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Da Donatello a Lippi - officina pratese: la ricchezza nascosta

Si è da pochi giorni conclusa la mostra Da Donatello a Lippi – officina pratese, svoltasi a Prato nei locali rinnovati di Palazzo Pretorio. La mostra, insieme a quella che l'ha preceduta su Jacques Lipchtiz, ha segnato la riapertura del museo cittadino dopo sedici anni, museo che verrà inaugurato con la sua collezione e un nuovo allestimento il prossimo aprile.


Tra i meriti più evidenti di questa mostra vi è quello di aver voluto evidenziare e rendere chiaro il ruolo di primo piano ricoperto dalla scuola pratese nello sviluppo dell'arte rinascimentale italiana, in una città che in quel secolo – il Quattrocento – si trasformò in uno dei maggiori centri dell' innovazione artistica che ebbe per protagonisti alcuni tra i massimi maestri del tempo, primi tra tutti – solo per ricordarne alcuni – Donatello, Paolo Uccello e Filippo Lippi, per l'appunto.

 

A rendere conto di ciò sono state presentate in mostra una selezione di opere provenienti dalle più disparate collezioni, non vastissima ma di altissima qualità e di grande importanza, con riferimento anche a quelle imprese gravitanti intorno alla Fabbrica del Duomo e alla reliquia della Sacra Cintola – gli affreschi per la cappella dell'Assunta di Paolo Uccello, e quelli della cappella maggiore di Filippo Lippi, entrambi risalenti alla metà del secolo - che in quel periodo segnarono definitivamente il volto della città e lo sviluppo successivo dell'arte rinascimentale come momenti-simbolo e quindi imprescindibili della storia dell'arte moderna.

 

Il percorso della visita prende le mosse dalla prima sezione, dove vengono presentate le origini del processo di innovazione del quale la città fu protagonista, grazie agli artisti che vi lavorarono. Il rappresentante più alto di questo momento viene individuato in Donatello, genio emergente sullo scorcio dei primi decenni del secolo e protagonista indiscusso con la commissione a lui e a Michelozzo del pulpito sulla facciata del Duomo, indissolubilmente legato al culto della Sacra Cintola. In mostra è però presente un'altra opera pratese del maestro: si tratta di un rilievo in terracotta raffigurante la Madonna col bambino tra due angeli e profeti. Opera che sancisce il distacco definitivo dal maestro Ghiberti in virtù di una lavorazione più “sentimentale” e pittorica della materia e delle superfici, questo rilievo sembra segnare l'avvio di quel processo di innovazione già ricordato di cui Prato fu protagonista, con conseguenze poi ravvisabili anche a lungo termine nell'opera di Filippo Lippi, per le stesse qualità di pittoricismo e accentuata teatralità.

 

Proseguendo, nella seconda sezione viene presentata la figura di Paolo Uccello,altro artista che ha contribuito attivamente all'arricchimento del patrimonio artistico pratese, sebbene la sua arte sia rivolta ad esiti diversi, più concentrati sulla ricerca prospettica. Parallelamente al pulpito di Donatello e Michelozzo, l'ancora giovane Paolo Uccello lavorò alla decorazione della cappella dell'Assunta – sempre nel duomo intitolato a santo Stefano – lasciandovi un ciclo con Storie della Vergine e di santo Stefano, del quale in mostra sono esposte le sinopie di alcune sue parti e altre opere ad esso collegate. E' interessante notare l'attenzione che è stata riservata alla ricostruzione dello svolgimento temporale dei fatti artistici, seppure esso comprenda anche artisti di secondo piano, altrettanto importanti però per un'espressione completa dell'arte cittadina di quel periodo. 

Nella terza sala infatti viene preso in esame quel gruppo di maestri gravitanti intorno a Beato Angelico, che – a partire dal 1437 - si sono occupati di concludere la decorazione della cappella dell'Assunta, che Paolo Uccello aveva lasciato incompiuta. Nello specifico, il completamento degli affreschi venne affidato al pittore angelichiano Andrea di Giusto mentre la pala d'altare con l' Assunta tra i santi Gerolamo e Francesco (arrivata in mostra da Dublino, ma in origine destinata alla stessa cappella dell'Assunta) è da attribuirsi a Zanobi Strozzi (e a suoi aiuti). Pittore e miniatore fiorentino, Zanobi Strozzi fu a capo di una influente bottega sullo scorcio degli anni quaranta, informata sui principi formali angelichiani sapientemente rielaborati e attualizzati da lui e dai suoi collaboratori.

