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"L'eleganza nell'arte - Cristiano Banti pittore macchiaiolo a Montemurlo"

E’ in corso a Montemurlo – e resterà visitabile fino al 4 maggio – la mostra “L’eleganza nell’arte – Cristiano Banti pittore macchiaiolo a Montemurlo” . La mostra è stata organizzata dal Comune di Montemurlo con lo scopo precipuo di rendere omaggio al pittore che, pur essendo originario di Santa Croce sull’Arno (in provincia di Pisa), trascorse molti anni della sua vita a Montemurlo, soggiornando nella prestigiosa villa “Il Barone”, una residenza di campagna che l’artista ricevette in eredità dalla marchesa Maria Ottavia Vettori, sua protettrice.


L’esposizione, ospitata nei locali della sacrestia e nell’oratorio della pieve di San Giovanni Decollato, si presenta molto modesta per numero di opere esposte (circa una ventina), ma certamente di non trascurabile valore critico ed artistico.

 

Allestita in un luogo molto suggestivo e inconsueto  quale può essere la pieve della ridente cittadina pratese, e immersa in un contesto ambientale di notevole bellezza che, dall’alto di questa collina, domina sulla piana offrendo agli occhi un panorama amplissimo aperto fino verso Firenze, la mostra infatti apparirà agli sguardi più attenti molto pregevole per la singolarità delle opere esposte e interessante, in quanto capace di presentare all’ampio pubblico la figura di questo pittore macchiaiolo di second’ordine ma non per questo meno virtuoso.

 

La mostra è divisa in tre sezioni, ognuna delle quali è tesa a ricostruire un particolare aspetto del percorso artistico di Cristiano Banti; nella prima sezione viene presentato l’artista-collezionista. Banti infatti, grazie anche alla sua notevole disponibilità economica, mise insieme negli anni una grande raccolta di opere d’arte – che egli conservava nella villa “Il Barone” – simbolo del sostegno che egli dimostrava nei confronti dei suoi colleghi pittori e contraddistinta dal suo spiccato gusto in fatto di pittura. Questa collezione rappresentava degnamente lo sviluppo della pittura “di macchia” che nei suoi anni (si parla della seconda metà dell’Ottocento) si andava affermando anche nella vicina Firenze, e della quale lui stesso fu uno dei più grandi sostenitori, facendosi in alcuni casi anche promotore e mecenate di artisti meno abbienti, secondo quell’indole accentuatamente filantropica che sempre lo contraddistinse.

 

A seguire, la seconda sezione invece si concentra sulla presentazione dell’ambiente in cui l’artista visse e lavorò, attraverso materiali d’archivio che ne rendono merito; si tratta di fotografie dello stesso artista che ritraggono le modelle dei suoi quadri , oppure di bellissimi taccuini con schizzi en plein air di pugno del pittore, studi utili per le opere  che poi realizzerà in studio. Una sezione quindi molto interessante nonché affascinante, che aiuta a fare mente locale sul milieu storico e artistico in cui Banti visse e che ci accompagna indietro nel tempo,  attualizzandone così la sua opera nel tempo presente.

 

Infine la terza sezione rappresenta il cuore della mostra: in questa sala infatti sono esposte le tele del pittore, differenti per soggetti e dimensioni ma tutte scelte con la finalità di ripercorrere nella sua ampiezza il percorso di crescita artistica e culturale dell’artista, dai suoi esordi – avvenuti negli anni cinquanta dell’Ottocento – fino alla fine del secolo e al momento della sua morte, sopraggiunta nel 1904. Questo corpus di opere è utile per conoscere più a fondo la pittura dell’artista dal punto di vista formale e per conoscere quali fossero le sue predilezioni; da buon macchiaiolo qual’era, Banti infatti ritrasse principalmente scene di vita campestre – sebbene, all’inizio della sua carriera, si fosse cimentato anche nella rappresentazione di temi storici e letterari, tipici dell’arte romantica italiana – in uno spirito di rinnovato recupero di un rapporto con la natura che va oltre la semplice presa reale dei soggetti e che si accorda in pieno con i principi portati avanti dal gruppo di artisti fiorentini (tra i tanti basti ricordare Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega) del prestigioso Caffè Michelangiolo, che lo stesso Banti frequentò.

 

Per concludere quindi possiamo dire che la visita a questa piccola mostra di provincia si rivela inaspettatamente piacevole e fruttuosa, poiché permette ai suoi visitatori di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze su un pittore secondario ma pur sempre importante per Montemurlo e, più in generale, per la storia dell’arte. Inoltre – anche in virtù della sua specificità – persegue a pieno titolo a quello scopo di valorizzazione e massima divulgazione del quale una mostra dovrebbe sempre investirsi al momento della messa a punto: principio che i curatori della mostra di Montemurlo – e l’amministrazione comunale – non hanno mancato di mettere in evidenza e portare a compimento.

 

Clara Begliomini

 

per approfondimenti e informazioni pratiche sulla mostra si veda:

 

http://cristianobantimontemurlo.com/

 

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(Tratto da Wikipedia)