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Pistoia e le sue antiche miniere perdute

Pistoia città d’arte, di architettura, di industria e di vivaismo, ma anche e soprattutto Pistoia città circondata da montagne e paesaggi unici, che nascondono per gli amanti dell’avventura e delle escursioni curiosità spesso dimenticate. In questo articolo, basandoci soprattutto su antichi scritti, cercheremo di individuare le piccole aree minerarie presenti anche sulle nostre montagne.

In passato come adesso ogni insediamento ha sempre avuto bisogno di metalli più o meno preziosi, necessari alla fabbricazione di armi, di utensili, di gioielli, di monili. Succedeva quindi che città o paesi ricchi di aree estrattive assumessero un’importanza economica enorme, diventando ben presto grandi centri di scambio e di lavorazione. Pistoia, a differenza delle città limitrofe, non ha mai avuto giacimenti importanti: gran parte dei metalli venivano importati dalla Maremma e dall’Elba e lavorati nei nostri boschi, dove non mancava la forza dell’acqua e il legname per produrre il fuoco, elementi essenziali alle varie fasi di lavorazione. E’ in questo modo che sono nate le tante “ferriere” disseminate sulle colline intorno alla nostra città. In pochi sanno che in realtà anche Pistoia ha le sue miniere di argento, rame, piombo e altri metalli: miniere trascurabili dal punto di vista industriale, ma importanti nell’antichità per l’economia locale, e oggi quasi del tutto dimenticate. Con questo articolo cercheremo quindi di dare spunto agli esploratori che vorranno ritrovare questi luoghi perduti, mentre nei prossimi articoli ci sposteremo in alcuni dei siti descritti di seguito, e sarà indicato l’itinerario per raggiungerli assieme a interessanti notizie storiche. 

La fonte di riferimento che utilizzeremo maggiormente è il libro “Delle produzioni naturali del territorio pistojese”, di A. Matani, 1762 Ed. Bracali, Pistoia. Nel libro si legge che intorno all’anno 1270 furono scoperte a Ponzano delle miniere di oro e argento, tali da permettere alla città di battere moneta. Tale notizia (o leggenda) è riportata anche dal Repetti nel suo dizionario geografico della Toscana, che cita a sua volta due storici pistoiesi, Salvi e Fioravanti, che fanno risalire l’evento al 1278. Già ai tempi del Matani di queste miniere non restava traccia, ed è dubbio che siano esistite davvero. Tuttavia è accertato storicamente che in passato i pistoiesi utilizzarono metalli estratti dal loro territorio per decorare chiese o finanziare guerre, o battere moneta come avvenne nel 1327. Ancora oggi è possibile, nel greto dei torrenti di montagna (in particolare nella zona di Piteccio), reperire con molta fortuna delle minuscole pagliuzze d’oro. 

Nel territorio pistoiese sono comunque presenti miniere di argento, come quelle di monte Giumeglio presso Popiglio, di cui il Matani scrive:


“Ho osservato che nella Montagna di Giumeglio sul Fiumicello Caldana discosto tre Miglia dal Castello di Popiglio per la parte occidentale vedonsi molte Vene Metalliche nel Sasso Colombino e nella Pietra Serena le quali altro non sono che particelle di Argento frammischiate con una considerabile quantità di Piombo”

 

In questa miniera nel 1731 lavorarono alcuni minatori armeni specializzati, estraendo piombo e argento capace di ricompensare ampiamente le loro fatiche.

 

Altre miniere simili a quella di Giumeglio si troverebbero a Lucchio e a Zato, sempre vicino il paese di Popiglio. Ancora nei pressi di Popiglio, a Renicci, il Matani annota la presenza di terre ricche di antimonio, ma difficilmente sfruttabili. Sopra la miniera di Giumeglio, a Lezzamenne, il Matani attesta da parte di alcuni pastori il ritrovamento di ammassi di minerali piritosi (probabilmente marcasite).
Un altro minerale estratto in passato nel nostro territorio è il rame, come lascia supporre il fatto che nel 1346 Pistoia ricevette dal papa Clemente VI la facoltà di coniare monete con questo metallo. Nel ’700, come attesta Matani, furono eseguiti alcuni lavori di ricerca presso i Lagoni e presso Treppio, ma la scarsezza dei giacimenti non permise un loro sfruttamento. Altri affioramenti di rame si trovano a Colle di Serra, Renicci e Misure Cave presso Popiglio,  e al Casotto di Piteglio, sempre secondo il Matani.

 

Lungo la strada che porta al paese di Torri, vicino il paese di Treppio, è visibile una grande galleria chiusa da un cancello, che fu scavata nel secolo scorso per la ricerca di carbon fossile.
Per finire la panoramica delle miniere che ricadono in provincia di Pistoia, non resta che citare le ricerche di manganese del Rio Martellano, vicino Spedaletto, che risalgono ai primi anni del ’900. Nel 1939 la necessità di metallo era tale da riaccendere l’interesse per questa zona mineraria, e furono condotti alcuni studi da parte del Corpo Reale delle Miniere, ma anche in questo caso la quantità di minerale nel giacimento risultò troppo modesta per giustificarne un qualche sfruttamento.

 

Questo è quanto sappiamo sulla storia delle nostre miniere, luoghi dimenticati e sperduti, e che proprio per questo conservano intatto il fascino della ri-scoperta. Nel prossimo articolo ci addentreremo tra gli stupendi boschi di Popiglio, proprio sotto l’alpe Tre Potenze, alla ricerca dell’antica miniera di argento di Giumeglio, in un itinerario molto faticoso ma altrettanto suggestivo.

 

Alfredo Neri

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(Tratto da Wikipedia)