La Valleriana e le sue dieci castella

A nord di Pescia, esteso lungo l’Appennino Tosco-Emiliano, si trova il territorio dell’alta valle del fiume omonimo, chiamata da sempre Valleriana. Rinominata dall’intellettuale ginevrino Jean-Charles-Léonard de Sismondi – giunto durante il suo lungo peregrinare per il mondo a Pescia alla fine del secolo XVIII – Svizzera Pesciatina, per la somiglianza di questo paesaggio con il profilo della sua terra natale, ugualmente caratterizzata da una vegetazione lussureggiante.

 

Per le sue caratteristiche e per il suo fascino, capace a quanto pare di affascinare a suo tempo anche i più grandi giramondo (che di cose belle certo ne vedevano durante i loro lunghi viaggi!), la Valleriana è ancora tutt’oggi una delle zone più belle e interessanti dal punto di vista paesaggistico della Valdinievole, che offre scorci unici sulla valle sottostante e itinerari nel verde da non sottovalutare. In questa regione, tra alture e crinali, immersi in boschi di castagni e querce, si nascondono inoltre dieci piccoli paesi, denominati castella, valore aggiunto di questo territorio così sorprendente. Queste antiche località posseggono tutte uno schema ben definito: sono infatti tutte protette da mura (anche se oggi in molti casi sono andate distrutte con gli anni) e da una torre di avvistamento, che nel tempo ha visto mutare la sua funzione in abitazione o in torre campanaria. E’ forse proprio per queste caratteristiche che accomunano tutti i dieci paesi, che si è deciso di dare ad essi l’appellativo appena ricordato di castella, di modo da suggerirne l’aspetto originario,nella maggior parte dei casi andato perso.

 

Seguendo il corso del fiume Pescia Maggiore (altrimenti conosciuta come Pescia di Pescia) è comunque possibile visitarli tutti, ripercorrendo quegli antichi sentieri che li collegano tra loro fin dalle origini; primo paese che si incontra lungo questo itinerario, arroccato su di un’altura boscosa, è Pietrabuona: il nome storicamente sembra derivare dalle cave di pietra serena presenti nei dintorni e adesso questo paese è conosciuto in quanto sede del Museo della Carta, importante istituzione che si pone come principale obiettivo quello di testimoniare una secolare e prestigiosa attività – quella della produzione della carta appunto – adesso ormai quasi estintasi, ma che in passato ha reso grande nel mondo questo distretto produttivo.
Proseguendo si raggiunge poi il paese di Medicina, noto per la sua antica chiesa dedicata ai SS. Sisto e Martino risalente al X secolo, che con il suo imponente campanile domina l’abitato. Riprendendo la strada si raggiunge poi Fibbialla, uno dei paesi rimasti più intatti a causa del drastico spopolamento che l’ha interessato durante gli ultimi decenni, fenomeno del resto verificatosi in tutta la Valleriana.

 

