Un gioiello della Valleriana: l’oratorio del SS. Rosario a Castelvecchio

Un piccolo borgo si erge fra le colline della Valleriana, conosciuta dai più come Svizzera Pesciatina: Castelvecchio, una delle dieci “castella” del territorio a nord di Pescia, conserva, oltre alla meravigliosa Pieve dei SS. Tommaso e Ansano, anche un altro gioiello di decorazione, l’ Oratorio del SS. Rosario.

 

 

Il piccolo oratorio sorge al di sotto della chiesa paesana di San Giovanni Battista, dove l’aprirsi della porta di ingresso svela un prezioso ciclo pittorico, dipinto fra la fine del Cinquecento e l’inizio del secolo successivo da un anonimo pittore, che ricopre le pareti e la volta dell’ambiente.

 

L’oratorio era il luogo di ritrovo dell’omonima Compagnia del SS. Rosario, che qui si riuniva non soltanto per pregare, ma anche per decidere delle varie funzioni assolte dai membri, fra cui aiutare il pievano durante le funzioni, vegliare i morti, portare gli arredi sacri durante le processioni e le bare ai funerali. Ma l’oratorio era anche il luogo dove, durante la Settimana Santa precedente la Pasqua, si soleva allestire il Santo Sepolcro. Era, dunque, uno dei luoghi di maggior importanza di tutta Castelvecchio.
In quanto luogo di preghiera, sulla parete di fondo rimane il piccolo altare, sormontato dalla rappresentazione della Crocifissione e affiancato da due monofore che permettono di illuminare l’interno del vano.

 

Molto particolari e sicuramente utili per capire il clima che vigeva dentro l’oratorio sono le panche lignee, ancora in parte originali, che circondano il perimetro murario interno, su cui sedevano i membri della Compagnia.

 

Il ciclo decorativo che si dispiega sulle pareti ripercorre i misteri del rosario, ovvero i particolari momenti della vita della Madonna e di Cristo che si contemplano durante la recita della preghiera di devozione a Maria; essi sono inseriti in finte cornici architettonici, a simulare quadri decoranti l’interno del vano.
Si comincia, entrando a sinistra, dai cinque Misteri Gaudiosi, generalmente recitati il lunedì e il giovedì, che mostrano l’ Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria, la Visitazione di Maria a sant’Elisabetta, la Nascita di Gesù, la Presentazione di Gesù al tempio, il Ritrovamento di Gesù al tempio.

 

Proseguendo la narrazione senza alcuna interruzione dai precedenti episodi, vengono presentati i Misteri Dolorosi, recitati il martedì e il venerdì: l’ Agonia di Gesù nell’orto degli ulivi e la Flagellazione di Cristo alla colonna occupano le ultime due scene della parete sinistra,  l’ Incoronazione di spine e la Salita al Calvario, invece, sono rappresentate all’inizio della parete di destra, vicino alle monofore, mentre l’ultimo e più importante episodio di questa cinquina di misteri, quello della Crocifissione di Cristo occupa l’altar maggiore, configurandosi così come il fulcro visivo e concettuale dell’intero ciclo decorativo.

 

Al fianco della Salita al Calvario, sulla parete di destra, si dispiegano i Misteri Gloriosi, gli ultimi cinque del Rosario, recitati il mercoledì, il sabato e la domenica: la Resurrezione di Cristo, l’ Ascensione di Cristo al cielo, la Discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo, l’ Assunzione di Maria al cielo e l’ Incoronazione di Maria.

 

 

La volta dell’oratorio è scompartita in diversi riquadri, alcuni dei quali decorati con teste di putti e motivi a girali. Ai lati opposti del vano si trovano, verso l’ingresso, i Santi protettori di Castelvecchio, Giovanni Battista e Ansano, mentre adorano il calice eucaristico, verso l’altare, invece, la Madonna e il bambino porgono il rosario a san Domenico e a santa Caterina da Siena, a ricordare come l’invenzione della preghiera del rosario sia strettamente legata all’ordine domenicano, cui i due santi appartenevano; al centro, fra i due riquadri appena menzionati, spicca un ovale con Dio Padre benedicente, ricordato come alfa e omega, inizio e fine di tutte le cose. Circondano le scene principali altri otto riquadri più piccoli con Angeli che reggono i simboli della Passione di Cristo.

 

Ad una lettura puramente superficiale l’intera decorazione dell’oratorio sembra limitarsi alla narrazione dei misteri del rosario cara all’omonima Compagnia che frequentava quello spazio, ma scendendo più in profondità si evince che il ciclo è invece incentrato su un’esaltazione cristologica. Non bisogna dimenticare, infatti, che il Concilio di Trento (1545-63), conclusosi poco prima della decorazione dell’oratorio per rispondere alle istanze della Riforma Protestante, tese a riaffermare con forza la presenza reale del corpo di Cristo nell’Eucarestia, dando così una formulazione definitiva al dogma della transustanziazione, ovvero della presenza del corpo e sangue di Cristo nell’ostia e nel vino consacrati dal sacerdote durante la celebrazione.
Si comprende, quindi, come mai nella volta dell’oratorio san Giovanni Battista e sant’Ansano non soltanto siano in adorazione del calice e dell’ostia, quindi del corpo e sangue di Cristo, ma lo stesso Battista li indichi perentoriamente, guardando negli occhi il fedele, come ad invitarlo a porre la propria attenzione su quella reale presenza. Se questo non bastasse, l’inversione dell’ordine cronologico dei soggetti rappresentanti i cinque Misteri Dolorosi – con l’anteposizione della Crocifissione di Cristo, ultimo dei cinque misteri, ai precedenti due per porlo in posizione evidentemente eminente, poiché sull’unico altare dell’oratorio – chiarisce definitivamente la questione, fugando qualsiasi dubbio circa il reale intento dell’anonimo pittore e della Compagnia stessa che commissionò la decorazione, ovvero quello di glorificare l’Eucarestia come presenza viva di Cristo, portatore della salvezza per il cattolico attraverso la sua morte e resurrezione.
Alla luce di quanto esposto, non stupisce nemmeno scoprire che nel Seicento la Compagnia era detta “del Corpus Christi e del SS. Rosario”, avvalorando a maggior ragione quanto ci sembra più plausibile.
La decorazione pacata e didattica, come una vera e propria Biblia pauperum, ovvero una “Bibbia dei poveri”, didascalicamente rappresentata sulle pareti dell’oratorio, induce a pensare che, per quanto il pittore scelto non fosse un maestro dalla più eccelsa mano, la mente che invece decise il programma iconografico del piccolo vano fosse non solo evidentemente aggiornata sulle più recenti istanze controriformate, ma anche desiderosa di poter lasciare ai confratelli un ciclo di facile e immediata lettura (proprio come imposto dalla Riforma Cattolica), capace di stimolare il fedele alla comprensione e meditazione dei Misteri del Rosario. Forse fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento Castelvecchio non era così spersa fra i monti come può apparire oggi.

 

Caterina Bellezza

 

per approfondimenti si veda:

http://www.gpcastelvecchio.com/oratorio.asp

http://www.sbap-fi.beniculturali.it/index.php?it/275/oratorio-di-castelvecchio-sec-xvi-xvii

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