Villa del Cassero a Cantagrillo

Alla famiglia Montemagni, originaria del poggio di Montemagno, sulle pendici orientali del Montalbano, si deve la costruzione della villa del Cassero – che riprende l’antica denominazione del luogo – ubicata a Cantagrillo. Sarebbe stato Coroliano, senatore fiorentino, priore di Orvieto e primo segretario di Stato a costruire questa villa, dalla imponente e regolare struttura architettonica esterna, progettata dall’architetto Antonio Tosi, nel 1713.

Tutto il prospetto esterno è basato su forme geometriche primarie: il parallelepipedo della struttura, elevato in altezza per tre piani e le finestre quadrate al piano terreno, e rettangolari nei piani superiori.

 

 

 

La sobrietà esterna però si differenzia totalmente dalla ricchezza decorativa degli spazi interni, con ampi saloni al piano terreno e al primo piano, coperti a volta e decorati con un importante ciclo pittorico narrante i fasti della famiglia. La decorazione ad affresco che si estende su vaste superfici, con effetti illusionistici di sfondamento delle pareti, crea una nuova visione dello spazio, dilatato dalle finte costruzioni dipinte mirante a superare i limiti dell’architettura reale per coinvolgere lo spettatore, con un gusto per la meraviglia e l’inganno dei sensi tipico del periodo barocco. Altro interessante ambiente è il Salone del Biliardo, decorato con motivi ispirati al gioco delle carte, con festoni e teste di animali.

Furono le maestranze fiorentine ad essere preferite dai committenti per elaborare il tema iconografico della celebrazione dinastica e quello pittorico dello sfondato prospettico, tipico della pittura tardo-barocca, che trovò consensi anche nella città di Pistoia: fra le opere più interessanti lasciate nei palazzi e nelle ville del territorio, ricordiamo i palazzi Marchetti e Amati, la villa di Scornio e la Magia di Quarrata (per citarne solo alcuni).

Le scene allegoriche che ornano i soffitti di queste dimore esaltano le virtù dei personaggi di spicco del casato e conseguentemente ne garantiscono la gloria perenne.

 

 

Villa Montemagni segue questa linea sia nella scelta iconografica che in quella degli artisti chiamati ad affrescare le pitture.  Singolari sono le decorazioni dei due saloni interamente dipinti, con l’imponente presenza dei quattro uomini illustri della casata – Coriolano, Corrado, Desiderio e Bonaccorso – raffigurati come monumentali statue poste su piedistalli. Tutto intorno: vasi, volute, colonne, putti sorreggenti ghirlande di fiori, capitelli, cornicioni; tutto concepito con massima corrispondenza degli elementi.

Ad oggi non è conservata, o per lo meno non è ancora stata rintracciata, una precisa documentazione inerente all’intero ciclo pittorico, accettando così l’assegnazione al fiorentino Giovan Camillo Sagrestani – ricordato per la particolare delicatezza nei colori  stesi “a macchia” e per la resa quasi tangibile degli incarnati delle figure e dei putti – con un’ipotesi di collaborazione fra il maestro e l’allievo Matteo Bonechi, con il quale lavorò in altre opere, e anche con Niccolò Nannetti, che ebbe importanti incarichi a Pistoia e nel territorio della piana.

 

 

Come in tutte le residenze nobiliari anche nella villa Montemagni, si trova la cappella gentilizia della famiglia, ma in questo caso sono due: una di esigue dimensioni è stata progettata all’interno della residenza, al piano terra, anch’essa ingentilita con decorazioni ad affresco; l’altra, più evidente e visibile anche agli occhi dei cittadini o dei passanti davanti alla villa, si trova all’esterno, e vi si giunge con un percorso in breve discesa, camminando tra le varie piante del giardino.

La struttura a croce greca, ricorda il progetto di Gian Lorenzo Bernini per la cappella della villa di Spicchio: un’aula ottagonale, sormontata da cupola  (anticamente affrescata) e lanterna. La costruzione risale al 1729, come risulta dalla scritta incisa sulla parete di fondo, e la documentazione della seconda metà del Settecento ricorda come l’oratorio, dedicato a Maria Santissima ed a San Francesco di Paola, era dotato, oltre dell’altare maggiore in legno intagliato e dorato, anche di reliquiari, suppellettili e paramenti sacri.

 

 

Dalla parte opposta della cappella, la villa si trova di fronte a un leggero declivio, dove l’architetto ha progettato un classico giardino all’italiana, con siepi, alberi e aiuole, tutto intorno ad una grande e rotonda vasca centrale, dotata di zampillo d’acqua. Di notevole valore architettonico e decorativo sono anche i quattro portali ad arco, disposti lungo il perimetro del giardino – circondato da un elegante muro di recinzione – l’uno di fronte all’altro, ingentiliti da decorazioni e statue laterali, che identificano la potenza del casato.

 

 

Attualmente alla villa si accede dal cancello ubicato davanti alla piazza di Cantagrillo, ma anticamente l’ingresso ufficiale, che offriva una veduta d’insieme scenografica della villa e del giardino, era quello da via di Baco (la strada che porta a Larciano), percorrendo un lungo viale di cipressi.

 

 

Nel corso degli anni ci sono stati alcuni passaggi di proprietà: intorno alla prima metà dell’Ottocento la villa passò al generale napoleonico, il livornese Michele Costa Reghini,  che aveva sposato Alessandra Montemagni e  nel 1930 venne ceduta al colonnello Gustavo Gargani. Purtroppo il fasto e la storia della villa si interrompe nel 1995 quando il Comune di Serravalle Pistoiese, venuto in possesso dell’immobile, per estinzione dell’ultima famiglia, decise di dividere gli ampi spazi in appartamenti privati. Per cui oggi si può solo sperare che la buona coscienza dei diversi proprietari abbiano conservato ciò che l’antica famiglia Montemagni aveva costruito.

 

Cristina Bruni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

× scrivimi su whatsapp