno”, come gli affreschi del salone delle feste, le vetrate del vecchio ingresso e il fregio in maiolica posto sopra al nuovo ingresso.

 

Non lontano dal Grand Hotel sorge la Palazzina del Sale, costruita nel 1903 su progetto di Giulio Bernardini per la vendita dei Sali Tamerici, è oggi adiacente all’ingresso del Cinema Verdi. Sulla facciata vi sono quattro altorilievi in gres, opera di Domenico Trentacoste, che illustrano le fasi della lavorazione della ceramica (Tornitore di vasi, Decoratore, Infornatore, Artista circondato dalle Muse). Nella figura dell’artista è rappresentato Galileo Chini, fondatore della Manifattura Fiorentina Arte della Ceramica e uno dei maggiori esponenti del Liberty italiano, cui si devono anche gli affreschi del sottogronda e degli interni.

 

Affiancata alla Palazzina vi è lo stabilimento delle Terme Excelsior, progettato nel 1907 da Giulio Bernardini come Casinò Municipale e Gran Caffè: all’esterno, nell’ala più antica, un loggiato neoquattrocentesco protegge una bella sala con decorazioni liberty, particolarmente apprezzabili nelle vetrate raffiguranti stemmi incastonati in ghirlande.

 

La Montecatini di inizio secolo fece del Kursaal uno dei luoghi di ritrovo più alla moda di tutta la città: costruito nel 1907 come teatro-casinò con una facciata simmetrica, cui successivamente fu integrato un corpo a torre, spezzandone così l’armonia, e decorato internamente con motivi floreali, venne successivamente trasformato in cinema all’aperto, in cui per la prima volta in Italia si proiettarono film sonori. Nel 1957 venne realizzato il cinema-teatro decorato da opere dello scultore pistoiese Jorio Vivarelli rappresentanti scene de I Pagliacci di Ruggero Leocavallo. Nel 1995 il complesso è stato sottoposto a restauro su progetto dell’architetto Aldo Rossi, destinandolo a edilizia residenziale; due grandi corti quadrate sono circondate da edifici porticati che richiamano l’architettura del Filarete, rivestiti da fasce bicrome di pietra che ricordano molto le architetture toscane.

 

Un altro dei capolavori liberty ancor oggi ammirabile interamente a Montecatini è il complesso delle Terme Tamerici, il cui edificio residenziale ottocentesco fu ristrutturato nel 1909 da Giulio Bernardini e Ugo Giusti con fusione di stili architettonici (rinascimento toscano, moresco veneziano, neomedievale). L’interno venne decorato un anno più tardi da Galileo Chini, che provvide a realizzare le maioliche del pavimento, delle pareti e dei banchi della Sala della Mescita, creando, in un perfetto connubio di architettura e decorazione, uno fra i capolavori della sua arte.

 

La grande affluenza di pubblico nazionale e internazionale per il turismo termale nei primi anni del Novecento convinse della necessità di dover dotare Montecatini di un nuovo Palazzo Comunale, che venne edificato da Raffaello Brizzi e Luigi Righetti fra il 1913 e il 1919 lungo il Viale Verdi che conduce al Parco delle Terme, sul luogo dove un tempo sorgevano le scuderie granducali. L’interno venne decorato da Galileo Chini con un ciclo di mirabili affreschi sulle principali attività dell’uomo.

 

Uno dei luoghi di maggior aggregazione d’inizio Novecento era senza dubbio il Gambrinus, caffè storico della città, costruito nel 1913 su progetto di Giulio Bernardini e Ugo Giusti, che dotarono la struttura di tre ali porticate sistemate a ferro di cavallo, costruendo così una piccola piazzetta affacciata su Viale Verdi, asse portante delle passeggiate dei frequentatori delle terme.

 

Vero simbolo del Liberty di Montecatini è senza dubbio lo stabilimento Tettuccio, frutto della ristrutturazione del 1916-28 di Ugo Giovannozzi sul precedente impianto leopoldino del Paoletti. L’edificio, in travertino di Monsummano, assunse la forma di un vero e proprio tempio, rafforzando così il sentimento di sacralità che le acque potevano avere. La decorazione interna si deve a molti artisti, fra i quali Galileo Chini, che realizzò gli affreschi dell’atrio, Basilio Cascella, che eseguì il mosaico della Sala delle Mescite, Sirio Tofanari, autore della bella Fontana dei Coccodrilli, ed Ezio Giovannozzi, che decorò il Tempietto della Musica.

 

Sempre in stile Liberty fu costruito il Palazzo dei Congressi su progetto di Giulio Bernardini, successivamente rinnovato e ampliato: tale rinnovamento ha fatto perdere i caratteri propri dell’ art nouveau agli interni della struttura, mentre sugli esterni possono essere visti ancor oggi alcuni dettagli decorativi propri dello stile di inizio secolo.

 

Un’altra attuale sede di congressi, nata originariamente per altro scopo, è quella del Cinema Excelsior, progettato da Ugo Giovannozzi nel 1922 con una facciata curvilinea e porticata con tettoia aggettante in ferro e vetro ed elegantemente decorata da mascheroni in pietra.

 

Fra gli altri luoghi di svago della Montecatini liberty vi era anche l’ ex Teatro Politeama, costruito nel 1926 su commissione dei fratelli Lavarini. La struttura esterna manterrebbe la conformazione originaria, se non fosse per l’inserimento della torretta angolare che ne ha alterato il prospetto, mentre gli interni furono interamente ristrutturati negli anni Cinquanta del Novecento, perdendo completamente l’aspetto iniziale.

 

Anche l’edilizia privata dei primi del Novecento risentì dell’influsso del Liberty: ne è un esempio il Villino Il Rinfresco, costruito negli anni Venti del secolo scorso, che sulla facciata ospita dei fregi in maiolica in cui ricorre il motivo della rosa stilizzata tanto utilizzato da Mackintosh.

 

Come dimostra la quantità di edifici trattati, il Liberty si configura come lo stile prevalente nella Montecatini di inizio secolo e conserva ancor oggi un fascino da Belle Époque decaduta che è uno dei caratteri che più merita cogliere in città.

 

Caterina Bellezza

 

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(Tratto da Wikipedia)