 

Con la quarta sala si entra nel vivo della mostra, che corrisponde anche al momento più fervido per la città, durante i decenni centrali del XV secolo. In questo momento Prato è segnata dall'arrivo da Firenze di Filippo Lippi, chiamato a decorare la cappella maggiore del Duomo con le Storie del Battista e di santo Stefano, patroni della città.

 

Ma a Prato Lippi non si limitò ad affrescare questa cappella bensì lasciò anche altre opere – eseguite nello stesso torno di anni – a testimoniare la ricca eredità lasciata alla città dall'artista prediletto dei Medici. Alcuni di questi capolavori sono presenti in mostra, a istituire un istruttivo parallelo con esempi fiorentini coevi: notevoli per qualità stilistiche e simbolo delle inedite inclinazioni formali ed espressive portate avanti dal maestro appaiono quindi la Madonna col bambino e storie della vita di sant'Anna (popolarmente chiamato Tondo Bartolini, dal nome del committente) e la Natività destinata a San Domenico.

 

Entrambe sono esposte accanto ad altre committenze private fiorentine, come la Natività di Annalena e la bellissima Madonna col Bambino della Kress Collection di Washington.

 

Si tratta di opere – tutti dipinti di devozione privata – accomunate da un'inedita profondità espressiva, fatta di dolcezza e struggente malinconia, perfettamente percepibili anche solo prestando attenzione agli sguardi languidi e alla bellezza armonica dei volti delle Vergini, nonché da una sapienza compositiva e formale nella resa delle trasparenze e nel fine cromatismo che non aveva conosciuto eguali fino a quel momento. Del resto

«[..]egli con maravigliosa grazia lavorò, e finitissimamente unì le cose sue, per le quali sempre dagli artefici in pregio e da' moderni maestri è stato con somma lode celebrato; et ancora mentre che l'eccellenza di tante sue fatiche la voracità del tempo terrà vive, sarà da ogni secolo avuto in venerazione»

come lo ricorda Giorgio Vasari nelle sue Vite.

Molto spazio è dedicato nelle ultime sale della mostra ad altri artisti attivi a Prato allievi di Filippo Lippi e interpreti del suo linguaggio. Interessante è constatare la qualità del loro operato e del loro stile personalissimo, che contribuisce a smentire la considerazione di essi quali artisti di secondo ordine: emblematico è il caso del Maestro della Natività di Castello, che lavorò a Prato prima del maestro, lasciando una pala d'altare – presente in mostra ricomposta in tutte le sue parti, compresa la predella adesso smembrata tra i musei di Londra e Philadelphia - raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Giusto e Clemente per la chiesa omonima di Faltugnano, paese del contado pratese, e di Fra Diamante. Monaco vallombrosano, Fra Diamante fu allievo fedelissimo del maestro fino alla morte di quest'ultimo e collaborò con lui alla realizzazione della pala con l' Assunta e santi per il monastero agostiniano pratese di Santa Margherita.

 

L'eredità di Filippo Lippi verrà infine raccolta dal figlio Filippino, interprete originale dell'inclinazione alla dolcezza struggente e all'intimità del padre, cresciuto sotto l'ala protettrice di Fra Diamante e affermatosi artisticamente nella bottega di Sandro Botticelli. A Prato ormai sul finire del secolo, Filippino Lippi affrescò il tabernacolo del Mercatale (adesso staccato dopo i danneggiamenti dei conflitti bellici e parte della collezione di palazzo Pretorio) e dipinse la pala per la sala dell'Udienza del palazzo comunale, in cui si vede rappresentati la Madonna col Bambino tra i santi Stefano e Giovanni Battista. Rispetto al padre è chiara la sua più accentuata vena patetica, il sentimento religioso maggiormente radicato, in linea con il clima religioso di fine secolo che si stava definendo.

 

In conclusione potremmo dire che la visita a questa mostra ha sicuramente permesso ai suoi visitatori di ricostruire l'excursus dell'arte rinascimentale pratese e di comprenderne – oltre che l'estrema importanza - lo sviluppo anche dal punto di vista formale, caratterizzato dalla progressiva conquista dei mezzi prospettici e della resa sentimentale, aspetto quest'ultimo giunto al suo culmine con Filippo Lippi. Importante per la riuscita della visita anche l'allestimento: arioso, e volto alla massima valorizzazione delle opere esposte, parte di un corpus altamente selezionato e non dalle grandissime cifre, adatto al completo apprezzamento di ogni singolo quadro. Tanti quindi i punti a favore di questa mostra dall'alto contenuto scientifico, che permettono di passare sopra a un ordinamento magari non troppo lineare e che bene fanno sperare per il futuro di Palazzo Pretorio.

 

Clara Begliomini

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(Tratto da Wikipedia)