Visita a Casa di Zela

Casa di Zela non è soltanto un museo di civiltà contadina e antichi mestieri, non solo un’oasi naturalistica e faunistica, neppure soltanto un ostello; o almeno, è anche tutto questo, ma prima di tutto è un luogo di incontro di persone. Un progetto che si articola con importanti obiettivi, una scommessa impostata su solide basi, che vede la sua genesi all’interno del Comune di Quarrata, nella piana di Firenze, Prato e Pistoia. 
Siamo state a visitarla a luglio con gli amici di Non sei di Pistoia se…, un gruppo virtuale nato su Facebook, i cui allora amministratori, Massimo Carradori e Maria Lorello, decisero di creare occasioni di incontro nella vita reale, come quella di Casa di Zela.

L’esterno di Casa di Zela (fonte: Massimo Carradori)

A guidarci sono stati i volontari della Tenuta, che con passione e dedizione ci hanno raccontato il loro lavoro. Claudio Rosati ha illustrato la genesi del progetto e gli esterni della Casa, nata all’interno di una casa colonica di origine cinquecentesca ristrutturata dal Comune di Quarrata e data in gestione all’Associazione Amici di Casa di Zela.
La struttura consta a sinistra di una vecchia torre, in origine sistema difensivo di un’abitazione nata in pieno territorio palustre; un fienile, posto a destra, due stalle; una definita “bassa”, ovvero posta a livello del terreno, e una “alta”, ovvero rialzata al primo piano. Per un territorio fortemente soggetto alle alluvioni, era di fondamentale importanza poter mettere le bestie al sicuro dall’acqua, ed è così che al primo piano della torre si trovava la stalla alta, sorretta da un terrapieno per evitare che il peso del solaio e delle bestie provocasse crolli. Della stalla bassa, invece, non restano che le colonne, poste a destra del fienile: cosa assai inusitata, il trovare colonne dentro una stalla, che denota un certo lusso architettonico voluto dai proprietari, fra i quali si annovera anche la famiglia Contini Bonacossi, che ha lasciato a Firenze una collezione di opere d’arte poste oggi nella Galleria degli Uffizi. Altro elemento di lusso ancora visibile era l’aia lastricata in pietra, anziché in mattoni come nelle tipiche case coloniche toscane. Inoltre, all’esterno si trovano ancora il pagliaio e il fienile, mentre completamente scomparsa è la concimaia.
Quanto alla struttura architettonica e al colpo d’occhio generale, Casa di Zela è ancor oggi una casa colonica, testimone della vita interamente dedicata alla produzione dei mezzi di sussistenza delle generazioni che vi hanno passato la vita.

Il pagliaio (fonte: Massimo Carradori)

Ma, dicevamo prima, Casa di Zela non è solo questo. E’ anche immersa nella splendida Tenuta la Querciola, un’area naturalistica di circa 42 ettari, caratterizzata dall’ultima palude presente nella piana di Firenze, Prato, Pistoia. Se in origine tutta la piana, che è di origine alluvionale, era caratterizzata, a somiglianza del Padule di Fucecchio, dall’acquitrinio, le continue bonifiche agricole che si sono succedute nel corso dei secoli passati hanno ridotto tale spazio a un fazzoletto di terra. Gli “Amici di Casa di Zela” si stanno notevolmente impegnando per ripristinare artificialmente questo microclima, creando laghi e zone paludose dove moltissimi uccelli migratori e tanti altri animali possono trovare rifugio.
Passeggiare intorno al lago principale della Tenuta e osservare gli uccelli che ne popolano le acque, come gli aironi, gli ibis e le garzette, è un’attività da non lasciarsi scappare visitando Casa di Zela.

Il lago della Tenuta La Querciola (fonte: Massimo Carradori)

E, oltre a questo, Casa di Zela è anche un polo culturale e didattico, che ospita il Museo Casa di Zela, ovvero di cultura contadina e antichi mestieri nato dalla collezione di Ernesto Franchi, che si articola in otto sale espositive e una didattica. All’interno sono raccolti decenni di storia, di cultura popolare e di tradizioni.

Ernesto Franchi all’esterno di Casa di Zela (fonte: Massimo Carradori)

Al pian terreno, superata la rimessa che espone biciclette legate a mestieri ambulanti, l’ingresso è lo spazio dedicato a esposizioni tematiche, che quest’anno vertono sul tema della Grande Guerra, dato l’anniversario che ci riporta alla mente quei terribili momenti. Seguendo, la cucina ripercorre lo spazio domestico tipico della femminilità di una volta e vi sono esposti il camino con il forno a legna, uno splendido lavabo in pietra serena e moltissimi utensili un tempo usati in cucina. Poi viene la stanza verde, sempre dedicata alle donne, che racconta i lavori femminili di un tempo, come la filatura, l’intreccio della paglia, il filet, il ricamo, eccetera. 
Si sale, dunque al primo piano, dove si incontrano in ordine la stanza dei giochi, fra cui si segnalano le gabbie dei grilli, le biglie, i tappini, le bambole e infiniti altri giochi di un tempo; la stanza delle scatole e delle immagini sacre, che espone, oltre ai paramenti sacri, alcuni interessanti pezzi come antichi passeggini e girelli; infine la camera da letto, 
una bella ricostruzione di una camera contadina ottocentesca. 

Caterina e Cristina di OltrePistoia durante la visita a Casa di Zela (fonte: Massimo Carradori)

Dulcis in fundo, si accede al mezzanino, una lunga stanza, chiamata stanza alta perché usata come stalla per gli animali in caso di allagamento di quella bassa, dove troviamo un’immensità di oggetti legati agli antichi mestieri. E qui si potrebbe scrivere un articolo apposta solo su questo spazio senza riuscire a rendere nemmeno l’idea di quello che vi è conservato. Una visita di persona è la sola che possa rendere l’idea di ciò di cui stiamo parlando, ma ancor più interessante è l’incontro con Ernesto Franchi, l’unico in grado di spiegare non soltanto la funzione di ciascun oggetto, ma anche la genesi di una collezione così peculiare e di un amore per il passato che si riflette pienamente nel tempo.

Caterina Bellezza

 

per approfondimenti si veda:

http://www.ostellocasadizela.com/

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