Dopo Fibbialla si trova il castello di Aramo e subito dopo si raggiunge San Quirico; quest’ultimo è da considerarsi uno dei più bei castelli della Valleriana. Posto nel punto più alto di tutta la Valleriana, esso si distingue da lontano per la sua singolare conformazione urbana, che ricorda la forma di un ventaglio; collocato sul versante orientale del Monte Battifolle, è un paese che offre la maggiore varietà di scorci su tutte le valli, in virtù della sua posizione panoramica.
Il suo centro è caratterizzato da suggestivi vicoli che si incrociano tra loro inerpicandosi sulle pendenze del paese convergendo – nella parte più alta del paese – in una bella ed ariosa piazza arredata da una grande fontana rettangolare.
Scendendo da S. Quirico, dopo qualche chilometro si incontra quello che può essere considerato il capolavoro storico-artistico della Svizzera Pesciatina: la pieve dei SS. Tommaso e Ansano a Castelvecchio, documentata fin dal IX secolo, antichissima, ma purtroppo ricostruita più e più volte; in ogni caso, la pieve rappresenta un’antica prova di quanto anche in questa parte di provincia fossero giunte le suggestioni dell’arte romanica, testimoniando la ricettività culturale di questo territorio. Del paese abbiamo già parlato in abbondanza, proprio a causa della sua importanza dal punto di vista storico-artistico, ed abbiamo parlato anche dell’Oratorio del SS. Rosario, vero e proprio tesoro nascosto nel centro del paese, sotto la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, decorato interamente con episodi della vita di Cristo e della Vergine.
Ritornando sulla strada maestra e proseguendo il percorso si raggiunge il paese di Stiappa, ubicato sulle pendici del monte Battifolle – a più di seicento metri di altezza – l’antico paese ha segnato per secoli il confine tra il Granducato di Toscana e il Ducato di Lucca.
L’itinerario prosegue fino a Pontito: la peculiarità di questo castello è il fatto che ha conservato integro l’impianto fortificato e al suo interno l’abitato si articola secondo un particolare andamento piramidale al cui vertice si erge la Chiesa dei SS. Andrea e Lucia, robusta costruzione in pietra di origine romanica.

 

Ritornando indietro e riprendendo la strada maestra si può raggiungere il paese di Sorana il cui antico borgo prende il nome dalla rocca – della quale rimangono oggi soltanto alcuni resti – e che un tempo era detta “sovrana” per la sua posizione dominante sulla vallata. Questo paese è celebre sul panorama gastronomico per la produzione del particolare fagiolo bianco di Sorana, rinomato per il suo gusto delicato.
Riprendendo la strada principale che riconduce in piano si possono vedere alcuni degli stabilimenti un tempo utilizzati per la lavorazione della carta, gloria anche se ormai passata dell’imprenditoria locale; la cartiera più famosa è stata quella della famiglia Magnani, la cui azienda, che vanta antichissime origini, fino a pochi anni fa produceva carta pregiata lavorata a mano per edizioni di pregio e carta moneta per la Zecca italiana. Proseguendo, compare sulla strada Vellano, il capoluogo della Svizzera Pesciatina e un tempo rinomata località di villeggiatura; il paese sorge in posizione panoramica sulla valle del fiume Pescia. Proprio a Vellano si trova tuttora l’unica cava di pietra serena di tutta la provincia di Pistoia ancora oggi operativa: si tratta della Cava Nardini, dove si continua ad estrarre da più di cento anni questa pietra molto versatile ed a produrre con essa ogni tipo di manufatto, seguendo rigorosamente le tecniche di lavorazione tradizionali. Curioso anche il Museo Storico Etnografico del Minatore e del Cavatore, gestito da Publio Biagini, un abitante del paese, che espone in alcuni piccoli locali la sua collezione di arnesi da lavoro e minerali.

 

Nonostante tutto i paesi della Svizzera Pesciatina, un tempo molto popolati, sono andati incontro a un progressivo spopolamento, e visitandoli è tangibile il rischio che si trasformino in paesi-fantasma, dimenticati nonostante la loro bellezza. Resta però assodato il fatto che una visita a questa parte di territorio – certo non avaro di sorprese – può risultare molto interessante poiché in tal modo si ha l’occasione di comprendere quanto esso sia vario e caratteristico, nonché di fondamentale importanza per la comprensione nella sua totalità della storia della Valdinievole, rappresentando la Valleriana una parte integrante di essa, che quindi ne va a determinare sostanzialmente il suo assetto geografico e paesaggistico. Obbligatorio quindi mantenere alta l’attenzione e valorizzare territori come questi, per evitare che questa condizione di isolamento – che nei castelli della Valleriana ha contribuito a mantenere il loro aspetto originario e tutto il fascino che ne deriva – diventi un’arma a doppio taglio, gettando nell’oblio zone come queste, meritevoli senz’altro di ben altre attenzioni.

 

Clara Begliomini

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