Una città, mille storie. Assaggi di toponomastica pistoiese – prima parte

 

Pistoia, come ogni città, è fatta da tante strade, e ognuna di esse ha un nome. Fino a qui, è tutto scontato; ma altrettanto scontata non è l’origine delle intitolazioni di queste strade, che spesso raccontano storie che affondano le radici nel passato. Potremmo quindi dire che una città sembra raccontare la propria storia attraverso le sue vie, che ne definiscono l’aspetto. A Pistoia, per quanto essa sia una città di piccole dimensioni, di vie dai nomi particolari ne abbiamo tante; vale quindi la pena passarle in rassegna, soddisfacendo così quella curiosità che sorge spontanea quando, andando a giro per la città e vedendo nomi di vie inconsueti, ci poniamo la domanda: come mai questa via è stata chiamata così? 

 

 La toponomastica pistoiese

 

Si pensi per esempio al Vicolo Brontola (una stretta traversa di Via della Madonna), che nel XIX secolo venne così chiamato a causa della sua conformazione fisica molto tortuosa, secondo la quale le folate di vento di tramontana provocavano strani rumori simili, appunto, a dei brontolii.

Oppure alla ben più nota e trafficata Via Abbi Pazienza: strada che collega Via Curtatone e Montanara a Piazza del Carmine, secondo la tradizione popolare l’origine del suo nome ricorda un fatto veramente accaduto al tempo delle lotte tra le famiglie Panciatichi e Cancellieri. Sembra infatti che, durante una notte buia e tempestosa, un uomo fosse appostato ai lati della strada in attesa di assalire un uomo della famiglia avversaria. Ma non andó proprio così visto che, all’udire dei passi e preso dall’impeto, assalì a forza di calci e pugni un amico, senza nemmeno rendersene conto. Quando si accorse dell’errore, non gli restó altro da fare se non allargare le braccia, scusarsi  e dire proprio: “Abbi pazienza”.

La vicina Via delle Pappe invece racconta un fatto storico legato all’Ospedale del Ceppo,  che si trova proprio su questa via. Il termine dispregiativo “pappe” era infatti riferito alle pappine poco gustose che venivano somministrate ai pazienti dell’ospedale; motivo per il quale anche gli infermieri venivano chiamati “pappini”.

Su Via delle Pappe poi troviamo la Ripa delle Stinche, nome che ricorda il complesso del Stinche, che nel lontano XV secolo fu sede delle carceri cittadine.

Proseguendo e superando Piazza Giovanni XXIII si trova poi la Ripa del Sale, che da Via Filippo Pacini sale ripidamente verso Piazza del Duomo. Essa ricorda che in passato in questa via, nello scantinato del Palazzo Comunale, si trovava il magazzino del sale.

Inoltrandosi nel centro storico, troviamo poi Via di Stracceria: strada molto frequentata (collega Via Roma a Piazza della Sala), forse non tutti sanno che il suo nome deriva dall’antichissima parola “stracaria”, ovvero merce di scarsa qualità e a basso costo, in poche parole “stracci”. Essi venivano venduti in botteghe molto caratteristiche che si affacciavano su questa via e che erano costituite da dei banconi in pietra, sportelloni in legno e tettoie sporgenti per riparare dalla pioggia. Si tratta di una tipologia molto presente anche in Piazza della Sala, ancora oggi in certi casi visibile, che caratterizza in maniera unica la piazza.

Limitrofa è Via del Lastrone, che da Piazza della Sala porta in Via degli Orafi. In questa via, alla metà del Quattrocento, vi venne trasferita la vendita del pesce con lo scopo precipuo di mantenere più pulita Piazza della Sala. Il “lastrone” non era altro che un lungo bancone coperto da una tettoia  che sporgeva ai margini della via sul quale veniva venduto il pesce ma anche la carne (macellata non più all’esterno, sulla via,  ma in adeguate “beccherie” situate in zone limitrofe) e altri generi alimentari.
Importante sapere che già allora tutti i prodotti erano sottoposti al controllo da parte dell’Opera di San Jacopo, per garantire la loro qualità e il rispetto delle norme igieniche e sanitarie.

Sempre lì vicino troviamo poi il Vicolo dei Fuggiti, situato dietro al palazzo del Tribunale, parte del quale in origine era adibito a carcere per i condannati a morte. La tradizione vuole che alcuni prigionieri riuscendo a fuggire attraverso questo vicolo, potevano raggiungere la zona franca che era sotto la giurisprudenza del Vescovo, che ancora manteneva il diritto d’asilo. Si trattava quindi di un’area protetta dall’autorità religiosa situata intorno al Palazzo dei Vescovi, che allora era delimitata da inferriate e che garantivano la libertà ai prigionieri “fuggiti” dal carcere del Tribunale. Da questi episodi prende quindi il nome questa via.

Un’altra via molto frequentata, adesso anche centro nevralgico della movida cittadina, è Via de’ Fabbri; tutte le persone che la frequentano forse non sanno che a partire dal Medioevo fino alla metà del Novecento qui vi trovavano spazio le botteghe di artigiani dediti alla lavorazione del ferro. Si producevano coltelli, armi come spade e pugnali, ma anche bisturi (forse in memoria della prestigiosa Accademia medica presente in città). La via era popolarmente detta anche via dei ramai, in riferimento alla presenza anche di maestri che producevano oggetti in rame; tutti questi artigiani in epoca medievale e rinascimentale erano raccolti in corporazioni, dette Arti, ciascuna delle quali aveva un proprio statuto ed era posta sotto l’egida di un santo protettore (si ricordi l’esempio più famoso delle Arti fiorentine, di cui viene resa memoria sulle facciate della chiesa di Orsanmichele).

Via del Giglio ricorda con la sua intitolazione un dipinto raffigurante l’immagine della Madonna del Giglio che fino alla fine del Seicento era posta sulla facciata della chiesa di Santa Maria Presbiteri, che si trovava su questa via. Nel momento in cui l’immagine venne traslata all’interno della chiesa, quest’ultima acquisì l’intitolazione a Santa Maria del Giglio, nome con il quale la chiesa – o quel che ne rimane, visto che è da tempo sconsacrata ed è sede di un noto ristorante – è ancora oggi conosciuta.

Curiosa anche la storia di Via dell’Abbondanza: forse conosciuta dai pistoiesi per la presenza della rinomata Trattoria dell’Abbondanza, essa collega Via degli Orafi a piazza dello Spirito Santo. Probabilmente il suo nome deriva dalla presenza in origine di un deposito di viveri, predisposto per fronteggiare eventuali periodi di carestia.

Queste alcune delle tante storie nascoste dietro ai nomi delle tante vie, ripe e vicoli che definiscono il cuore pulsante di Pistoia. Ed è divertente conoscerle, per avere la possibilità in questo modo di scoprire aneddoti e curiosità che – alla stregua dei monumenti, delle chiese, dei musei – fanno la storia della nostra città.

 

Clara Begliomini

 

 

 

 

 

 

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